La ricerca guidata dal prof. Marco Fazio analizza come lo sguardo del consumatore reagisce alla grafica delle bottiglie. Magliocchi: “Settore pronto ad anticipare i tempi con la ricerca”.
Quanto pesa l’etichetta nella scelta di una bottiglia di olio extravergine d’oliva? E, soprattutto, è possibile fare in modo che lo sguardo del consumatore si soffermi maggiormente sugli elementi capaci di comunicare l’origine e la qualità del prodotto?
A queste domande ha cercato di rispondere una ricerca dedicata all’Olio di Calabria IGP, realizzata nell’ambito delle attività del Consorzio per la Tutela e la Valorizzazione dell’Olio Extravergine di Oliva di Calabria IGP.
Il lavoro, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) nell’ambito del decreto ministeriale 11 luglio 2023, n. 361695, sarà presentato nell’ottobre 2026 alla 7th International Electronic Conference on Foods (Foods 2026), organizzata dalla rivista scientifica Foods del gruppo editoriale MDPI.
Un appuntamento internazionale che riunisce studiosi e professionisti impegnati sui temi dell’alimentazione, della ricerca sul consumatore, della sicurezza alimentare, dell’innovazione e del packaging. La ricerca è stata condotta dal prof. Marco Fazio, docente di Tecniche di neuromarketing all’Università della Calabria, insieme al gruppo di lavoro della società Thinking srl. L’obiettivo è stato quello di comprendere come la diversa disposizione degli elementi grafici possa modificare il modo in cui un consumatore osserva una confezione e riconosce i segnali legati alla qualità.
Per l’esperimento sono stati coinvolti 100 consumatori abituali di olio d’oliva, distribuiti tra un gruppo di controllo e uno sperimentale. Attraverso la tecnologia dell’eye-tracking, i partecipanti sono stati chiamati a osservare prima uno scaffale simulato e successivamente una singola bottiglia. Il confronto ha riguardato due differenti impostazioni dell’etichetta. Nella versione sperimentale sono stati ridimensionati alcuni elementi ritenuti visivamente predominanti, mentre hanno acquisito maggiore evidenza il logo, la denominazione del prodotto e il marchio IGP.
L’intervento ha quindi interessato soprattutto la gerarchia visiva dell’etichetta e il modo in cui le informazioni vengono intercettate dallo sguardo. I dati raccolti mostrano che anche interventi apparentemente semplici sulla composizione grafica possono modificare l’attenzione prestata dal consumatore agli elementi identificativi della qualità. In particolare, una maggiore evidenza attribuita al marchio IGP può contribuire a rendere più riconoscibile il valore dell’origine certificata. Il packaging assume così una funzione che va oltre quella puramente estetica.
L’etichetta diventa infatti uno strumento di comunicazione capace di accompagnare il consumatore nel momento della scelta e di trasferire informazioni in pochi secondi, soprattutto in un contesto competitivo come quello dello scaffale della grande distribuzione. Per il Consorzio, la ricerca rappresenta anche un investimento sulla capacità del comparto di confrontarsi con strumenti e metodologie innovative.
Un percorso sostenuto dal presidente Massimino Magliocchi, che ha posto ricerca, formazione e innovazione tra le direttrici dell’attività di promozione della filiera. «L’obiettivo, e la filosofia che guida questa linea di lavoro, è far sì che l’intero comparto sia sempre pronto ad affrontare le trasformazioni in corso e, quando possibile, ad anticipare i tempi, provando a essere precursori».
La presentazione dei risultati a Foods 2026 porta dunque un caso di studio calabrese all’interno di un confronto scientifico internazionale. Per l’Olio di Calabria IGP, la sfida non riguarda soltanto la qualità del prodotto, ma anche la capacità di comunicarla efficacemente, trasformando l’identità territoriale e la certificazione di origine in elementi immediatamente riconoscibili dal consumatore.

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