Il gip del Tribunale di Reggio Calabria ha concesso i domiciliari in località segreta a don Antonello Tropea, accusato di aver avuto diversi rapporti omosessuali con adulti e bambini contattai via chat

Già dopo il primo interrogatorio gli avvocati del sacerdote avevano chiesto per lui una misura diversa rispetto al carcere e nel tardo pomeriggio di ieri, martedì 22 dicembre, il gip ha acconsentito alla concessione dei domiciliari. Questo comunque non ferma le indagini che hanno profondamente scosso la piccola comunità nella quale don Tropea operava e viveva e che si è già divisa tra colpevolisti e innocentisti.
L’inchiesta è seguita dalla Procura di Reggio Calabria ed è cominciata nel marzo scorso quando una pattuglia della Polizia aveva sorpreso il religioso insieme ad un minore, a bordo della sua auto in un luogo appartato e poco frequentato. Il ragazzo aveva confessato di aver conosciuto l’uomo in una chat per incontri omosessuali e che si era presentato con un nome falso, oltre a dirgli che come mestiere faceva il ricercatore scientifico e che gli aveva dato 20 euro per il rapporto sessuale.
Da lì è emerso un quadro complesso, fatto di diversi incontri con adulti e minorenni tutti concordati in chat, ma anche di video e immagini di natura omosessuale. E nei giorni scorsi sono state anche pubblicate intercettazioni tra il sacerdote in questione e il vescovo della diocesi di Oppido-Palmi, Francesco Milito.
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