Uscirà nel cuore dell’estate, alla mezzanotte del 15 agosto, su tutte le piattaforme digitali, Baobab, l’ultimo lavoro musicale di Don Mario Ciardullo, Parroco in S.Maria della Consolazione a Rende, Cosenza. L’album contiene 12 pezzi, del parroco cantautore, scrittore, pittore e scultore; tre sono i contenuti extra sui quali c’è tanta curiosità.
Come guidato da una “Luce gentile”, il disco della maturità “pulito e coerente”, così come ci racconta l’autore, è un “disco inaspettato, nato dalla decisione improvvisa di tirare fuori i testi e le musiche che ho composto in questi ultimi quindici anni, è un disco che certamente aiuterà la gente a pregare. Al centro c’è la Croce, la Vergine Maria, la pace, la solitudine che deriva dalla perdita della fede. E poi ci sono loro, i contenuti extra, che certamente mettono curiosità e che lasceranno tutti basiti”.

E così incontreremo in “Pax”, il tenore Mario Bonofiglio che mescola la sua voce a quella dalle sonorità pop di Melania Gabriele. Un brano innovativo che crea un ponte con la musica classica, un brano scritto nel dicembre ’24 che analizza la storia attuale fatta di guerra, di pace mancata, di popoli martoriati, a fare da sfondo una speranza viva, quella che nasce dalla fede; troviamo anche “Luce gentile” ispirato ad una tra le più famose poesie-preghiere del cardinale John Henry Newman in questi giorni, nominato da Papa Leone, dottore della Chiesa.
A seguire Trepidò23, un duetto con la voce della giovanissima Aurora De Seta, brano nato dall’esperienza del campo parrocchiale dei giovanissimi sul tema del “Piccolo Principe” svoltosi appunto a Trepidò nel luglio del 2023.
Cuore del disco, i due brani dedicati alla Vergine Maria, ricchi di significato e di forte spiritualità: il testo del brano “Consolatrice delle anime”, per esempio, è tratto dalla supplica che Natuzza Evolo compose per Mamma Celeste.
Il titolo del disco “Baobab”, prende spunto dal viaggio in Africa fatto da don Mario a luglio di questo anno. Uno degli arbusti più grandi al mondo, il baobab, simbolo di vita e di resilienza, di linfa vitale per gli animali che trovano riparo alla sua ombra e semi sparsi al vento, è un albero al centro di innumerevoli leggende africane e fa da sfondo ai tramonti più infuocati della terra d’Africa. Centinaia di immagini ce lo hanno proposto con i leoni a riposo sotto le sue ampie ramificazioni, o con i pastori e le loro greggi immobili, a difendersi dal sole dell’Equatore.
Inevitabile poi, il rimando al libro di cui dicevamo sopra. La metafora del baobab non è casuale: le pagine del Piccolo Principe ci inducono a scavare nel nostro cuore per trovare il nostro personale baobab nascosto. Si riferisce proprio alle nostre paure, ai nostri sentimenti negativi, ai nostri traumi, alle nostre angosce o tristezze, alle nostre solitudini, come anche le ritroviamo nelle parole del disco.
Il piccolo protagonista ogni mattina strappava tutti i semi dei baobab nel suo piccolo pianeta per paura che crescessero troppo e che le loro giganti radici distruggessero tutto quello che amava: tutto ciò che appesantisce il nostro cuore andrebbe eliminato recuperando quella innocenza propria dei bambini dove “l’essenziale è invisibile agli occhi, essenziale è far parlare il cuore…”
“Sono alberi grandi come chiese, così immensi che neanche una mandria di elefanti riuscirebbe a mangiarne uno intero” fa notare il Piccolo Principe nel romanzo e se questo piccolo amico è preoccupato di difendere ciò che ama, don Mario Ciardullo ribalta la situazione e ci ricorda appunto che ai piedi di questo gigante verde “gli elefanti in Africa, quando c’è aridità, si dissetano. Mi pare davvero una cosa bella! Perché anche noi siamo chiamati a dissetarci al nostro unico grande baobab che è il Signore, che quotidianamente ci dà l’acqua della vita.”
La lezione che ce ne viene da questo nuovo disco che ci apprestiamo ad ascoltare, è sempre unicamente data dall’osservare la bellezza che ci circonda: il creato di un Dio che non si stanca mai dell’uomo, una Mamma che riesce a consolare tutte le anime del mondo, la preghiera che alimenta la nostra fede e la nostra speranza.
Nei giardini delle nostre anime siamo chiamati a scegliere se coltivare, perseverare, apprezzare oppure sradicare, perché proprio come accadeva sul pianeta del Piccolo Principe, anche in noi ci sono semi buoni e semi cattivi.
È lì, nel nostro giardino interiore, nelle savane assetate delle nostre anime, che c’è sempre un posto per noi, da qualche parte, per imparare a sognare e perdonare; una Croce, una Mamma, un amico pronti a dirci: “Addomesticami
Accarezza i miei petali
Stelle invisibili
Fedeltà di lampada
Tu mi vuoi bene lo mi fido di te”
Non anticipiamo null’altro, appuntamento su tutte le piattaforme musicali certi che ancora una volta la musica e le parole vi lasceranno senza fiato e arriveranno a “Scavare un solco nel cuore…”.
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