Il Comitato 18 Gennaio: Ambrogio cerca cerca disperatamente di “buttarla in caciara”
Di fronte alle dichiarazioni impudenti di Marco Ambrogio sull’ondata di violenza e insicurezza che starebbe colpendo San Giovanni in Fiore, il Sindaco Antonio Barile ha fatto bene a ristabilire la realtà dei fatti.
Barile si è insediato da appena venti giorni: fino all’8 giugno scorso, sono stati Marco Ambrogio e consorte ad amministrare il Comune per circa sei anni, producendo danni immani di cui i cittadini saranno presto informati nel dettaglio.
I metodi caratterizzati da approssimazione e spregiudicatezza degli ultimi sei anni sono noti a tutti. Rappresentano la causa primaria non solo della grave crisi finanziaria dell’Ente, ma anche del deterioramento del tessuto sociale.
Chi per anni ha confuso l’amministrazione pubblica con il cortile di casa propria – inaugurando una gestione personalistica, familistica e fuori da ogni regola – oggi cerca disperatamente di “buttarla in caciara”. È evidente il tentativo di sviare l’attenzione dalle macerie lasciate in eredità, con cui la nuova amministrazione è oggi costretta a fare i conti.
Chi ha gestito la cosa pubblica come un affare privato non ha la credibilità né i titoli per ergersi a moralista o impartire lezioni di etica.
La stessa campagna elettorale, condotta all’insegna dello sperpero e con un bilancio comunale utilizzato come un bancomat, è il monumento definitivo a questa disinvoltura amministrativa. Di questo Ambrogio avrebbe dovuto relazionare al Prefetto, non di altro. I cittadini lo hanno capito perfettamente e, con dignità e buon senso, hanno bocciato la sua gestione.
Gli atti di violenza vanno sempre condannati, ma non possono essere strumentalizzati per criminalizzare un’intera comunità.
Il Comitato 18 Gennaio sostiene con piena fiducia l’operato del neo sindaco Antonio Barile che ha già avviato una ricognizione puntuale e rigorosa sui conti e sullo stato del Comune.
L’epoca delle zone d’ombra è finita
Le luci della trasparenza si sono riaccese.
I cittadini onesti pretendono verità su anni di gestione opaca e discrezionale.
Anziché lanciare strali nel vuoto, Ambrogio farebbe bene a riflettere sulla sonora bocciatura inflittagli dall’elettorato e, a quanto pare, anche dalla sua stessa parte politica. Perfetto esempio ne sono le parole del Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che lo ha palesemente scaricato all’indomani del voto affermando che «nella scelta del candidato a sindaco di San Giovanni in Fiore, il centrodestra avrebbe dovuto fare una scelta più ponderata».
Invece di prendere atto che il tempo della propaganda è scaduto, Ambrogio oscilla buffonescamente, tra la minaccia di dimissioni di massa dei consiglieri comunali per provocare elezioni anticipate e goffi tentativi di accreditarsi come difensore dei precari o delle opere pubbliche. Finge di dimenticare che fino a tre settimane fa il timone era nelle sue mani e spudoratamente chiede conto a chi è appena arrivato.
Arrampicarsi sugli specchi per distorcere la realtà o peggio vanificare la volontà popolare è da irresponsabili. Lo hanno compreso i vertici regionali e provinciali del centrodestra, e crediamo debbano averlo ben chiaro anche i consiglieri comunali di centrodestra eletti a San Giovanni in Fiore. Prima dell’appartenenza politica, viene il legame con la propria comunità. Chi ha operato onestamente non ha nulla da temere, né ha bisogno di scaricare le colpe sui dirigenti comunali, come invece ha iniziato a fare Ambrogio.
La verità è più forte della menzogna e prima o poi viene a galla!
Il Comitato 18 Gennaio continuerà a battersi e a vigilare a difesa della legalità, della democrazia e dei diritti dei cittadini. Lo faremo a viso aperto, senza pregiudizi, ma nell’esclusivo interesse della reputazione e del futuro di San Giovanni in Fiore.
Così in una nota il Comitato 18 Gennaio.
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