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Lisa Sorrentino

Rende, Sorrentino: “Sui campetti di Villaggio Europa l’Amministrazione rispetti le regole”

Non basta dire “bene comune” per esserlo: dopo anni di governo, evocare il passato non serve più. Si rispettino le regole della gestione condivisa – dichiara Lisa Sorrentino, ex assessora alle Pari Opportunità, Beni Comuni, Digitalizzazione, Diritti Civili

Ho letto e riletto la nota diffusa dall’Amministrazione comunale sui campetti di Villaggio Europa. E più la rileggevo, più mi appariva evidente la sua vera natura: non una comunicazione istituzionale, non un atto di trasparenza verso i cittadini, ma un documento di autodifesa aggressiva, costruito sull’attacco a chi fa domande invece che sulla risposta a ciò che viene domandato. Intervengo oggi non solo nel mio ruolo di ex assessora ai beni comuni, ma anche – e prima ancora – da cittadina, da persona che vive questa comunità e che, come tanti, ritiene legittimo chiedere conto di come vengono gestiti i beni pubblici. Non è una novità. È uno stile. Ed è esattamente quello stile che intendo discutere senza sconti.

Parto dalle parole, perché non sono mai neutre: raccontano il modo in cui si concepisce il rapporto con i cittadini. In un comunicato ufficiale, l’Amministrazione comunale di Rende ha definito cittadini che chiedono conto della gestione di un bene pubblico come “leoni da tastiera” e “malati di tastiera”, ha descritto giornalisti come “pseudo-giornalisti” dediti a “pettegolezzi” e “sfoghi social”, e ha liquidato ogni voce critica come frutto di chi “origlia dal buco della serratura”. Non è uno sfogo privato, è un atto istituzionale.

Un’amministrazione che rispetta i propri cittadini non li deride, non li patologizza, non li delegittima. Non usa il linguaggio del disprezzo per rispondere a chi esercita un diritto fondamentale: informarsi, chiedere, partecipare. Questo non è governare, è intimidire.

Nel merito della questione, l’Amministrazione afferma di aver classificato i campetti come “bene comune” e di aver assunto la gestione diretta. Ma da ex assessora ai beni comuni sento il dovere di ricordare che il Comune di Rende si è dotato di un Regolamento sui beni comuni urbani, approvato dal Consiglio Comunale, a seguito di un processo trasparente e partecipativo che ha coinvolto associazioni e cittadini. Il lavoro sui beni comuni ha assunto una dimensione politica concreta anche grazie all’impegno diretto di Carlo Cuccomarino.

Non è quindi un documento simbolico, è uno strumento vincolante, e stabilisce chiaramente che quando un bene viene definito “bene comune” si apre un percorso di gestione condivisa con la comunità, fatto di avvisi pubblici, co-progettazione e patti di collaborazione. Non una gestione accentrata. Per questo pongo una domanda precisa: dopo aver classificato i campetti come bene comune, l’Amministrazione ha rispettato quel regolamento? È stato pubblicato un avviso pubblico?

È stato avviato un percorso di co-progettazione? È stato sottoscritto un patto di collaborazione? Il Consiglio Comunale è stato coinvolto o almeno informato? Se la risposta è sì, si producano gli atti; se la risposta è no, allora quella che viene definita “assunzione di responsabilità” è in realtà una forzatura, un’appropriazione di un processo che dovrebbe essere condiviso. Dire “bene comune” non basta, bisogna rispettarne le regole.

Dalla nota emerge inoltre un’idea preoccupante: l’Amministrazione agisce e i cittadini disturbano. È una visione che va respinta la con forza. La partecipazione non è una concessione, è un diritto. I cittadini che chiedono quando riaprono i campetti non “spiano”, partecipano; i giornalisti non diffondono “pettegolezzi”, svolgono una funzione democratica essenziale. Se tutto questo viene vissuto come un problema, il problema non è nei cittadini.

Ancora una volta, poi, i problemi vengono ricondotti al passato. Ma questa Amministrazione governa da tempo sufficiente per rispondere del presente: continuare a evocare chi c’era prima non è più una spiegazione, è un alibi. Gli atti vandalici citati sono avvenuti durante questo mandato, e allora le domande sono altre: quale presidio del territorio è stato garantito, quale coinvolgimento della comunità è stato costruito, quale senso di appartenenza è stato promosso? Perché un bene comune si tutela anche così.

I cittadini non chiedono favori, chiedono rispetto, trasparenza e partecipazione.

Lisa Sorrentino
Ex assessora alle Pari Opportunità, Beni Comuni, Digitalizzazione, Diritti Civili

Lisa Sorrentino
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