Così i Sindaci della Provincia di Cosenza per far ragionare il Governo rispetto all’inclusione della Calabria nell’elenco delle regioni della “zona rossa”.
“Serve un piano di guerra per la sanità e non restrizioni sono beffarde per la Calabria”. Questo lo slogan dei Sindaci della Provincia di Cosenza che hanno scritto ieri al presidente del Consiglio Conte e al Ministro Speranza.
“La Calabria non è caratterizzata da luoghi di grande assembramento”. Dichiara il Presidente della Conferenza dei Sindaci della Provincia di Cosenza Flavio Stasi (Sindaco di Corigliano Rossano). “L’economia dei nostri centri urbani si basa prevalentemente sul piccolo e medio commercio, in cui è facile far rispettare le norme del distanziamento. Ed è proprio quel piccolo e medio commercio che sarà fortemente penalizzato da questa misura seriamente irresponsabile, senza il respiro di una economia dinamica come quella di altre regioni.
Un errore politico grave, e se fondato su criteri numerici, evidenzia quanto non siano adatti alla realtà calabrese.

La Calabria ha bisogno di un piano di guerra, non sterminando ciò che resta del nostro commercio ma potenziando la capacità di resilienza delle nostre strutture sanitarie.
Serve un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato di personale medico e paramedico, non solo per allestire i poli covid, ma anche per rendere efficienti le organizzazioni degli altri reparti e per implementare un servizio territoriale in grandissima difficoltà e che potrebbe risultare determinante nella gestione della pandemia.
Ad oggi le varie unità operative e dipartimenti territoriali sono, di fatto, nelle identiche condizioni del marzo scorso,
se non peggio, e buona parte dei presidi ospedalieri non hanno il personale necessario per allestire le tende del pretriage. Inaccettabile. Questa è la nostra zona rossa. In un posto normale dovrebbe essere più semplice assumere infermieri che dichiarare il coprifuoco, e dobbiamo rivendicare che sia cosi.
Per tutto ciò che non è stato fatto, ci sono responsabilità profonde.
E’ prioritario fare ora tutto ciò che si può ancora fare, slegando il diritto alla salute dei calabresi dalle farraginosità delle burocrazie sanitarie ed attraverso un piano straordinario d’emergenza gestito in sinergia coi territori, un piano di guerra, un piano da zona rossa. La vera zona rossa della Calabria è la sanità. Il piccolo e medio commercio lasciamo che sopravviva al virus, adeguandosi (come ha fatto) alle normative di sicurezza e come NON ha saputo fare la sanità in Calabria.
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