Di Anna Maria Ventura
Con il romanzo Postcard Erminia Barca, docente, poetessa e scrittrice calabrese, ci consegna una narrazione intima e profonda che affonda le radici nella memoria personale e collettiva. Laureata in Lettere e appassionata di storia e poesia, Barca ha sempre coltivato una scrittura sensibile ai temi sociali e alla condizione femminile. Con questo libro dà voce a una figura femminile della sua famiglia, la nonna materna, scomparsa troppo presto, e attraverso di lei ricostruisce il mondo dimenticato delle donne del Sud, degli emigranti, dei paesi calabresi tra le due guerre.
La presentazione di Postcard si terrà mercoledì 3 luglio 2025, alle ore 18:00, presso la Biblioteca Gullo di Macchia di Casali del Manco, nell’ambito della rassegna “Conversazioni a Macchia”.
Il libro nasce da un unico oggetto tangibile: una cartolina inviata negli anni ’30 a parenti emigrati negli Stati Uniti, che ritrae i giovani promessi sposi Antonietta e Giovanni. Di Antonietta, la nonna dell’autrice, rimane solo quell’immagine: morì infatti a soli 25 anni, in seguito a conseguenze post partum, lasciando orfana una neonata che sarà cresciuta dai nonni paterni. È da questo frammento che Barca tesse la trama di un romanzo denso e lirico, che è al tempo stesso storia d’amore, narrazione che unisce memoria famigliare, racconto sociale e dimensione storica.
L’ambientazione è il paese di Pedace, nel cuore della Calabria, nella provincia di Cosenza. Barca restituisce con delicatezza e precisione la vita nei piccoli centri rurali, nella prima metà del ‘900: la povertà dignitosa, i riti quotidiani, il legame profondo con la terra di una popolazione, in prevalenza contadina, i silenzi familiari. Particolarmente suggestiva è la descrizione della casa costruita dalla giovane coppia: uno spazio semplice e immerso nella natura, tra ulivi, pietre antiche e luce cruda. Una Calabria “bella e amara”,è quella che il libro rimanda, dove il paesaggio naturale si specchia nella durezza della vita. Terra di luce e fatica, dove ogni emozione è trattenuta, ogni felicità precaria.
Il libro è anche un omaggio alle tante donne calabresi della prima metà del Novecento, spesso analfabete, spose giovanissime, madri senza scelta. Donne che hanno sostenuto famiglie intere nell’ombra, senza mai poter raccontare la propria storia. Con Antonietta, e con la figlia costretta a diventare adulta troppo presto, Barca ci consegna un racconto potente sulla trasmissione del dolore e sulla resilienza femminile.
Nel cuore del racconto emerge anche il peso dell’arretratezza culturale, che segnava la vita delle classi popolari e delle donne in particolar modo, soprattutto nei momenti più critici come il parto. In assenza di assistenza medica, le partorienti si affidavano a donne che avevano solo esperienza pratica e, spesso, a usanze tramandate oralmente, prive di fondamento scientifico.

Il caso di Antonietta è emblematico: la madre, secondo una pratica consolidata, le fece bere una pozione, fatta con l’estratto di una placenta appena espulsa, convinta che ciò avrebbe favorito la montata lattea. Ma quel liquido ingerito, provocò una febbre altissima, che in poco più di un mese la condusse alla morte.
Erminia Barca si interroga: fu quell’antica usanza la causa della tragedia, o si trattò di una febbre puerperale, diffusissima all’epoca? La medicina ci dice che tale patologia, un’infezione post-parto legata a scarse condizioni igieniche, era tra le principali cause di mortalità materna, soprattutto in aree rurali, prive di medici e farmaci adeguati.
L’amore del marito non bastò a strapparla alla morte: nemmeno pensò di farla curare da uno specialista, forse frenato dal contesto culturale, forse dalla convinzione che il parto fosse un evento “domestico”, non medico. Postcard ci ricorda così che, in quei tempi, la povertà e l’ignoranza potevano essere letali tanto quanto la malattia stessa.
Ampio spazio, poi, nel romanzo è dedicato al fenomeno dell’emigrazione calabrese verso l’America, che coinvolse migliaia di famiglie del Sud. Barca descrive la durezza del lavoro, la perdita dell’identità, la nostalgia. L’America, terra promessa e crudele, è lo sfondo di una parte importante del romanzo. La postcard, da oggetto familiare, si trasforma in simbolo del distacco, del legame spezzato ma ancora vivo tra chi è rimasto e chi è partito.
Particolarità del libro è la presenza di alcuni componimenti poetici, uno in apertura, uno in chiusura e un altro a metà narrazione, che impreziosiscono il romanzo con un tono lirico e riflessivo. Non sono versi sparsi nel testo, ma momenti di respiro poetico che danno profondità emotiva alla narrazione e sottolineano il carattere elegiaco dell’opera nei momenti in cui la narrazione si fa intimista e personale. Non una decorazione, ma una chiave di lettura emotiva, che accompagna il lettore nel cuore profondo della vicenda. Sono versi misurati e carichi di emozione, che restituiscono un senso di continuità affettiva oltre la morte e il tempo.
Il pregio più evidente di Postcard è la sua struttura narrativa a doppio binario: accanto alla linea emotiva e autobiografica, che segue i sentimenti, le assenze, i silenzi familiari, scorre una narrazione storico-sociale, che amplia la vicenda personale e la contestualizza dentro una realtà più vasta.
In queste pagine, Erminia Barca cambia registro: il tono si fa più asciutto, il lessico preciso, documentato. L’autrice attinge a fonti storiche, statistiche, testimonianze, ricostruendo con rigore il tessuto sociale della Calabria tra le due guerre: la miseria del mondo agricolo, le dinamiche dell’emigrazione, il ruolo delle donne nella famiglia e nella comunità. In questi passaggi, Barca veste i panni di una storica che analizza, spiega, collega dati e vissuti collettivi, offrendo al lettore una chiave di lettura indispensabile per comprendere a fondo non solo una singola vita, ma un’intera generazione dimenticata.
Postcard è un romanzo che colpisce per profondità, autenticità e umanità. Erminia Barca racconta una storia vera, ma la sua scrittura riesce a trascendere il dato biografico per diventare racconto collettivo: della Calabria, del Novecento, delle donne, dell’amore e della perdita.
Una storia locale che si fa universale, toccando corde, che appartengono a tutti.
Un libro da leggere per capire come si costruisce la memoria, anche quando resta solo una fotografia. E per ricordare chi, come Antonietta, non ha avuto il tempo di raccontarsi, ma che oggi, grazie a parole amorevoli e giuste, può finalmente essere ascoltata.
Un’opera che restituisce voce a tante donne e luce a chi è rimasto nell’ombra. Una cartolina che, pur sbiadita dal tempo, continua a raccontare l’amore, la memoria, le radici, la storia.
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