Continua il digiuno di vittorie per il Cosenza. Anche ieri non è bastato il gol del momentaneo vantaggio di Baclet per portare a casa i 3 punti.

Ha compiuto più di 40 anni questa celebre canzone di Gianni Bella che vinse il Festivalbar nel lontano 1976. Nel testo l’autore, dopo aver lasciato la sua lei, la invita a non lasciarsi andare ma, passato un breve periodo, si rende conto di essere lui a sentirsi morire dentro. All’indomani del pareggio senza infamia e senza lode del Cosenza in quel di Pagani, è un pò l’invito che la tifoseria rossoblu vorrebbe fare ai giocatori silani. Diciamocela tutta, non è stata la prestazioni che gli sportivi cosentini si aspettavano dalla squadra dopo una settimana così tribolata. Nulla di condannabile per carità, il Cosenza ha giocato la sua onesta partita senza strafare nè demeritare, ma non si è vista quella voglia di rivalsa che era lecito attendersi e che si sperava. Un gruppo orgoglioso e sicuro dei propri mezzi avrebbe reagito con più veeemenza agli improperi e alle accuse scagliate nei suoi confronti.
Avrebbe dovuto fuoriuscire quel “facciamogliela vedere noi” o meglio “dimostriamogli che non siamo quelli che pensano“. La compagine di De Angelis ha provato a vincere la partita, ha avuto un paio di occasioni nella parte finale del match, il colpo di testa mandato clamorosamente a lato da Tedeschi avrebbe potuto cambiare le sorti dell’incontro. Quello che conta però è il risultato finale, lo sforzo profuso per conquistare una vittoria ormai smarrita non è stato sufficiente, si torna dallo stadio “M.Torre” con un punticino che smuove la classifica ma fa aumentare ancora una volta i rimpianti. Conquistando i 3 punti i lupi avrebbero riacciuffato il sesto posto, direttamente alle spalle della Virtus Francavilla, che non è più il caso di definire sorprendente.

Tutto è ancora in gioco perchè, lo si è capito bene, non c’è la Juventus di turno, non ci sono pronostici sicuri. Quante scommesse saranno saltate ieri per la debacle interna del Catania con il Melfi reduce da 10 sconfitte consecutive, per l’inaspettato tonfo del Matera in crisi sempre più nera sul campo del Catanzaro, o per la sconfitta esterna del Lecce sul campo scivoloso della terribile matricola Virtus Francavilla?
Stiamo assistendo ad uno tornei più equilibrati degli ultimi anni, il Cosenza deve ritrovare quella convinzione necessaria per conquistare punti e fiducia basilari per ridare slancio al proprio cammino e per dare un senso alle proprie ambizioni nelle dieci gare che restano prima dei playoff. Perchè l’obiettivo è giocarli questi benedetti playoff, vero? Ma giocarli da comparse, solo al fine di incamerare esperienza in virtù di programmi futuri, o disputarli provando con tutte le forze ad arrivare il più lontano possibile? Non è più il caso e il tempo di invocare un impeto di orgoglio in una squadra che pecca da questo punto di vista e dopo 28 giornate di campionato non potrà avvenire di sicuro una metamorfosi in positivo, sono già troppe le occasioni in cui avrebbe dovuto tirare fuori gli artigli e non l’ha fatto. Una cosa però è certa, non ci si può abbandonare agli eventi senza colpo ferire, non si deve e non si può morire dentro.
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