Banner Conad
Presentazione di _Sangue del mio Sangue_, il libro sulla “Strage di Buonvicino”

Presentazione di “Sangue del mio Sangue”, il libro sulla “Strage di Buonvicino”

Sabato 20 Novembre 2021 alle ore 17:30 presso la sede della Associazione Agorà di Castrolibero verrà presentato il libro “Sangue del mio Sangue”.

Il libro tratta il caso della “Strage di Buonvicino”, piccolo borgo pedemontano della provincia di Cosenza, avvenuta il 19 novembre 1996 per mano del carabiniere Alfredo Valente. Il quale, rifiutando di accettare la rottura del suo matrimonio, partì da Formia (Latina), dove lavorava, e raggiunse armato la propria abitazione in Calabria. Dove uccise sua moglie Genny Salemme, di 32 anni e la famiglia di lei.

Presentazione di _Sangue del mio Sangue_, il libro sulla “Strage di Buonvicino” 2
Presentazione di _Sangue del mio Sangue_, il libro sulla “Strage di Buonvicino”

Alfredo Valente e sua moglie Genny erano sposati da alcuni anni e avevano una figlia, Alessandra, di 4. Ma la loro unione era ormai finita. Quando Valente arrivò in Calabria, Genny aveva appena finito di cenare con sua figlia Alessandra e i suoi genitori, Raffaele Salemme, 75 anni e Marianna Amoroso, di 72. Con loro c’erano anche la sorella di Genny, Francesca Salemme, 38, e il marito di lei, Luigi Benvenuto, 39, con i loro due bambini: Fabiana, 11 anni, e Marco, 4. Valente sparò contro sua moglie e poi contro il resto della famiglia sotto gli occhi dei tre bambini, che si rifugiarono sotto il tavolo della cucina.

Disse ai bambini di prepararsi per partire in macchina con lui. La piccola Fabiana si buttò sul corpo della madre morta piangendo. Valente la uccise. Quindi portò via sua figlia Alessandra e il nipotino Marco, che era ferito, in una folle corsa attraversò tutta l’Italia per arrivare a Brescia, dove consegnò i due bambini al cognato, fratello della moglie. Nel pomeriggio il carabiniere fu poi arrestato. Valente fu condannato a 30 anni di reclusione, ne ha scontati 25 e “grazie” all’indulto è ora libero ed è tornato a vivere a Diamante.

I media all’epoca hanno descritto la strage in maniera diretta, forte e agghiacciante. Il racconto poi è stato affidato ad una sorta di tradizione orale, tipica delle piccole comunità che ne custodiscono in silenzio il ricordo.

A rompere quel silenzio, l’uscita del libro “Sangue del mio Sangue”, Falco Edizioni, che fornisce due chiavi di lettura: quella dello psicanalista, criminologo Sergio Caruso, e della testimone diretta e giornalista, Fabrizia Arcuri, nipote di una delle vittime. Nel primo caso il testo ha l’intento di analizzare, attraverso concetti scientifici ed etici, la casistica di un fenomeno sempre più crescente definito “Family Mass Murderer”. E rappresenta anche un chiaro invito alla prevenzione. Il racconto della giornalista Arcuri è una sorta di autobiografia del dolore, che porta in evidenza il vissuto delle cosiddette vittime secondarie.

La prefazione è del prof Francesco Bruno, allora consulente del pubblico ministero. E le conclusioni del libro sono state affidate a Manuela Iatì, giornalista di SkyTg24. Le letture sono a cura del giornalista e regista teatrale Alessandro Chiappetta

Condividi questo contenuto