Intervista di Vincenzo Campanella a Lara Meccico
Lara è stata una bella soddisfazione vincere lo scudetto e diventare la numero uno in Italia, soprattutto per il fatto che sei cosentina e per Cosenza è un vanto avere un’atleta come te.
Sì, è stata una grande gioia, anche perché è arrivata dopo due anni che ho iniziato a praticare questo sport. Quindi considerando le tempistiche è stato un successo enorme.
Tu provieni dal tennis per poi avvicinarti al padel un paio d’anni fa, sei stata allenata dal maestro Funari e ti sei avvicinata grazie a un’amica che ti ha invitato a giocare, come è stato il tuo percorso?
Provengo dal tennis, successivamente sono andata con un’amica che mi invitava alle partitelle di padel e me ne sono innamorata. Dopodiché quando sono ritornata definitivamente in Italia dagli Stati Uniti, ho deciso di partire dalla serie D e ho fatto tutta la trafila.

Quindi chi viene dal Tennis è più avvantaggiato nella pratica di questo sport?
Direi il contrario, è meglio nascere padelista.
Ma secondo te perché il padel diverte così tanto? Magari siccome rispetto al tennis la palla ti arriva più spesso ci si entusiasma di più.
In parte hai ragione, a livello amatoriale il padel è più semplice rispetto al tennis, ed è anche più aggregante. Poi il campo è più piccolo e non c’è il servizio, che è la cosa più difficile. In più dopo qualche mese si può iniziare a fare partite, mentre nel Tennis bisogna aspettare di più.
Tu speri di giocare più partite all’estero? E’ questo il tuo prossimo obiettivo?
Certamente, voglio giocare più partite internazionali. Essendo mamma mi viene difficile, però ci proverò con molta determinazione.
Ti sei allenata con Gemma Triay, la più forte del mondo, come è stato confrontarti con una campionessa di quel livello?
Sicuramente è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere, stare con giocatrici del genere ti forma. Soprattutto notare come si muovono fuori dal campo e tutte le accortezze che hanno. Gemma ha una mentalità molto seria, è un robot. Non sgarra mai col mangiare, si riscalda perfettamente, è una vera professionista.
Come vedi la situazione del padel in Italia? E quali sono i paesi che hanno la maggiore tradizione?
Le italiane vanno molto bene, nel senso che abbiamo cinque o sei padeliste che sono nella classifica mondiale delle prime cinquanta al mondo. Per gli uomini si sente ancora il divario con gli argentini e spagnoli, perché l’Argentina e la Spagna hanno la maggiore tradizione. Probabilmente ci vorrà un’altra generazione per riuscire a colmare questa differenza. Non ci dimentichiamo che il padel si gioca molto nelle grandi città, come Roma, Milano etc. Però alla fine la Calabria si sta muovendo bene e sta crescendo, di campi ce ne sono parecchi. Bisogna investire di più sui ragazzi.
Ecco, magari in futuro dopo che avrai terminato la tua carriera, potrai dedicarti esclusivamente all’insegnamento di questa disciplina. Tu sei già un insegnante, ma ti dividi con l’attività agonistica, in futuro pensi di farlo a tempo pieno?
Sì, attualmente lo faccio saltuariamente. Però un giorno, quando deciderò di smettere di giocare, sicuramente vedrò di iniziare a fare la maestra al 100%. Sperò con i giovani, perché sono più stimolanti rispetto agli adulti. In futuro si vedrà.
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