La calabrese Francesca Immacolata Chaouqui è al centro dell’inchiesta che ha sconvolto il Vaticano e sembra voglia dichiararsi rifugiata d’Italia

“Poche ore al processo. Prego – aveva scritto ieri su Facebook la Chaouqui – e mi chiedo la ragione per cui Gesù mi sta sottoponendo a questa prova. Saremo in sei domani. C’è un mini imputato di 17 millimetri che con sua madre andrà in aula senza il suo avvocato di fiducia: Giulia Bongiorno a cui avevo scelto di affidare non un processo penale – dichiara – ma quello all’anima di una cristiana che per il Papa avrebbe dato la vita e che ora è accusata di averlo tradito. L’avevo fatto non solo perché Giulia è l’avvocato più bravo d’Italia, ma per l’umanità, la forza, il coraggio di questa donna. Una di quelle persone con cui affronteresti le tempeste. Una che tiene la barra dritta sempre. Leale, forte, eppure dolce. Un gigante come le dico sempre”.
Sono cinque i rinvii a giudizio al termine dell’indagine e oltre alla Chaouqui, sono coinvolti Mons. Lucio Vallejo Balda, il suo collaboratore Nicola Maio e i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, autori rispettivamente dei libri “Via Crucis” e Avarizia”, punto iniziale dell’inchiesta.
In aula, erano tutti del foro vaticano i cinque legali che hanno assistito altrettanti imputati nell’ambito dell’inchiesta Vatileaks 2, ma sulla possibilità per gli imputati di poter essere rappresentati da legali di fiducia è presidente della Corte d’appello a dare un punto fermo e a questo si ricollega il desiderio non concesso della Chaouqui di essere seguita dall’avv. Giulia Bongiorno.
In seguito alla decisione del presidente del tribunale Vaticano Giuseppe Dalla Torre, Giulia Bongiorno lancia un messaggio che cambia le carte in tavola: “dopo le innumerevoli compressioni del diritto di difesa, la mia assistita Francesca Chaouqui sta valutando di astenersi dalla partecipazione al procedimento in Vaticano, invocando il suo “status” di rifugiata nel territorio italiano ai sensi dell’art. 22 del Trattato del 1929 con la Santa Sede, essendo peraltro incolpata di reati politici. Faccio presente – aggiunge l’avvocato Bongiorno – che le autorità vaticane hanno inspiegabilmente rigettato, per la seconda volta, la mia richiesta di assistenza difensiva (mentre in passato per altri casi mi era stata accordata); aggiungo che la mia assistita non ha ancora avuto la possibilità di esaminare compiutamente le presunte prove a carico, essendole stato permesso soltanto di dare una fugace lettura alle carte processuali direttamente in udienza. Da esse sono, comunque, emerse ‘ictu oculì una serie di fantasiose calunnie in relazione alle quali ha già sporto denuncia-querela nei confronti di Mons. Balda”.
Nel lungo messaggio l’avv. Bongiorno sottolinea il delicato status della cliente, la quale sta affrontando il delicato momento di una gravidanza a rischio che l’ha costretta più volte a recarsi in ospedale. “In questo contesto, a dir poco surreale – prosegue – sono stati messi a repentaglio non soltanto il diritto di informazione e le facoltà di difesa, ma anche i diritti umani più elementari (dentro e fuori il processo penale). Come cittadina italiana – dice il legale – la mia assistita indirizzerà, pertanto, una formale richiesta di aiuto alle Autorità di seguito indicate: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro degli Affari Esteri, Ministro della Giustizia, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione, Commissario per i Diritti Umani, Rappresentante OSCE per la libertà dei Media, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma “
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