Mercoledi sera al teatro dell’Unical c’è’ una prima internazionale da non perdere. Stiamo parlando della “Vurrìa”. Opera scritta da Matteo Lombardo che ha come protagonisti Diletta Vittotia Ceravolo, Mara Scarcella e Federica Sorace. Cosenza Post che e’ il giornale del racconto oggi non poteva fare a meno di approfondire questa notizia con una chiacchierata proprio con l’autore di questo lavoro. Al telefono Matteo Lombardo risponde con pacatezza, anche se sono gli ultimi giorni prima del grande evento e la frenesia inizia ad avanzare.
Mancano ormai due giorni alla prima nazionale della “Vurrìa”, emozioni, sensazioni?
L’emozione è tanta, dopo aver vinto due riconoscimenti nazionali come il premio SCARAMOUCHE e il Premio giovani realtà del teatro Nico Pepe di Udine, abbiamo preferito preservare lo spettacolo. Esordire in prima nazionale a casa nostra, davanti al nostro pubblico, ed essere nello stesso cartellone di compagnie di livello internazionale ci riempie di orgoglio. Daremo il massimo
Quale spettacolo vedrà mercoledì sera il pubblico del Tau?
Ho provato a scrivere una drammaturgia che parli di violenza senza banalità. Non è facile, cadere nei cliché è un attimo, mostrare stati d’animo reali è più complicato. La scomodità sta nel mostrarsi davvero per ciò che siamo, ho imparato che questa è l’unica strada per poter parlare sinceramente in teatro
C’è’ stata una la scintilla per la scrittura di questo lavoro?
Sembrerà banale ma la verità è che ho preso una penna in mano e ho cominciato a scrivere spontaneamente, immaginando la culla in vimini dove dormivo quando ero bambino. Non volevo scrivere un testo, non mi sono auto commissionato, credo che la scrittura e l’arte in generale nascano da scintille, pensieri latenti di cui non conoscevi nemmeno l’esistenza.
Ci vuole parlare dei protagonisti che saliranno sul palco?
Ho la fortuna di condividere questo lavoro con tre attrici formidabili, Mara Scarcella, Federica Sorace e Diletta Vittoria Ceravolo, che hanno sposato la causa fin dall’inizio. Senza di loro questo lavoro non sarebbe esistito. Il teatro è degli attori, è chi va in scena ad essere portavoce della società e dell’animo umano.
Quale momento sta attraversando il teatro italiano?
Difficilissimo, il 2025 ha visto molte realtà escluse dai fondi ministeriali, inoltre le leggi regionali sono tutte diverse. Più si continuerà a tagliare sulla cultura più il pubblico si disabituerà al teatro, è banale lo so ma è la realtà. Serve un teatro che parli all’anima, non liste della spesa che allontanano le persone dai problemi reali di questa società. Il teatro non è un palliativo, è uno specchio. Bisogna partire dai giovani, dalle scuole, dalla letteratura. Bisogna avere il coraggio di osare, di far vedere che oltre il velo del “va tutto bene” c’è un mondo che come diceva Pasolini è pieno di sviluppo ma non progresso.

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