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“Nuova Provincia nella Sibaritide”: la posizione di Italia del Meridione

Le altissime temperature dei giorni scorsi, che cominciano ad avere una battuta d’arresto, hanno avuto sulla politica calabrese degli effetti straordinari di cui continueremo a godere a lungo.

Annalisa Alfano

È tornata in auge, tirata fuori dai cassetti e rispolverata dal Sindaco Stasi, la proposta della Nuova Provincia della Sibaritide che, oggi, diventa battaglia fondamentale per restituire dignità politica, istituzionale e territoriale ad una parte della provincia di Cosenza bistrattata dall’alta politica cosentina.

Proposta in qualche modo avallata da Dima di Fratelli d’Italia, nonostante il no categorico del Vicepresidente del gruppo Fdi alla Camera, On. Antoniozzi.

Di fronte alla carenza di servizi fondamentali quali sanità, infrastrutture, sicurezza e altro ancora, la panacea di tutti i mali è la creazione di una nuova Provincia per garantire risposte ed autonomia decisionale ad un territorio che vanta la presenza di una delle tre città più popolose della Calabria.

Ma perché incamminarsi in matasse ingarbugliate per la costituzione di una nuova provincia per la quale servirebbe, in primis, superare definitivamente la Delirio con la riforma da tutti i fronti politici desiderata ma, ancora, immotivatamente non attuata dal governo, e, successivamente, un procedimento legislativo ad hoc che richiederebbe lungaggini memorabili, quando il nostro Governo regionale ha già fornito la soluzione immediatamente applicabile?

Fusione dei comuni della Sibaritide per costituire uno dei più grandi Comuni del Sud Italia quale modello e sfida di nuova generazione politico- amministrativa, con un grande Sindaco ed un Consiglio comunale senza precedenti che portino avanti le istanze del territorio.

Perché, se si vogliono lanciare sfide agli avversari politici- o spararle grosse se si preferisce- bisogna farlo con stile o quanto meno su terreni concretamente percorribili. Ragion per cui la fusione dei comuni della Sibaritide, partendo magari da Cariati arrivando a Rocca imperiale, rappresenta, sicuramente, una ipotesi di facile realizzazione visto l’iter abbreviato con cui in Calabria è possibile estinguere comuni e formarne altri.

Alle nostre latitudini, quando si decide di alzare il tiro della sfida politica- in teoria per restituire valore ed importanza ai territori- invece di dibattiti pubblici, analisi politiche, progetti di fattibilità, tavoli permanenti di confronto, ormai, si va avanti a colpi di istituzioni di nuovi enti comunali e sovracomunali per mantenere primati basati sui numeri della popolazione.

La questione, non è tanto essere favorevoli o meno all’istituzione di una nuova Provincia ma, purtroppo, si tratta di superficialità e poca concretezza della politica calabrese, sempre più distante dalle reali esigenze dei territori.

Italia del Meridione da anni sta ponendo l’attenzione sul fallimento della Legge Delirio, invocando a gran voce il ritorno alle Province storiche, enti intermedi di fondamentale importanza.

Inutile anche solo avanzare l’ipotesi di una nuova Provincia se prima non vengono ripristinate le funzioni e i poteri di quelle già esistenti e, soprattutto, basta con la fantapolitica.

Si ritorni al confronto aperto, condiviso e partecipato, che parta realmente dal basso, che coinvolga cittadini, parti politiche e sociali, che stimoli la consapevolezza e la responsabilità dell’appartenenza ai propri territori.

In poche parole, si ritorni alla Politica.

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