Dalla Piana di Sibari a Caulonia, da Siderno a Calopezzati, Riccardo Iacona attraversa i luoghi più fragili della Calabria insieme al geologo Carlo Tansi, ricostruendo anni di emergenze, opere incompiute e risorse rimaste bloccate
Di Elvira Sangineto
C’è una direzione lungo la quale si muove il viaggio del giornalista Riccardo Iacona e della squadra di Presa Diretta, nella prima puntata della nuova stagione, andata in onda su Rai 3 il 13 settembre. Un viaggio che parte dai recenti cicloni che hanno colpito la Calabria tra il 19 gennaio e il 14 febbraio e che, attraverso fiumi, frane e coste divorate dal mare, porta in superficie una domanda tanto semplice quanto difficile da ignorare: che cosa succede alla prevenzione quando l’emergenza diventa la regola?
Il racconto ha messo a nudo una verità scomoda: in Calabria i soldi per mettere in sicurezza il territorio ci sono sempre stati, ma sono rimasti per anni imprigionati in un labirinto di rinvii, ricorsi e perizie mai diventate cantiere.
L’occhio dell’inchiesta si posa per primo sulla Piana di Sibari, il polmone agricolo della regione bagnato dal fiume Crati. Qui l’impatto dei cicloni si calcola soprattutto nel futuro azzerato delle aziende.
«Tremila ettari finiti sotto tre metri d’acqua», denunciano i volontari del comitato I guardiani del Crati. «L’acqua è rimasta stagnante per quindici giorni: interi agrumeti stanno morendo per asfissia e ora dovranno essere tutti estirpati».
Qui, le esondazioni sono una routine drammatica dal 2008. I Guardiani del Crati raccontano di stalle sommerse, case distrutte, trattori trasformati in mezzi di soccorso per salvare animali, interventi eseguiti sempre e solo in urgenza. E ancora, il ricordo delle urla di un bambino salvato durante l’alluvione del 2018.
E poi quello legato ai finanziamenti che negli anni avrebbero dovuto consentire interventi sul fiume e sulla sua foce. Nel 2018, raccontano, erano stati intercettati 8 milioni di euro del Patto del Sud e altri 8 milioni destinati alla pulizia della foce. Lavori che non sono mai stati avviati e soldi mai spesi.
I volontari mostrano al giornalista l’ultimo intervento fatto nel punto in cui il fiume aveva tracimato nel 2018. Nel 2026 è lo stesso.
Ad accompagnare Iacona per tutto il percorso, è Carlo Tansi, geologo, ricercatore del CNR e già direttore della Protezione Civile Regione Calabria.
“Gli argini – spiega Tansi – hanno più di cent’anni. Sono stati costruiti in terra, senza uno scheletro, quindi particolarmente cedevoli. Oltre a sistemarli, si dovrebbe dragare il letto del fiume che, alluvione dopo alluvione, è diventato sempre più alto. Alla foce si è creato un tappo, poichè il materiale accumulato è ormai così tanto che il Crati non ha più la forza di portare tutto a mare”, afferma Tansi.
Il geologo ricorda inoltre che tra il 2000 e il 2013 sono stati censiti ben 27 eventi alluvionali.
E c’è una frase che accompagna tutta la ricostruzione: in Calabria si lavora soprattutto in emergenza.
«Se si lavorasse in prevenzione, il costo dell’emergenza verrebbe abbattuto in quello netto, in modo strutturale», sostiene il geologo.
La memoria torna al 18 gennaio 2013.
Quel giorno il Crati esondò e l’acqua e il fango invasero gli scavi archeologici di Sibari.
La Procura della Repubblica di Castrovillari, guidata allora dal Procuratore Eugenio Facciolla, aprì un’inchiesta e Tansi, da consulente tecnico, realizzò una perizia certosina. Le indagini misero in luce le cause e le responsabilità di quell’alluvione e furono indagate circa 200 persone, ma il processo è finito inghiottito dalla prescrizione.
Facciolla, intervistato da Iacona, torna sulla vicenda e osserva: «In questo Paese purtroppo i reati ambientali si espongono a prescrizione molto breve e nella maggior parte dei casi nessuno paga».
Cronologia dei finanziamenti
Eppure, nella ricostruzione proposta da Presa Diretta, le risorse per intervenire ci sarebbero state. A tal proposito, Iacona mostra come nel novembre 2010 la Regione Calabria avrebbe approvato un accordo di programma per la mitigazione del rischio idrogeologico. Dei 220 milioni di euro, quattro erano destinati al Crati. Era la stagione della presidenza regionale di Giuseppe Scopelliti.
Intanto, nel 2014, subentra alla Presidenza il centrosinistra di Gerardo Mario Oliverio. Carmelo Gallo, che all’epoca era soggetto attuatore, racconta che i quattro milioni destinati al Crati furono spesi in due anni e che la programmazione proseguì tanto che nel Patto del Sud del 2018 furono previsti altri 15 milioni. Soldi che la regione Calabria ha cominciato a spendere solo nel 2025, a sette anni di distanza quando la giunta Occhiuto in ottobre riesce a consegnare un cantiere sul Crati dal valore di 7,8 milioni di euro.
«Andremo in appalto integrato con un ulteriore intervento finanziato dal Ministero per altri cinque milioni e mezzo, ma è poca roba. Il Crati avrebbe bisogno di un intervento strutturale», afferma l’attuale soggetto attuatore regionale per il contrasto al dissesto idrogeologico, Giuseppe Nardi.
Intanto gli amministratori del territorio, come Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, città colpita da un alluvione il 12 agosto 2015, denunciano di aver inviato per anni solleciti mensili per sbloccare i fondi fermi, rimanendo del tutto inascoltati.
Il movimento franoso che minaccia Caulonia
A Caulonia una frana con un fronte di circa 600 metri minaccia una parte del paese. Il ciclone Harry ha allargato ulteriormente il movimento franoso.
«Rischio crollo inarrestabile, siamo veramente disperati», dice il sindaco Francesco Cagliuso.
Anche qui, però, l’emergenza non nasce nel 2026. I lavori di messa in sicurezza vanno avanti da circa quindici anni.
Iacona mostra i contrafforti di cemento costruiti per contenere la montagna: uno è crollato, l’altro sta cedendo. I tiranti non hanno retto.
«Ricordo di aver visto questi tiranti completamente sfilati giá nel 2016 e già allora si vedevano alcuni contrafforti che iniziavano a cedere», racconta Tansi anche qui.
Due anni fa è partito un nuovo intervento: sono state realizzate grandi vasche di cemento che avrebbero dovuto contribuire a fermare la frana e consentire, sopra di esse, la ricostruzione della parte di paese interessata dai cedimenti. Ma anche queste strutture stanno cedendo.
La spiegazione arriva da Massimo Ramondini, direttore dei lavori: l’acqua continua a ruscellare e a erodere il terreno sotto la struttura. Nel progetto iniziale era previsto un pozzo per raccogliere e drenare l’acqua, ma non è stato ancora realizzato.
Il cantiere, spiega Ramondini, ha subito un rallentamento per problemi organizzativi e amministrativi. Nel frattempo è stato predisposto un sistema provvisorio di collettamento delle acque. Ma la frana non conosce la parola “provvisorio”.
Analisi dello stato degradante del litorale calabrese
Da Caulonia, dove le mareggiate causate da Harry hanno distrutto il lungomare e tutti gli interventi di messa in sicurezza fatti qualche mese prima, il viaggio di Iacona prosegue a Siderno. Anche qui il lungomare è stato distrutto e ricostruita ben quattro volte negli ultimi vent’anni. Nel 2017, racconta Tansi, la Regione aveva approvato un Masterplan contro l’erosione da oltre 560 milioni di euro, individuando 19 interventi prioritari. Uno dei comuni interessati per interventi di difesa della costa, era proprio Siderno, ma dei 16 milioni stabiliti non s’è vista l’ombra. Nel frattempo, come sostiene la Sindaca Maria Teresa Fragomeni, i prezzi sono raddoppiati e il vecchio progetto è da rivedere. A Calopezzati, invece, come mostrato dal Sindaco Edoardo Giudiceandrea, il progetto da 4 milioni è arrivato sei anni dopo, nel 2023. È un vero peccato per un paese che vive principalmente di turismo balneare, grazie al quale da 1000 anime residenti in estate arriva a contare 5000 presenze.
Intanto, sulla costa del Tirreno cosentino, continua l’erosione della spiaggia. È ancora Tansi a spiegare il motivo: «le correnti trasportano il materiale prevalentemente da nord a sud. La soluzione sarebbe la realizzazione di un progetto extra comunale che consideri la dinamica costiera non solo nell’ottica di un solo comune».
Insomma, su 19 cantieri promessi nove anni fa dal Masterplan regionale, soltanto uno è stato aperto. Gli altri 18 attendono ancora di essere progettati.
La domanda che rimane aperta
Roberto Occhiuto, intervistato da Iacona, rivendica il lavoro realizzato dalla Regione Calabria insieme alle Autorità di bacino per mappare il territorio e conoscere meglio i rischi.
Alla domanda sul perché, nonostante questo, la messa in sicurezza proceda così lentamente, il Presidente risponde: «Non è solo un tema di risorse, ma di semplificazione delle procedure. Per esempio, per un intervento contro l’erosione costiera, occorrono diciotto autorizzazioni preventive. Serve un poderoso intervento di semplificazione e velocizzazione della spesa. In questo paese si parla solo di risorse ma mai di riforme che possano rendere più facile la spesa di queste risorse».
Il viaggio di Presa Diretta non racconta soltanto una Calabria devastata dai fenomeni estremi del 2026. Racconta una Calabria che, in molti dei luoghi mostrati, sembra essere costretta a convivere con problemi conosciuti da anni.
E allora il punto non è soltanto la pioggia che cade. È il tempo che passa tra un finanziamento e un cantiere. Tra un progetto e la sua realizzazione. Tra un’opera di messa in sicurezza e il momento in cui quell’opera viene messa alla prova. È lì, in quello spazio di tempo, che si misura la prevenzione.
E mentre si discute di tempi, autorizzazioni, finanziamenti e responsabilità, l’acqua continua a fare quello che ha sempre fatto: cercare la sua strada.
La vera domanda è se, quando arriverà la prossima volta, noi avremo finalmente preparato la nostra.
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