Conclusa la XXVII edizione: premio narrativa a Duramadre e poesia a La mappa del dolore. Riconoscimenti alla carriera e menzione speciale a Florindo Rubbettino.
Di Olinda Suriano
Ventisette anni di storia, di libri, di autori e di incontri. Ventisette anni nei quali il Premio Letterario “Città di Amantea” è diventato un appuntamento capace di unire cultura, territorio e comunità. La XXVII edizione si è conclusa con una serata intensa e partecipata, nel segno della qualità letteraria e della valorizzazione di chi, attraverso la scrittura e l’impegno culturale, contribuisce a costruire una società più consapevole.
A conquistare il primo posto nella Sezione A – Narrativa e Saggistica è stata Erica Cassano con Duramadre, pubblicato da Garzanti nel 2026. Un’opera che ha convinto la Commissione per la forza della scrittura e per la profondità del tema affrontato, distinguendosi in una rosa di finalisti di grande prestigio.
Sul podio della Sezione B – Poesia, invece, è salito Alessio Vailati, autore de La mappa del dolore, pubblicato da Il Ramo e la Foglia Edizioni nel 2025. Una raccolta capace di trasformare il dolore in una geografia intima e, al tempo stesso, universale, attraverso una poesia essenziale e incisiva.
Ai due vincitori è stato assegnato il prestigioso Trofeo-Scultura “La Petra”, simbolo stesso del Premio e metafora di un percorso culturale che affonda le proprie radici nel territorio per guardare, con coraggio, verso il futuro.
Una finale di grande qualità
Particolarmente significativa la qualità delle opere arrivate in finale nella sezione dedicata alla narrativa e alla saggistica. Accanto a Duramadre di Erica Cassano, erano infatti in gara Il legame covalente di Massimiliano Smeriglio, edito da Mondadori nel 2026; Dimmi che sei stata felice di Maria Grazia Calandrone, pubblicato da Einaudi nel 2026; La seminatrice di coraggio di Antonella Desirée Giuffrè, per TEA Libri, 2026; e Tutto il mio folle amore di Francesco Carofiglio, pubblicato da Garzanti nel 2025.
Anche la sezione poesia ha proposto una rosa di finalisti di assoluto valore: Grate alle finestre di Antonio Sambiase, Edizioni Dialoghi, 2025; Incantesimi di Leonardo Lastilla, GPM Edizioni, 2025; e Il sesto giorno Dio creò gli uomini di Clementina Principe, Pensiero Creativo Editore, 2025.
Una pluralità di voci e sensibilità che conferma la vitalità del panorama letterario contemporaneo e la capacità del Premio di intercettare autori e opere di particolare interesse.
I premi alla carriera
La serata ha riservato inoltre un momento speciale a tre personalità che hanno dedicato il proprio percorso alla cultura e al territorio. I Premi alla carriera sono stati assegnati a Daniela Grandinetti, Antonello Savaglio e Mauro Vasta, indicati come esempi di passione, dedizione e impegno culturale.
Un riconoscimento che va oltre il singolo risultato e che intende valorizzare il lavoro quotidiano di chi contribuisce, spesso lontano dai riflettori, alla crescita culturale della comunità.
Il riconoscimento a Florindo Rubbettino
Particolare rilievo ha assunto anche il riconoscimento del Premio “Città di Amantea” a Florindo Rubbettino, editore calabrese da decenni impegnato nella promozione del libro, del pensiero critico e della cultura del territorio.
La scelta assume un valore simbolico importante: premiare un editore significa infatti riconoscere il ruolo dell’editoria come presidio di libertà, confronto e circolazione delle idee, ma anche come strumento attraverso il quale una terra può raccontarsi e dialogare con il resto del Paese.
La cultura come servizio alla comunità
Nel corso della serata è stato ribadito il significato più profondo del Premio. Non soltanto una competizione letteraria, ma un luogo di incontro tra autori, lettori, editori e territorio.
Un progetto culturale che, dopo ventisette edizioni, continua a rinnovare la propria vocazione e a costruire ponti attraverso i libri.
Un risultato reso possibile dall’impegno della Commissione del Premio – Salvatore Basso, Ortensia Barone, Andrea Cicero, Maria Rosaria Crocco, Raffaele Antonio Di Leo, Carmela Dromì, Rosaria Mazza, Alessandro Morelli e Olinda Suriano – e dalla collaborazione dei soci Rotary e Interact, degli editori e del pubblico che ha partecipato alla serata.
E proprio La Petra, il trofeo che accompagna i vincitori, diventa la metafora più efficace per raccontare il futuro del Premio. Le sue radici ricordano da dove si viene; i sette gradini invitano invece a continuare a salire.
«Solo i primi due sono consumati. Sugli altri, bisogna avere il coraggio di inerpicarsi».
È questo, in fondo, l’augurio che accompagna la conclusione della XXVII edizione: custodire le radici, senza smettere di cercare nuove strade.
Ad Amantea, dunque, la cultura dà appuntamento al prossimo anno. Con la XXVIII edizione del Premio Letterario “Città di Amantea”, per continuare a salire, un gradino alla volta.

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