Parla di come ha vissuto gli ultimi dieci anni Padre Fedele, che ha visto la sua vita suddivisa tra voci infamanti e ingiustizie ricevute, tempo che, all’alba degli 80 anni, non tornerà più indietro
Padre Fedele dal 2006 si è visto rivolto ingiustamente l’accusa di aver stuprato una suora. Soltanto dopo dieci anni dalla voce infamante la Cassazione ha assolto definitivamente il francescano che, all’alba degli 80 anni, rivolge uno sguardo amareggiato al passato. Dieci anni di ingiustizie e verità che giungono a galla troppo tardi; l’interrogativo che attanaglia Padre Fedele è: “Dopo 10 anni di incubo la Cassazione mi ha assolto. Ma ora chi pagherà?”

Padre Fedele Bisceglia, dichiara infatti in un’intervista rilasciata a IlGiornale.it, che avrebbe preferito morire con un colpo di lupara piuttosto che essere vittima di una tortura psicologica durata dal 2006 al 2016. Parla infatti dell’epopea vissuta come un vero martirio, considerato il fatto che la sua estraneità ai fatti poteva emergere fin dall’inizio.
E così dopo dieci anni dal misfatto Padre Fedele può conferire la propria versione dei fatti senza il compromesso della legge che per lungo tempo non ha trovato risposta. Le incongruenze, le perplessità e l’episodio, come dichiara Fra’ Bisceglia, devono essere stato frutto della manovra di qualcuno che ha spinto la suora a dichiarare e confermare il falso. Manovrata, dichiara, dalla chiesa, dai giudici e da chissà di altro. Una teoria forte, dunque, quella che il francescano illustra che trova terreno fertile nel fatto che il sacerdozio come missione al servizio dei poveri non è sempre visto di buon occhio. Dunque, la missione del frate potrebbe rappresentare la causa scatenante della voce sullo stupro.
Sulla teoria però dichiara anche di non averne prove, si tratta quindi di un’idea che il padre ha avuto modo di ponderane in questi dieci anni di reclusione suddivisi tra il carcere e i domiciliari in un monastero isolato. Quando parla della suora che lo ha accusato Padre Fedele dichiara di averla già perdonata mentre sui giudici appare irremovibile e risponde con un lapidario “no, loro non li perdono. Dovevano scagionarmi subito. Contro di me non c’era nulla. Ma i giudici si sentivano Dio. Ora chi pagherà per i loro sbagli?”.
La giustizia, infatti, oltre a far emergere troppo tardi la verità ha proibito al frate di dire la messa e di impartire i sacramenti. Una decisione che ha spinto il francescano a scrivere al Papa nel tentativo di riacquistare la gioia di celebrare l’eucarestia.
Un decennio movimentato e non privo di difficoltà, dunque, quello vissuto da Padre Fedele che rivela l’ancora di salvezza nei momenti più bui: il ricordo della madre, donna religiosa scomparsa all’età di 33 anni, quando il francescano ne aveva appena 5. “Mi baciava sulla guancia – dichiara a IlGiornale.it – e mi diceva che così avrei sentito l’alito dell’amore di Gesù”.
Una recente decisione del primo cittadino di Cosenza Mario Occhiuto è stata quella di promuovere il sacerdote assessore alla povertà, una decisione che, come dichiara Padre Fedele, cambia formalmente il proprio operato ma non la propria indole: “sono 60 anni che io mi occupo dei poveri. La mia vita non cambia dopo questa nomina”. Sull’azione politica il francescano dichiara di voler azzerare il numero di persone che rovistano nei rifiuti per mangiare e che non hanno un posto dove dormire. Per quanto concerne il guadagno invece dichiara con fermezza che sarà tutto devoluto ai bisognosi.
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