Tra antichi forni, profumo di pane e desiderio di futuro, il borgo di Macchia di Casali del Manco celebra le proprie radici e immagina nuove possibilità di rinascita.
Il 28 giugno, tra i vicoli di Macchia, antico borgo dei Casali del Manco, tornerà a vivere una delle tradizioni più profonde e universali dell’umanità: quella del pane.
La IV edizione di “Pane & Fantasia”, promossa dall’Associazione culturale M.A.B. – Macchia Antico Borgo, sarà un viaggio nella memoria, nella cultura e nell’identità di una comunità che custodisce gelosamente il valore delle proprie radici.
Macchia non è un luogo qualunque. È uno di quei borghi in cui il tempo sembra procedere con passo più lento, dove ogni pietra racconta una storia e ogni vicolo conserva l’eco delle generazioni che lo hanno abitato. Frazione storica di Casali del Manco, affonda le proprie origini nei più antichi “casali” della Presila cosentina, comunità nate intorno all’anno Mille e capaci di mantenere nei secoli una forte identità culturale.
Chi arriva a Macchia ha l’impressione di entrare in una dimensione sospesa: il profilo delle antiche abitazioni, la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo, gli scorci che si aprono improvvisi sulla valle e il silenzio che avvolge il borgo restituiscono la sensazione di un luogo dell’anima. Non a caso, più volte è stato definito un borgo “antico e suggestivo”, capace di lasciare un segno profondo in chi lo visita. Adagiata tra le colline della Presila cosentina, questa antica comunità conserva ancora il fascino dei paesi di una volta: forni storici, piazzette raccolte, case che si stringono le une alle altre come per proteggere una memoria condivisa.
Quando il sole cala dietro i tetti e la pietra assume il colore del miele, Macchia sembra raccontare silenziosamente le sue storie più antiche. Storie di contadini, di famiglie riunite attorno al focolare, di pane impastato all’alba e condiviso come un bene prezioso.
In questo scenario prende vita il lavoro dell’Associazione M.A.B., nata proprio con l’intento di custodire e valorizzare il patrimonio storico, culturale e umano di Macchia. Il nome stesso – Macchia Antico Borgo – è una dichiarazione d’amore verso il paese e la sua memoria collettiva. Eventi come “Pane & Fantasia” rappresentano la traduzione concreta di questa missione: fare cultura partendo dalle tradizioni, trasformando il passato in esperienza viva e condivisa.
Eppure, come tanti paesi dell’entroterra calabrese, anche Macchia conosce la fragilità del presente. Le partenze che hanno segnato gli ultimi decenni hanno lasciato vuoti difficili da colmare. Molte case custodiscono ricordi più che presenze, molti vicoli attendono ancora il ritorno di passi familiari.
Ma proprio in questa apparente fragilità si nasconde una straordinaria forza.
Manifestazioni come Pane & Fantasia rappresentano un modo per riaccendere i luoghi, per restituire loro una nuova luce, per gridare al mondo che essi esistono e aspettano soltanto di tornare a vivere. Sono occasioni capaci di attirare attenzione, di generare incontri, di suscitare curiosità e appartenenza. Negli ultimi anni è emersa una parola nuova, o forse antica quanto il desiderio umano di appartenere a un luogo: “restanza”. Lo scrittore e antropologo calabrese Vito Teti la descrive come la scelta coraggiosa di chi decide di restare, di custodire e reinventare il proprio paese senza arrendersi all’abbandono. Accanto alla “restanza” c’è poi la “tornanza”, il ritorno di chi, dopo essere partito, sente il richiamo delle proprie radici e sceglie di tornare, portando nuove energie, competenze e visioni.
In fondo, ogni iniziativa che restituisce vita ai luoghi alimenta entrambe queste possibilità.
Ma ritorniamo alla festa del pane,
protagonista della giornata del 28 Giugno.
Pochi alimenti possiedono una storia tanto antica e simbolica. Dall’Egitto dei faraoni alle tavole della Grecia classica, dalle tradizioni contadine del Mediterraneo fino al significato spirituale assunto nella cultura cristiana, il pane accompagna da millenni il cammino dell’uomo.
È il simbolo del lavoro e dell’attesa, della trasformazione e della condivisione.
Pablo Neruda scriveva:
«Il pane ha per tutti una forma di sole.»
E davvero il pane assomiglia al sole: semplice e indispensabile, capace di illuminare la vita quotidiana e di unire le persone attorno alla stessa tavola.
Anche in Calabria il pane è sempre stato il centro della vita familiare, il risultato di saperi tramandati, di forni accesi all’alba, di mani esperte che trasformavano la farina in nutrimento e identità.
La manifestazione prenderà avvio alle ore 10:00 con la prima infornata al Forno di Lucia, un rito antico che continua a ripetersi nel tempo conservando intatto il proprio fascino.
Alle 16:00, presso la Biblioteca Gullo, si terrà l’incontro con la Camera Penale Fausto Gullo, momento di approfondimento e confronto culturale.
Dalle 17:00 il borgo entrerà nel vivo della festa con l’accoglienza affidata ai Tamburi di Sant’Andrea Apostolo, che accompagneranno i visitatori tra le stradine di Macchia.
Seguirà la visita guidata agli antichi forni del paese, una riflessione sul pane e sui suoi metodi di produzione, la degustazione di pane e sfizi della tradizione e uno showcooking dedicato al pane artigianale, affiancato da laboratori pensati per i più piccoli.
La serata proseguirà alle 20:00 con l’intrattenimento musicale dei Luma Waves, mentre aprirà lo stand gastronomico curato da Massimo Morrone, trasformando il borgo in una grande piazza di convivialità.
Alla fine, forse, “Pane & Fantasia” parla proprio di questo: del bisogno di ritrovare il significato profondo dei luoghi che abitiamo.
Viene allora naturale pensare alle parole di Cesare Pavese:
«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.»
Il 28 giugno Macchia aprirà le sue porte a chi vorrà lasciarsi guidare dal profumo del pane e dalla bellezza di una comunità che continua a credere nel valore della propria storia.
Perché ogni pagnotta custodisce una memoria. E ogni borgo che sceglie di raccontarsi continua, ostinatamente e magnificamente, a immaginare il proprio futuro.
E così a Macchia ogni forno riacceso, ogni vicolo attraversato dai visitatori, ogni storia raccontata durante la manifestazione sarà un piccolo atto di resistenza culturale. Sarà il segno che il borgo è una comunità che continua a riconoscersi e a immaginare il proprio futuro.
Per una sera, Macchia diventerà un esempio. Dimostrerà che la valorizzazione delle tradizioni può trasformarsi in occasione di incontro, di sviluppo e di rinascita. E suggerirà ad altri borghi calabresi che la memoria lungi dall’essere un rifugio nel passato, è una risorsa da cui ripartire.
Forse sarà proprio questo il messaggio più bello della manifestazione: come il lievito che lavora lentamente nell’impasto, anche il futuro dei piccoli paesi nasce da gesti pazienti, dalla cura quotidiana e dalla capacità di credere che ciò che sembra piccolo possa ancora crescere.
Perché un borgo vive finché qualcuno continua a raccontarlo, ad abitarlo e ad amarlo.

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