Rifiuti tossici e scorie radioattive interrati a Lattarico, in provincia di Cosenza. A parlarne il pentito Mattia Pulicanò e si rischia una nuova “terra dei fuochi”
Il collaboratore di giustizia Mattia Pulicanò, un pusher legato alla cosca Lanzino-Rua, ha parlato ai Pm di veleni e scorie interrati a Lattarico, e potrebbe fornire elementi importanti sul business di ‘ndrangheta e camorra.

Al sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Pierpaolo Bruni, e al Capitano Michele Borrelli, il collaboratore di giustizia – così come appare su “il Fatto Quotidiano – ha raccontato di scorie radioattive nascoste nel sottosuolo della provincia di Cosenza, in cambio di apparti Enel e Anas, che l’avvocato napoletano Chianese, 62 anni, avrebbe fatto avere a suo ex suocero Marcello Aloise, che – come lo descrive il pentito – “era un loro imprenditore, il quale, pur se non formalmente affiliato, era considerato a pieno, un sodale ben conoscitore delle dinamiche delinquenziali”.
Il collaboratore di giustizia descrive l’imprenditore cosentino come un “un uomo che vanta amicizie nella Guardia di Finanza e nella politica e il figlio, Natalino, è massone dal 2009.
Chianese, invece, è “l’inventore del sistema rifiuti”, uno di quelli che la Dda di Napoli considera vicino ai casalesi e tra i principali responsabili dei veleni in Campania.
Stando al verbale firmato da Pulicanò il 27 giugno 2014, i veleni sarebbero interrati nella frazione Regina di Lattarico.
“L’Aloise – ha riferito il pentito al pm Bruni – mi confidò che aveva provveduto, circa 15-20 anni fa, ad interrare lì rifiuti tossici, non so di che tipo, che aveva ricevuto, quale contropartita agli appalti che gli aveva fatto prendere l’avvocato Chianese. Non mi indicava il sito, limitandosi a dire che stavano a Regina. In effetti, devo dire che ho verificato che nella zona in questione si sono registrati, negli anni, diversi casi di tumore, Per occultare le operazioni e non dare nell’occhio sarebbe stato anche progettato di costruire innocui capannoni agricoli e impianti fotovoltaici sui terreni prescelti. In altri casi, invece, quelle scorie erano state occultate nelle colate di cemento”.
Cosenza come Napoli. Ascoltando il racconto del pentito si ha la sensazione che la ‘ndrangheta, abbia svenduto la Calabria per il business dei veleni.
Pulicanò ha aggiunto che il suo ex suocero “ci aveva fatto soldi a palate, poiché il settore è molto redditizio”.
Nel 2012 sarebbe stato lo stesso Aloise a proporre al pentito di ripetere l’operazione: “Ero appena uscito dal carcere – ricorda il collaboratore – e lui mi ha proposto il trattamento, da parte della mia cosca, di rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia. A riguardo, mi precisava di aver già assunto contatti con un veneto che trattava le spedizioni per conto di un gruppo di Modena che spediva rifiuti tossici in Africa. L’oggetto dell’affare era quello di far arrivare rifiuti nella zona di Lattarico dove dovevano essere occultati”.
I Carabinieri raccolgono ciò che il pentito dichiara: “L’Aloise voleva acquistare terreni agricoli, nelle zone di Regina e Contessa, in agro Lattarico, in cui interrare i rifiuti tossici occultando il tutto con la realizzazione di capanni agricoli e impianti fotovoltaici. L’intento di farlo nel comune di Lattarico era dovuto al fatto che, così, si poteva meglio occultare l’affare losco in considerazione del fatto che l’Aloise è un imprenditore, originario di Lattarico, pertanto, il tutto avrebbe dato meno nell’occhio”.
Quell’affare non si fece perché il gruppo di Modena, aveva intenzione di trasferire “semplici” ingombranti e non rifiuti tossici, scocche di autovetture, pneumatici, batterie auto e altro. Uno stock di 20-25 container al mese difficilmente occultabili a differenza di scarti industriali, fanghi e scorie radioattive, ovviamente più remunerativi e semplici da gestire”. Rifiuti che da 15, 20anni, sarebbero interrati in provincia di Cosenza.
In Regione, la notizia della presenza di rifiuti tossici, ha fatto scattare immediatamente l’allarme tanto che il Presidente della Regione, Mario Oliverio, oltre ad “esprimere la solidarietà al sindaco di Lattarico”, ha auspicato “ogni opportuna iniziativa, da parte dell’autorità giudiziaria, sulla veridicità delle dichiarazioni rese nel procedimento penale oggetto di notizie”.
Vai al contenuto



