Il movimento civico denuncia il degrado urbano e il vuoto culturale: “Si agita il passato per coprire le mancanze del presente. Welfare e spazi pubblici sono ormai abbandonati a se stessi”.
La risposta della maggioranza era prevedibile. Ed è proprio questo il problema politico: quando si è a corto di idee sul presente, si agita il passato come un riflesso automatico. Un copione stanco, che questa volta non convince più nessuno. I cittadini di Rende lo riconoscono.
Questa amministrazione governa con un mandato pieno e una maggioranza che si definisce solida, una solidità che abbraccia pezzi di centrosinistra e di centrodestra con saldi riferimenti in seno alla provincia e alla regione, senza contrasto. Non è sintesi, è confusione elevata a metodo.
E quando tutto diventa compatibile con tutto, la politica perde il suo senso. È una dinamica che richiama per logica quei sistemi in cui si attenua volutamente il confine tra chi governa e chi dovrebbe opporsi, con buona pace della dialettica democratica. La direzione è chiara: meno confronto, più opacità.
Hanno tutto: numeri, strumenti, potere. Non hanno più alibi. E infatti i risultati si vedono: una città ferma, prigioniera di scelte senza visione, attività commerciali in sofferenza.
La domanda resta semplice: dopo mesi di governo, quale è il progetto per Rende?
I cantieri in essere, così come lo svincolo autostradale che “dovrebbe” partire e una bretella futura non sono una risposta, ma eredità della precedente amministrazione comunale che si sarebbe potuta e dovuta valorizzare e implementare.
Allo stato attuale, invece, parliamo di promesse al futuro per coprire il vuoto del presente.
E mentre si promette, la città si deteriora.
Il welfare, fino a poco tempo fa, modello virtuoso e replicato anche in altre amministrazioni, appare senza guida, senza una reale programmazione realmente vicina alle esigenze collettive e alle criticità vissute dai cittadini.
Rende oggi è irriconoscibile: piazze sporche, strade trascurate, spazi pubblici abbandonati. Non è solo una questione estetica, è una questione di rispetto. Il decoro urbano è il minimo e qui non viene garantito.
Poi c’è la cultura, sempre più marginale. Il Museo del Presente e le biblioteche comunali sono un’eredità preziosa di una stagione in cui Rende aveva una visione. Oggi sono contenitori vuoti: nessuna programmazione, nessuna centralità, nessuna idea. Una città che spegne i suoi luoghi culturali spegne sé stessa.
Infine, l’aspetto più grave, perché rivela l’idea precisa di partecipazione: nessuna doglianza, nessun dissenso, solo adesione.
Il malcontento viene derubricato a strumentalizzazione, le critiche a fastidio. Ma i cittadini non sono comparse né strumenti: sono il cuore della vita democratica. E una politica che pretende silenzio non sta governando meglio sta semplicemente smettendo di ascoltare.
Noi continueremo a vigilare, denunciare e proporre. Perché Rende merita una politica che sappia scegliere e assumersi responsabilità non una che confonde tutto fino a non rispondere più di nulla.
Laboratorio Civico

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