Il 29 maggio la XXVI edizione entra nel vivo con riflessioni sull’identità digitale, la memoria storica dei naufragi e la drammaturgia argentina. In serata la musica di Bonzo e Belmonte direttamente dal Concertone del Primo Maggio.
Prosegue a Castrovillari la XXVI edizione di Primavera dei Teatri, confermandosi come uno dei principali spazi di osservazione e sperimentazione della scena contemporanea italiana. Il festival continua a interrogare il rapporto tra arte e realtà, mettendo al centro opere e processi capaci di attraversare le contraddizioni del presente.
Tra creazioni sceniche, percorsi di ricerca e momenti di confronto pubblico, Primavera dei Teatri rinnova la propria vocazione a essere luogo di prossimità culturale, ascolto e costruzione di pensiero collettivo.
Di seguito gli appuntamenti in programma per venerdì 29 maggio.
10.30 | Giardino Emi’s Bakery
I festival teatrali del ‘900
Oltre, libri
A cura di Monica Cristini e Arianna Frattali
I festival teatrali hanno assunto un ruolo decisivo nella storia dello spettacolo contemporaneo, contribuendo a ridefinire le modalità di produzione, fruizione e trasmissione del teatro e aprendo un dialogo fecondo tra maestri riconosciuti, giovani artisti, studiosi e comunità locali. I contributi qui raccolti intrecciano prospettive storiche, estetiche, socioantropologiche e organizzative, evidenziando come la formula festivaliera sia diventata un dispositivo culturale capace di rinnovare lo spazio scenico e di favorire una più profonda penetrazione del teatro nel corpo sociale. Il volume offre dunque una riflessione corale sul valore dei festival come crocevia di linguaggi e catalizzatori di processi creativi, ma anche come spazi in cui il pubblico diventa parte attiva di un dialogo più ampio che attraversa i territori dell’arte, della politica e della vita sociale. Un invito a ripensare il festival non soltanto come evento, ma come esperienza culturale capace di incidere nel presente e di immaginare il futuro del teatro.
11:30 | Giardino Emi’s Bakery
Oltre, incontro
Rotte di terra
BINOCOLO / diritto di regia
Con l’avv. Iazeolla, Dario De Luca, Saverio La Ruina, Roberto Rustioni e Mario Perrotta
A cura di R.A.C.
Con Rotte di terra, R.A.C. prosegue gli appuntamenti di Rotte imperfette – Esercizi di orientamento tra etica e pratiche della regia contemporanea, un ciclo di incontri ed eventi per discutere e partecipare attivamente a un approccio etico, consapevole e rispettoso alla regia teatrale. Le nostre rotte sono imperfette, ma perfettibili: per questo è essenziale continuare a formarsi e confrontarsi. A Primavera dei Teatri approfondiremo temi caldi come under 35 & parità di genere, il rapporto tra regia e realtà, e la formazione registica in Italia, con un focus sul “diritto di regia” a cura dell’Avv. Giovanbattista Iazzeolla, primo presidente di R.A.C.
18.45 | Teatro Vittoria
Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop
Teatro – Prima Nazionale
Regia: Mario Perrotta
Con: Paola Roscioli, Dalila Cozzolino
Drammaturgia: Mario Perrotta, Dalila Cozzolino
Da: Luigi Pirandello
Produzione: Permàr Compagnia Mario Perrotta
L’interesse di Mario Perrotta per Luigi Pirandello è un rapporto antico, viscerale, quasi inevitabile. Un legame che affonda le radici nella formazione filosofica di Perrotta e nel suo stesso debutto sulle scene, e che negli anni si è trasformato in un dialogo vivo, necessario, capace di rinnovarsi a ogni incontro con il presente.
Questa relazione artistica trova oggi una nuova forma e una rinnovata energia nello spettacolo Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop, che si configura come un’indagine teatrale intensa e attuale sul tema dell’identità.
Al centro, la molteplicità delle maschere che ciascuno indossa per esistere, una riflessione che, se nel Novecento aveva un carattere rivoluzionario, oggi trova una risonanza ancora più potente nell’epoca digitale. I social media amplificano all’infinito questo gioco di travestimenti, generando un loop continuo di rappresentazioni di sé e trasformando la rete in una zona franca in cui è possibile essere, contemporaneamente, qualcuno, nessuno e centomila.
Ma lo spettacolo non si limita a tradurre Pirandello in chiave contemporanea. Si costruisce piuttosto su uno slittamento continuo tra piani diversi: tra teatro e vita, tra finzione e realtà, tra i personaggi pirandelliani e le nostre esperienze quotidiane. Figure come Enrico IV, L’uomo dal fiore in bocca, Ciampa de Il berretto a sonagli, il Signor Mostarda di Uno, nessuno, centomila non vengono semplicemente evocati, ma interrogati nella loro capacità di parlarci ancora oggi. Cosa resta delle loro inquietudini? Quanto ci appartengono le loro fratture interiori?
In questo attraversamento, le intuizioni di Pirandello si rivelano ancora vive e necessarie: mettono in crisi l’idea di un io stabile, mostrando invece un’identità fragile, plurale, continuamente ridefinita nello sguardo degli altri. Lo spettacolo si muove proprio dentro questa instabilità, senza offrire risposte né soluzioni, ma scegliendo di osservare — qua-si spiare — le nostre abitudini più quotidiane. È lì, nei gesti ripetuti e apparentemente innocui, che si manifesta forse una nuova incrinatura: una frattura sottile nel rapporto tra noi stessi e il mondo.
20.15 | Teatro S. Girolamo
KR70M16 – Naufrago senza nome
Teatro
Scritto, diretto e interpretato da: Saverio La Ruina
Con: Cecilia Foti e Dario De Luca
Musiche originali: Gianfranco De Franco
Disegno luci e illustrazione: Dario De Luca
Luci e audio: Daniele Nocera
Costumi: Cecilia Foti
Responsabile allestimento: Giovanni Spina
Assistente alla regia: Rosy Parrotta
Organizzazione: Egilda Orrico
Amministrazione: Tiziana Covello
Produzione: Scena Verticale
Una nuova scrittura che continua il lavoro di scavo dentro le ferite aperte della Storia, sul fronte reale, concreto, delle Differenze là dove il Mediterraneo restituisce corpi senza vita, nomi cancellati, storie spezzate. Senza rinunciare all’ironia, l’autore ci presenta l’incontro in un cimitero tra una vittima della migrazione clandestina e una della shoah in una dimensione visionaria e surreale. Fin dal titolo, dove «KR» indica la provincia, «70» il settantesimo ritrovamento, «M» che si tratta di un maschio e «16» l’età, il lavoro porta l’attenzione su quanto è difficile l’esercizio della memoria storica, quanto è facile ricordare i vincitori, arduo dare una voce agli sconfitti. Dietro ogni naufragio c’è un nome che non verrà mai inciso su una lapide e senza un corpo su cui piangere non ci può essere l’elaborazione del lutto, come ci insegna la struggente supplica di Priamo, re di Troia, quando chiede ad Achille la restituzione del corpo del figlio Ettore. L’insulto finale è la cancellazione dell’identità, quella appunto che reclama KR70M16.
21:45 | Teatro Sybaris
Nada del amore me produce envidia
Teatro – Prima Nazionale
Di: Santiago Loza
Regia: Roberto Rustioni
Con: Silvia D’Amico
Dramaturg e sound design: Gabriele Gerets Albanese
Traduzione: Francesco Fava
Produzione: Compagnia Mauri/Sturno
Testo inedito per l’Italia
Secondo me il vestito era perfetto, non c’ erano difetti, era tra le cose migliori che avevo creato con le mie mani…allora ho alzato lo sguardo ,perché ero chinata, e dal basso mi son scappate le parole: “ma perchè?”…”perché?”…mi ascoltavo mentre domandavo insolente, c’era un silenzio di tomba… ero pentita, giuro che ero pentita della domanda, però ormai era troppo tardi, le parole mi erano scappate di bocca e Libertad, stringendo gli occhi nel silenzio, sussurrò: ”non mi convince, al massimo potrebbe essere un vestito per la Duarte.” Questo è quello che mi sembra di aver sentito. Era meglio se mi mordevo la lingua fino a farla sanguinare pur di non parlare, restare mutilata delle mie parole. Poi lei ha lasciato cadere il viso, in quel modo, di lato, come fa nei film quando si prepara a cantare, come se stesse per svenire. Non completamente, un semi svenimento, uno svenimento che si ferma a metà strada. Era dalla profondità di quel corpo quasi abbandonato che usciva la sua voce.
Da NADA DEL AMOR ME PRODUCE ENVIDIA di Santiago Loza
Nada del amor me produce envidia è una leggenda metropolitana, una favola dark che sfiora un pezzo di storia argentina del’900,e che, attraverso la scrittura poetica e leggera di Santiago Loza, prende un respiro universale.
La protagonista è una sarta di quartiere dalle mani di fata che crea abiti unici. È la storia di una donna umile che scopriamo nella sua assoluta solitudine, una voce che narra e canta, ma una voce di solito abituata a tacere. La sarta ammira Libertad Lamarque – attrice, cantante, acclamata diva argentina – canta le sue canzoni, la imita, la idolatra. La vita le offre l’opportunità di realizzare un abito da ballo per la star, ma un’altra figura importante dell’epoca reclama il vestito: Eva Peron. Evita, la patria. Quell’abito speciale è conteso da Libertad ed Evita: per chi non ha mai avuto scelta, è arrivato il momento di scegliere. Nada del amor me produce envidia è un monologo che ha un tono da melò commovente e divertente al tempo stesso, in una struttura da teatro musicale minimalista. Sento che nel testo c’è anche una qualità politica forte. La sarta prende una decisione sorprendente. Solo una minuscola presa di coscienza intorno a se stessa all’inizio, un fugace momento di lucidità che acquista sempre piu’ forza e fa emergere una consapevolezza che ha a che fare con la tragedia forse: le sue piccole parole ed i suoi umili gesti esplodono in un fuoco vitale che consuma tutto. Il potere da un lato e la sua dignità (tragica) dall’altra parte.
In questo percorso mi accompagneranno Silvia D’Amico, che andrà ad interpretare la protagonista della pièce – il testo è inedito per l’Italia -, insieme a Gabriele Gerets Albanese, autore delle musiche e del tappeto sonoro. Andremo a costruire un panorama musicale contemporaneo in cui la tradizione argentina non è ricostruita ma rilavorata: il tango, la cumbia, la cultura popolare restano come radici vive da cui attingere timbri e memorie, che si innestano su una scrittura elettronica dinamica ed attuale dove il suono e la voce cantata si collocano in uno spazio presente e non museale.
(Roberto Rustioni)
Quando ho cominciato a scrivere per il teatro, ho scritto subito un monologo. Questo tipo di scrittura per una voce sola è molto naturale e stimolante per me, è qualcosa che continuo a scoprire e non mi esaurisco. Sono attratto dall’apparizione di quella voce, così posso seguirla ed accompagnarla. C’è qualcosa di piacevole in questo, e di doloroso anche. Quello che intendo è che c’è molta intensità una volta che quella voce appare. In genere, quello che mi interessa è una certa area vulnerabile dei personaggi, una certa fragilità o esposizione emotiva. Mi piace dipingere quadri di piccole dimensioni, mondi molto concentrati.
(Santiago Loza)
23:00 | Emi’s Bakery
La mia casa sei tu
Bonzo e Belmonte
Terre da ascoltare
Bonzo e Belmonte iniziano a suonare insieme alla fine del 2021 anche se si conoscono da quando il presidente era ancora Carlo Azeglio Ciampi. I primi concerti li vedono protagonisti in serata nei principali locali di Cosenza. Nel 2024 esordiscono nel panorama musicale discografico con Sugo, il loro primo disco. Si rifanno ad artisti come Nirvana, Squallor, Weezer, Mario Biondi, Elio e le storie tese. Nel gennaio del 2025 esce il singolo La mia casa sei tu. Bonzo e Belmonte vantano concerti in tutta Italia, condividendo il palco con artisti come Piotta, wepro e Nico Arezzo.
Con Nico Arezzo nasce una collaborazione nel suo secondo disco Non c’è fretta, nella traccia Terapia d’urlo che li porta fino al palco del concertone del Primo Maggio 2026 a Roma. Attualmente sono al lavoro sul loro secondo album, un progetto che promette di segnare un ulteriore passo avanti nel loro percorso artistico… e, perché no, magari anche verso la strada per diventare miliardari.

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