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Quattro corpi carbonizzati in un’auto ad Amendolara, prende corpo l’ipotesi dell’omicidio

La Polizia ha rintracciato due persone a Villapiana e tutt’ora si trovano in Questura per rispondere alle domande degli inquirenti che indagano sulla morte dei quattro cittadini pakistani trovati carbonizzati in una stazione si servizio di Amendolara

Una tragedia dai contorni fluidi e inquietanti ha sconvolto nel pomeriggio di oggi l’Alto Ionio Cosentino. All’interno di un’area di servizio IP situata al chilometro 395 del vecchio tracciato della Statale 106 Jonica, nel territorio comunale di Amendolara, le fiamme hanno completamente divorato una vettura (un minivan), restituendo una scoperta macabra dopo lo spegnimento del rogo: quattro corpi totalmente carbonizzati.

Secondo le prime indiscrezioni trapelate dal fronte investigativo, le vittime sarebbero quattro braccianti di origine pakistana, probabilmente di ritorno da una giornata di lavoro nelle campagne della Sibaritide.

La dinamica e i soccorsi

L’allarme è scattato quando l’esplosione e il successivo incendio della vettura hanno minacciato seriamente gli impianti di erogazione del carburante della stazione di servizio. Sul posto sono intervenuti d’urgenza i Vigili del Fuoco, gli uomini dell’Anas, la Polizia Stradale e i Carabinieri. Per consentire le delicate operazioni di spegnimento, i rilievi e la messa in sicurezza dell’area, il tratto stradale compreso tra il chilometro 394,500 e il 395,200 è rimasto temporaneamente chiuso in entrambe le direzioni, per poi essere riaperto al traffico solo nel tardo pomeriggio.

La svolta nelle indagini: non è stato un incidente

Se in un primo momento si era pensato a un drammatico corto circuito o a una fatalità legata al veicolo, con il passare delle ore lo scenario è radicalmente mutato. Gli inquirenti tendono a escludere con decisione la pista dell’incidente stradale o del guasto fortuito.

La Procura ha immediatamente avviato le indagini e, sebbene la Polizia mantenga il massimo riserbo definendo la vicenda ancora “in itinere”, l’ipotesi del quadruplo omicidio sta prendendo consistenza minuto dopo minuto.

Lo stato in cui versano i corpi, completamente devastati dal fuoco, non ha permesso nell’immediato di verificare la presenza di ferite d’arma da fuoco o da taglio, esame che sarà rimandato agli accertamenti autoptici.

Il giallo del movente: l’ombra della criminalità ordinaria

La Squadra Mobile della Questura di Cosenza ha già provveduto ad acquisire e visionare i filmati delle telecamere di videosorveglianza del distributore e delle aree limitrofe, nella speranza di individuare movimenti sospetti o l’eventuale fuga di altre vetture.

Un dettaglio emerso nelle ultime ore sembra però allontanare la firma della criminalità organizzata: le modalità dell’accaduto non combaciano con i classici “protocolli” dei delitti di ‘ndrangheta. Sebbene le cosche abbiano storicamente utilizzato il fuoco per cancellare le tracce delle proprie vittime, tali esecuzioni sono sempre avvenute in contesti rurali isolati. Scegliere la piazzola di un distributore di carburante, lungo un’arteria stradale trafficata e sotto l’obiettivo delle telecamere, sposta l’attenzione degli investigatori verso contesti differenti, forse legati allo sfruttamento del lavoro o a regolamenti di conti interni alla stessa comunità di migranti.

Le indagini, che proseguono senza sosta per dare un nome alle quattro vittime e ricostruire le loro ultime ore di vita, hanno portato gli inquirenti ad intercettare due persone che in queste ore starebbero rispondendo alle loro domande.

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