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Pacienza sul caso Altomonte: il paradosso dei cancelli sbarrati al Nuovo Cimitero

Un’ordinanza dei Commissari e una tabella Ufficiale si contraddicono: l’accesso ai defunti è vietato quasi tutta la settimana

di Francesco Pacienza

Altomonte, terra di storia, d’arte e… di cortocircuiti burocratici di altissimo livello. Se pensavate che morire fosse l’ultimo dei vostri problemi, non avete fatto i conti con la formidabile accoppiata tra un’ordinanza commissariale, una tabella degli orari fantasiosa e una selva di transenne arancioni. Benvenuti nel paradosso del Nuovo Cimitero, dove persino il diritto di visita ai defunti è regolato dalle leggi dell’assurdo.

Mettiamo in fila i fatti, giusto per non perdere il senno. A fine aprile, il Comune di Altomonte decide di normare l’accesso alla struttura con l’ordinanza n. 34/26. Il testo, sulla carta, parla chiaro: a causa dei lavori in corso, l’ingresso al Nuovo Cimitero è possibile solo il sabato pomeriggio, dalle 14:00 in poi, e la domenica per tutta la giornata. Un barlume di flessibilità fine-settimanale, pensato per permettere a parenti e congiunti di portare un fiore ai propri cari.

Ma siccome la mano destra della burocrazia ignora sistematicamente ciò che fa la sinistra, ecco spuntare dal cilindro municipale la Tabella Ufficiale degli “Orari di apertura e chiusura nuovo cimitero”. Un capolavoro di surrealismo amministrativo che, senza fornire la minima spiegazione logica, stabilisce un dogma incontrovertibile: la domenica e tutti i giorni festivi il cancello rimane sbarrato. Blindato.

Il risultato di questa mirabile architettura mentale è onestamente inaccettabile, per non dire grottesco: al nuovo cimitero non si accede da lunedì a sabato mattina perché ci sono i lavori; non si accede la domenica perché la tabella dice che è chiuso e nessuno va ad aprire il cancello. Quando si entra? Solo il sabato pomeriggio. Ma attenzione alla trappola: se il sabato cade in un giorno festivo, scatta il divieto e tutti a casa. I loculi del nuovo settore, in pratica, godono di un isolamento che persino il regime carcerario del 41-bis faticherebbe a eguagliare.

Il quadro, già di per sé degno di una sceneggiatura di Paolo Villaggio, si arricchisce di un dettaglio visivo che demolisce qualsiasi residuo di logica ordinatoriale. Come ben evidente nella foto dell’ingresso di via San Martino, l’accesso alla zona nuova è materialmente impossibile. Anche qualora il cittadino decidesse di presentarsi nel fatidico e unico sabato pomeriggio utile, si scontrerebbe contro la dura realtà di un’area di cantiere sbarrata, transennata e recintata. Il blocco è totale, dal lunedì alla domenica, senza sconti per i vivi né per i morti.

Ci troviamo davanti a loculi che sono letteralmente ostaggio della burocrazia; una burocrazia cieca che, ignorando la realtà empirica dei luoghi, cade in una flagrante e ridicola contraddizione con se stessa.

E qui casca l’asino, o meglio, l’istituzione. L’ordinanza porta la firma illustre dei Commissari Straordinari. Parliamo di figure inviate con il nobile e prioritario mandato di ripristinare la legalità, risanare i conti dell’ente, garantire i servizi essenziali e, soprattutto, riorganizzare la macchina amministrativa. Viene allora spontaneo domandarsi: riorganizzare la macchina amministrativa significa forse cambiare tutto per non cambiare niente? Perché, a guardare questo capolavoro di inefficienza, si ha la netta sensazione che gli uffici continuino a funzionare (o a non funzionare) esattamente nello stesso identico modo di prima. L’unica vera differenza tangibile rispetto al passato è che oggi, di fronte al medesimo caos, non c’è nemmeno più un assessore a cui andare a chiedere conto.

Intendiamoci, non che prima dell’avvento della gestione commissariale le cose ad Altomonte funzionassero con la precisione di un cronografo svizzero. Tutt’altro. Ma almeno, nella vecchia, bistrattata e ruspante politica locale, c’era un assessore in carne e ossa, un consigliere di riferimento a cui andare a “rompere le scatole” sul marciapiede o sotto il municipio per cercare di risolvere simili problemi fantozziani. Oggi il cittadino si trova davanti a un muro di gomma.

Una domanda sorge spontanea e meriterebbe una risposta pubblica: l’Ufficio Tecnico che ha provveduto a stilare la tabella degli orari di accesso, si è preso la briga di leggere l’ordinanza dei superiori Commissari? E, cosa ancora più importante, qualcuno ha mai aperto la finestra del proprio ufficio per accorgersi che l’accesso da via San Martino è fisicamente impedito da reti e transenne di cantiere?

Nell’attesa che qualcuno si desti dal sonno burocratico, ad Altomonte l’eterno riposo è diventato a tempo determinato: un paio d’ore il sabato, transenne permettendo.

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