Dopo quanto emerso dalla relazione dei Ris, dalla quale si evince che il DNA trovato sulle tracce di terriccio rinvenuto sotto il corpo di Roberta Lanzino non corrisponde a quello dell’unico imputato Franco Sansone, il Pubblico Ministero ha chiesto l’assoluzione
La formula recita: “assoluzione per non aver commesso il fatto, perché la prova regina, non può essere confutata”. Questo chiede il Pubblico Ministero alla luce degli ultimi riscontri ufficiali. E allora rischia di rimanere ancora senza un colpevole, l’omicidio di Roberta Lanzino, a distanza di 27 anni da quel 26 di luglio del 1988, quando la ragazza venne violentata e poi uccisa mentre con il suo motorino si recava al mare.

I Pm della Procura di Paola, hanno dunque chiesto l’assoluzione per l’omicidio di Roberta Lanzino, ma per lo stesso imputato, Franco Sansone, hanno chiesto l’ergastolo per l’uccisione di Luigi Carbone, il pastore di Cerisano, vittima di lupara bianca, il 27 novembre di quello stesso 1988.
Il pubblico ministero della Procura di Paola, Sonia Nuzzo, ha chiesto l’ergastolo per Franco Sansone e per il padre Alfredo per l’omicidio Carbone e ha chiesto invece l’assoluzione per Remo Sansone. Il pm Nuzzo ha ricostruito i rapporti tra Sansone e Carbone e ha sottolineato che i due Sansone avrebbero ucciso Carbone perché voleva rivelare quello che sapeva relativamente al delitto del maresciallo della penitenziaria Francesco Sansone. Mentre la pubblica accusa ha chiesto l’assoluzione di Franco Sansone per l’omicidio di Roberta Lanzino.
Come sempre, in aula, i genitori di Roberta. La signora Matilde, madre della ragazza è stata sempre presente alle udienze per questo processo sulla morte della figlia, che sembra non dover finire mai, e che sembra ogni volta tutto da rifare.
Eppure ieri mattina in aula vi erano anche tanti ragazzi e diversi cittadini comuni, perché la morte di Roberta Lanzino, a distanza di così tanti anni, merita giustizia e merita anche che i riflettori restino sempre accesi.
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