Nuovo procedimento di revoca dell’affidamento a soli cinque mesi dalla scadenza. Il grido d’allarme degli operatori: «La cultura non si tutela cancellando il lavoro. A rischiare sono persone, famiglie e competenze maturate sul campo»
Per la seconda volta in appena due mesi, i lavoratori impegnati nella gestione del Museo Demologico, dei Cunicoli Badiali e dei servizi igienici pubblici si trovano ad affrontare l’incertezza occupazionale.
Proprio oggi, mentre viene archiviato il precedente procedimento di revoca dell’affidamento a Innovative Consulting S.r.l., il Comune ne avvia uno nuovo sul medesimo servizio. Una successione di atti che solleva interrogativi e alimenta la preoccupazione di chi, ogni giorno, garantisce il funzionamento delle strutture.
Dietro le procedure amministrative ci sono persone, famiglie e professionalità. Non siamo semplici numeri in un bilancio, né un costo da eliminare per ottenere un risparmio.
In questi mesi abbiamo assicurato apertura, accoglienza e assistenza ai visitatori, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio culturale cittadino. Abbiamo acquisito competenze tecniche e relazionali, seguito percorsi formativi sulla sicurezza, sull’utilizzo del defibrillatore e sull’accessibilità. Un’esperienza costruita sul campo, riconosciuta anche dalle attestazioni di stima ricevute da cittadini e visitatori.
Apprendiamo che il Comune ritiene possibile garantire gli stessi servizi attraverso proprie risorse, senza costi aggiuntivi. Ma a quale prezzo, se a pagarlo sono i lavoratori? La continuità di un servizio pubblico non può essere valutata soltanto in termini economici, ignorando competenze, qualità e conseguenze sociali.
Anche Innovative Consulting ha investito risorse proprie in attrezzature e tecnologie per migliorare la fruizione del museo, contribuendo concretamente allo sviluppo del servizio. Tutto questo mentre si prospetta una cessazione anticipata dell’affidamento a soli cinque mesi dalla sua naturale scadenza.
Non contestiamo il diritto dell’Amministrazione di riorganizzare i servizi. Chiediamo, però, che ogni decisione sia accompagnata da trasparenza, confronto e attenzione concreta alla salvaguardia occupazionale. A oggi, non ci risulta comunicato alcun percorso di tutela del personale né un piano per garantire il trasferimento delle competenze maturate.
La cultura è un bene pubblico. Il lavoro dignitoso lo è altrettanto. Non si può parlare di valorizzazione del patrimonio mentre si rischia di disperdere l’esperienza di chi ha contribuito a renderlo accessibile alla comunità.
Chiediamo chiarezza sul futuro del servizio, garanzie sulla sua continuità e sicurezza e, soprattutto, rispetto per il lavoro e per le persone coinvolte.
Non chiediamo privilegi. Chiediamo che le competenze siano riconosciute e che nessuno venga lasciato indietro senza risposte e senza garanzie.
Il risparmio economico non può diventare impoverimento umano. La cultura non si difende cancellando il lavoro. La dignità delle persone non è una voce di bilancio.
I lavoratori di Innovative Consulting

Vai al contenuto



