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Parthenope, quando una donna è condannata dalla sua bellezza

Quando ti innamori di Parthenope devi mettere in conto che non è’ facile dimenticarla. Perché ti entra dentro l’anima e te la spacca. Poi se tutto questo succede a Napoli diventa un disastro. In quella Napoli raccontata da Sorrentino attraverso una Parthenope condannata dalla sua bellezza.

Parthenope

Lei è nata nel mare in quello stesso mare che ha visto la sua prima estate matta con quel viaggio a Capri senza soldi ma con occhi sognanti e pieni d’amore. Con il primo amore della sua vita e con un fratello troppo fragile e sensibile per continuare a vivere. Sorrentino si conferma un genio. La sua pellicola si sviluppa attraverso gli occhi di una donna che sono fatti per “ vedere”.

Vedere una vita che passa così in fretta da non riuscire a fermare nulla. Nemmeno quel primo amore che decide di fare le valigie e andare via da Napoli perche lei e’ imprendibile, ma lo e’ stata anche per i potenti. Quegli uomini ricchi e vuoti che non riescono a trasmettere quelle emozioni che le insegue attraverso la mente. Parthenope taglia a fette la Napoli di San Gennaro con una chiesa che nel film e’ più vicina alle tenebre che al paradiso.

E vede la Napoli prepotente e povera nello stesso tempo. Ma negli occhi resta quel mare e nel cuore la malinconia di non aver posato la sua bocca in quell’amore semplice e apprezzato soltanto quando la vita le aveva consegnato un magone infinito difficile da scrollare. Da Napoli si cerca di scappare ma poi si ritorna sempre. Un film che lascia il segno: intenso, colorato e esagerato.

Come solo lui sa fare. Da rivedere perché nei film di Sorrentino vincono i dettagli. E i dettagli non li acchiappi alla prima visione.

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