A novant’anni dalla fondazione, la monografia di Prospero Francesco Mazza ripercorre la storia del Comitato di Cosenza dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano (1936–2026).
Storia, memoria e territorio: novant’anni di impegno civile e storiografico nella monografia di Prospero Francesco Mazza dedicata al Comitato provinciale di Cosenza dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano (1936–2026)
Di Anna Maria Ventura
Con la pubblicazione di “Risorgimento e territori. Il Comitato provinciale di Cosenza dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano (1936–2026)”, edito da Aracne (Roma), Prospero Francesco Mazza offre alla comunità scientifica e alla società civile uno studio rigoroso e documentato che si colloca in modo emblematico nel quadro delle celebrazioni per il novantesimo anniversario della fondazione del Comitato cosentino. Il volume inaugura la “Collana di Studi, Ricerche e Didattica. La Storia e le Storie”, diretta da Giuseppe Ferraro, Direttore del Comitato Provinciale di Cosenza, segnando programmaticamente l’intenzione di coniugare ricerca specialistica, riflessione metodologica e attenzione alla dimensione formativa e pubblica della storia.
Fin dalle prime pagine emerge la natura non meramente commemorativa dell’opera: Mazza non si limita a ripercorrere le tappe di un’istituzione locale, ma utilizza la vicenda del Comitato provinciale di Cosenza come lente attraverso cui interrogare il rapporto fra Risorgimento e territori, fra narrazione nazionale e identità regionali, fra memoria pubblica e ricerca scientifica.
Il Comitato provinciale di Cosenza dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano nacque nel 1936, quando l’organizzazione della memoria risorgimentale rientrava in un più ampio progetto di costruzione simbolica dello Stato. Come Mazza documenta con ampia base archivistica, la fondazione avvenne in stretto collegamento con l’assetto nazionale dell’Istituto, istituito con regio decreto nel 1935, e si inserì nella rete dei comitati provinciali che costituivano l’ossatura territoriale dell’ente. Nei primi anni l’attività del Comitato cosentino risentì inevitabilmente del clima politico e culturale del tempo, orientandosi verso celebrazioni pubbliche, recupero di memorie patriottiche e valorizzazione di figure locali del Risorgimento.
Tuttavia, già in questa fase, si possono cogliere elementi di una progettualità culturale più ampia, volta alla raccolta documentaria e alla costruzione di un archivio della memoria territoriale. Il secondo dopoguerra rappresentò una svolta decisiva: in un’Italia repubblicana chiamata a ridefinire i propri riferimenti simbolici, il Comitato di Cosenza attraversò momenti di difficoltà, sospensioni e riorganizzazioni, ma seppe progressivamente ridefinire la propria missione in chiave scientifica e democratica, svincolando la memoria risorgimentale da letture ideologiche e inserendola in un più maturo dibattito storiografico.
Nel corso della seconda metà del Novecento e poi nel XXI secolo, l’attività si è articolata in convegni, pubblicazioni, iniziative didattiche e progetti di public history, con un’attenzione crescente alla scuola e alla formazione civica, fino a configurarsi come laboratorio permanente di confronto tra università, istituzioni culturali e società civile calabrese.
Il profilo dell’autore contribuisce in modo determinante alla qualità dell’opera. Prospero Francesco Mazza, studioso attento alle dinamiche istituzionali e culturali del Mezzogiorno, unisce alla competenza archivistica una spiccata sensibilità per la storia delle idee e per le interazioni tra centro e periferia nei processi di nation building. La sua ricostruzione non è mai puramente descrittiva: ogni fase della vita del Comitato è inserita in un contesto politico e culturale più ampio, mostrando come la storiografia risorgimentale sia stata, nel tempo, oggetto di reinterpretazioni, tensioni e ridefinizioni. Ne risulta un testo che dialoga implicitamente con il dibattito contemporaneo sul cosiddetto uso pubblico della storia, tema che l’autore affronta con equilibrio, evitando sia la difesa apologetica sia la resa al revisionismo semplificatorio.
La prefazione di Alessandro Campi – direttore nazionale dell’Istituto e noto studioso di storia delle dottrine politiche – conferisce al volume un respiro ulteriore. Campi inquadra la vicenda del Comitato cosentino nel più ampio percorso delle istituzioni storiche italiane nate fra fine Ottocento e Novecento, sottolineando la loro capacità di sopravvivere ai mutamenti di regime e di sistema politico grazie a una funzione culturale radicata nei territori. La sua riflessione insiste sull’importanza dei comitati provinciali come strumenti di mediazione tra ricerca accademica e comunità locali, ribadendo che il Risorgimento, lungi dall’essere un capitolo chiuso, continua a rappresentare una riserva simbolica e civile per la vita pubblica italiana. In questo senso, la prefazione non è un semplice testo introduttivo, ma una chiave interpretativa che invita a leggere la monografia come contributo al dibattito sul ruolo delle istituzioni culturali nella società contemporanea.
A sua volta, l’introduzione di Giuseppe Ferraro, direttore della collana e del Comitato provinciale di Cosenza, offre una prospettiva complementare, più direttamente ancorata al contesto calabrese e alle sfide attuali della divulgazione storica. Ferraro pone al centro il problema delle narrazioni pubbliche sul Risorgimento, spesso oggetto di polarizzazioni ideologiche o di letture vittimistiche, e rivendica la necessità di un approccio critico, documentato e inclusivo. L’idea di “Risorgimento e territori”, che dà il titolo al volume, è da lui esplicitamente interpretata come invito a superare la dicotomia fra centro e periferia, riconoscendo nei contesti locali non semplici teatri di eventi nazionali, ma soggetti attivi nella costruzione della storia d’Italia. In questa prospettiva, la collana “La Storia e le Storie” si propone come spazio editoriale capace di coniugare rigore scientifico e apertura alla dimensione didattica, nella convinzione che la ricerca storica debba alimentare una cittadinanza consapevole.
Il valore del volume risiede dunque nella sua capacità di intrecciare tre livelli: la ricostruzione puntuale di novant’anni di attività del Comitato di Cosenza; la riflessione storiografica sul ruolo delle istituzioni locali nella diffusione della cultura risorgimentale; e la proiezione verso il futuro di un impegno civile che si rinnova attraverso la didattica e la public history.
In vista delle celebrazioni per il novantesimo anniversario, l’opera di Mazza si presenta non solo come bilancio storico, ma come atto di responsabilità culturale: essa documenta come un’istituzione nata in un contesto politico profondamente diverso dall’attuale sia riuscita a trasformarsi, a ridefinire le proprie finalità e a restare punto di riferimento per la comunità. In tal modo, “Risorgimento e territori” si candida a essere non soltanto il primo tassello di una nuova stagione editoriale del Comitato cosentino, ma anche un modello di indagine per chi intenda studiare il rapporto fra memoria nazionale e identità territoriali nell’Italia contemporanea.

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