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One man show, tutti stregati dal pragmatismo di Piero Braglia

A pochi giorni dall’importantissima sfida al “Via del Mare” di Lecce, in città ci si chiede se, dopo l’incoraggiante vittoria casalinga contro il Bisceglie, il Cosenza abbia o meno gettato le basi per risalire la china in campionato. La risposta a questo interrogativo necessita per sua intrinseca natura della c.d. prova del campo. Solo le prossime partite ci diranno se la cura Braglia avrà prodotto gli effetti sperati.

Intanto, quasi per indirizzare gli eventi futuri verso una per noi rosea prospettiva, non si può fare altro che pensare allo shock positivo per un ambiente fortemente depresso determinato dall’avvento di mister Braglia. Inutile girarci intorno, siamo consapevoli del fatto che dalle parti del “Marulla” stavolta sia giunto un tecnico con la “T” maiuscola, in grado di risollevare le sorti di quest’annata strana e potenzialmente pericolosa in cui siamo incappati. Tra le sue numerose qualità, quella che fin da subito ha colpito tutti di mister Braglia è il pragmatismo comunicativo. Non è una persona a cui piace filosofeggiare o, peggio, fare “vave”. Non è un instancabile intrattenitore o affabulatore di masse. Ma è un allenatore di grande esperienza e carisma, minimale nel modo di relazionarsi, soprattutto con gli addetti ai lavori.

Piero Braglia (photo IlCosenza.it)
Piero Braglia (photo IlCosenza.it)

L’impressione è che le liturgie del calcio, come le conferenze stampa col loro “blà blà blà”, non gli piacciano affatto. Anzi, sembra quasi che a Braglia il parlare oltre il necessario dia proprio fastidio e che non veda l’ora di finire le interviste quando per lui iniziano a protrarsi troppo nel tempo. Uno essenziale come lui “un pò perda tiampu appriassu ari chiacchiere”, soprattutto considerando che il momento delicato in cui versa il Cosenza richiederebbe senza dubbio poche parole e tanti fatti. Così, ogni occasione in cui Braglia è in primo piano diventa uno show “atipico”. Un ripudio costante del politically correct che da un lato fa impazzire i tifosi e dall’altro lato, probabilmente, fa storcere il naso al patriziato giornalistico cosentino, avvezzo ad un’interazione comunicativa ed ambientale in stile seminario dell’Unical.

Insomma, si può a pieno titolo inserire nel novero dei segnali confortanti di ripresa la comunicazione “bragliana”, fondata sull’irrilevanza degli eccessi teorici. Certo tutto ciò da solo non basta ma considerando le esperienze (anche) poco felici passate, caratterizzate da allenatori il cui pezzo forte era l’oratoria, non si può non guardare con ottimismo al prosieguo di questo campionato. Ovviamente, come recita un vecchio adagio, “con i se e con i ma non si fa la storia”.

Tuttavia, mi viene da pensare che se Guarascio, anziché scommettere su Fontana, avesse preso un allenatore esperto come Braglia fin dall’inizio dell’attuale stagione quantomeno non si sarebbe depauperato l’entusiasmo della piazza faticosamente ricostituitosi durante gli scorsi play off. Ma ora il passato non conta. Ci sono solo il presente da vivere ed il futuro da costruire. Il Cosenza approccia al prossimo arduo impegno pugliese rinfrancato nello spirito e finalmente (si spera) libero da disturbi psicologici da carenza di vittorie. Sosteniamolo!

Federico Perri, libero pensatore.

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