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Orientamento e numero chiuso all’Università: interviene De Luca

L’inizio del mese di Agosto rappresenta per tanti studenti anche l’inizio di un nuovo percorso. È infatti il mese in cui i neodiplomati si cimentano nelle domande di ammissione ai corsi di laurea universitari. Sono tante le preoccupazioni, i dubbi, le ansie che trovano posto attorno a questa importante scelta.

Francesco De Luca

L’avvio del percorso universitario inevitabilmente segna il passaggio nel mondo degli adulti, in un mondo in cui le scelte fatte oggi finiscono per determinare il proprio futuro. Ai neodiplomati vanno poi ad aggiungersi le migliaia di studenti di anno in anno alle prese con la preparazione a quelle prove selettive che in precedenza hanno precluso loro l’iscrizione ai corsi scelti.

In questo panorama avverto la necessità di una discussione produttiva che coinvolga tutto il mondo accademico, politico e di rappresentanza studentesca sul tema dell’orientamento universitario e dell’accesso ai corsi di laurea nelle università italiane. La formazione in Italia può e deve essere di eccellenza. È necessario però, oltre che un serio piano di investimenti sul sistema dell’istruzione, da troppi anni vittima di scelte politiche scellerate, anche un investimento sulla revisione dell’orientamento e delle modalità di accesso al sistema universitario.

Se da un lato infatti le carenti attività di orientamento contribuiscono al drastico aumento del numero di abbandoni nel primo anno di università, dall’altro, l’annosa questione dell’accesso programmato attraverso test selettivo costringe ogni anno tanti studenti determinati e meritevoli o a rimanere fuori dal sistema universitario o a dover ripiegare su seconde scelte, il più delle volte poco stimolanti per gli studenti stessi.

Un danno non solo per lo studente, ma anche per gli atenei che si ritrovano ad investire risorse senza che poi a queste corrisponda un guadagno in capitale umano professionale. Un sistema che rischia di paralizzarsi e le cui conseguenze non si limitano alla formazione, bensì finiscono per interessare anche la riduzione drastica delle figure professionali di cui la società ha bisogno. È ad esempio il caso del personale medico, sempre più carente a causa di un sistema di specializzazione che esclude ogni anno circa 2/3 dei laureati in medicina.

È in questo scenario che si provvederà nei prossimi mesi alla proclamazione dei nuovi eletti al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Credo che questo tema si presenti, insieme alla questione della ripartizione del fondo di finanziamento ordinario, come questione da affrontare con più urgenza all’interno del Cnsu. Dovrà essere compito della politica e delle istituzioni avviare con il nuovo Consiglio una discussione circa il superamento dei test di ingresso per i corsi di studio a numero chiuso. La nostra posizione è stata fin da subito chiara e netta, mossa dall’idea che studiare deve essere un diritto di tutti.

Sono contento e soddisfatto che oggi questa battaglia giunga, dopo tanto tempo, ad una definizione alla Camera dei Deputati dove, grazie alla proposta della deputata calabrese Enza Bruno Bossio, già presentata nella precedente legislatura, si sta proponendo lo svolgimento di una prova di verifica solo al termine del primo anno di corso ed esclusivamente sulla base del programma degli studi effettuati al fine di accertare l’attitudine alle discipline oggetto dei corsi.

Sarà ora compito del Miur e del parlamento passare ad una disamina oggettiva della situazione universitaria affinché, di concerto con gli organi di rappresentanza studentesca, si possa giungere alla soluzione migliore possibile per garantire agli studenti diritto allo studio, orientamento e formazione di qualità.

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