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San Giovanni in Fiore incontro su Jure Vetere, culla della spiritualità florense

San Giovanni in Fiore: incontro su Jure Vetere, culla della spiritualità florense

Venerdì 16 ottobre, alle ore 17, nella sala didattica della Biblioteca del Centro Studi, Francesco Mazzei e Giuseppe Riccardo Succurro ripercorreranno la storia del protomonastero di Jure Vetere, uno dei luoghi più significativi dell’esperienza spirituale e religiosa dell’Abate calabrese

Di Anna Maria Ventura

In alcuni luoghi, la storia, che i documenti riportano, riaffiora materialmente dalla terra, attraverso le pietre, le strutture murarie e gli oggetti che testimoniano la vita di uomini vissuti secoli prima. Jure Vetere, sull’altopiano della Sila, è uno di questi luoghi.

Qui, tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, prese forma la prima importante esperienza monastica autonoma di Gioacchino da Fiore, destinata a segnare profondamente la storia religiosa e culturale della Calabria e non solo.

Proprio a questa vicenda è dedicato l’incontro «Il protomonastero di Jure Vetere – La prima casa monastica di Gioacchino da Fiore», in programma venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 17, nella sala didattica della Biblioteca del Centro Studi, presso l’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore.

L’iniziativa, organizzata nell’ambito delle Giornate in Biblioteca, propone un approfondimento storico e documentario su un sito che ha assunto un ruolo centrale nella ricostruzione delle origini dell’esperienza gioachimita. Interverranno Francesco Mazzei, giornalista e autore di pubblicazioni, e Giuseppe Riccardo Succurro, studioso di Gioacchino da Fiore e Presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti. La moderazione è affidata a Saverio Basile, giornalista.

L’appuntamento offre l’opportunità di comprendere come la ricerca sul campo, lo studio delle fonti storiche e la valorizzazione della memoria locale abbiano contribuito a restituire identità e significato a uno dei capitoli più importanti della storia medievale italiana.

Per comprendere l’importanza di Jure Vetere occorre risalire alla vicenda umana e spirituale di Gioacchino da Fiore, abate e pensatore medievale nato intorno al 1130 e morto nel 1202.

Dopo un’esperienza religiosa maturata anche nell’ambiente cistercense, Gioacchino sviluppò un proprio progetto monastico, caratterizzato dalla ricerca di una vita comunitaria improntata al rigore spirituale, alla preghiera, allo studio delle Scritture e a una particolare interpretazione della storia della salvezza.

La sua riflessione teologica, fondata su una lettura profetica della storia e sulla relazione tra Antico e Nuovo Testamento, avrebbe esercitato una notevole influenza sulla cultura religiosa europea.

La scelta della Sila fu ben ponderata. Il territorio montano, con i suoi boschi, le condizioni climatiche severe e la relativa lontananza dai centri abitati, offriva un ambiente coerente con l’ideale di raccoglimento e austerità perseguito dall’abate.

Fu in questo contesto che nacque la comunità di Jure Vetere, identificata dagli studiosi come la prima fondazione monastica florense.

Il sito, conosciuto come Jure Vetere Sottano, si trova a circa cinque chilometri a ovest del centro abitato di San Giovanni in Fiore. Le sue caratteristiche ambientali contribuirono a determinare le forme dell’insediamento e le modalità con cui la comunità organizzò le proprie attività.

La ricostruzione archeologica ha consentito di riconoscere un complesso ecclesiastico di dimensioni considerevoli, inserito in un più ampio insediamento monastico fondato alla fine del XII secolo e rimasto attivo fino ai primi decenni del XIII.

La vicenda di Jure Vetere è legata anche alla successiva affermazione della comunità florense e al suo trasferimento verso il luogo nel quale sarebbe sorta l’Abbazia di San Giovanni in Fiore, destinata a diventare il principale riferimento monumentale e spirituale della tradizione gioachimita.

Studiare Jure Vetere significa, pertanto, indagare una fase fondamentale della storia dell’ordine fondato da Gioacchino: quella in cui il progetto spirituale dell’abate cominciò a tradursi in una concreta organizzazione monastica.

Le ricerche hanno inoltre permesso di approfondire il rapporto tra la comunità religiosa e il territorio, mettendo in evidenza quanto la disponibilità delle risorse naturali e le condizioni ambientali fossero determinanti per la vita quotidiana del monastero.

La riscoperta scientifica di Jure Vetere rappresenta uno degli episodi più significativi della ricerca archeologica medievale in Calabria.

Le indagini presero avvio nel 2001, dopo una segnalazione del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti. Il progetto coinvolse ricercatori dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche, allora IBAM-CNR, e della Scuola di specializzazione in Archeologia dell’Università degli Studi della Basilicata, con sede a Matera.

La direzione scientifica fu affidata al professor Cosimo Damiano Fonseca, mentre le attività archeologiche videro il coordinamento di Francesca Sogliani e Dimitris Roubis, studiosi con competenze specifiche nell’archeologia medievale e nello studio del paesaggio.

La ricerca si sviluppò attraverso una collaborazione tra istituzioni scientifiche, organismi di tutela, Centro Internazionale di Studi Gioachimiti e amministrazione comunale di San Giovanni in Fiore.

Il primo passaggio fu costituito dalle indagini diagnostiche, che comprendevano prospezioni georadar e fotointerpretazione. Queste tecniche consentirono di individuare tracce di strutture sepolte e accumuli di crolli riconducibili a un imponente edificio di forma rettangolare, orientato secondo un asse est-ovest.

I risultati preliminari fornirono gli elementi necessari per avviare lo scavo archeologico vero e proprio.

Dal 2002 le indagini proseguirono con campagne di scavo stratigrafico, attraverso le quali vennero progressivamente messe in luce le strutture del complesso monastico.

Il progetto si sviluppò nell’arco di cinque anni, dal 2001 al 2005, e i risultati furono raccolti nel volume scientifico “Jure Vetere. Ricerche archeologiche nella prima fondazione monastica di Gioacchino da Fiore (indagini 2001-2005)”, pubblicato nel 2007 da Rubbettino e curato da Cosimo Damiano Fonseca, Dimitris Roubis e Francesca Sogliani.

Il volume, di oltre cinquecento pagine, riunisce contributi di numerosi specialisti e affronta il sito da una pluralità di prospettive: dalla ricostruzione storica all’analisi delle strutture architettoniche, dallo studio dei manufatti alle indagini archeobotaniche, fino alle analisi ambientali e archeometriche.

La scoperta permise di ricostruire un sistema insediativo, comprendendo il rapporto tra gli edifici, il territorio circostante e le risorse utilizzate dalla comunità.

Fu proprio questo approccio interdisciplinare a rendere il progetto particolarmente significativo per l’archeologia medievale italiana.

Francesca Sogliani  è studiosa specializzata nell’archeologia cristiana e medievale, docente dell’Università degli Studi della Basilicata.

La sua attività scientifica riguarda in particolare gli insediamenti dell’Italia meridionale, le trasformazioni del territorio nel corso del Medioevo e lo studio dei manufatti archeologici, tra cui ceramiche, vetri e oggetti metallici.

Nel progetto di Jure Vetere ha contribuito alla ricostruzione delle vicende storiche del monastero e allo studio dei reperti materiali recuperati durante le indagini.

Tra i suoi contributi figurano le ricerche sul passaggio del monastero florense da Jure Vetere a San Giovanni in Fiore e lo studio dei manufatti ceramici, vitrei e metallici rinvenuti nel corso degli scavi.

Il suo lavoro ha permesso di approfondire la cronologia e le caratteristiche dell’insediamento, ma anche aspetti della vita quotidiana della comunità monastica.

La presenza di reperti di diversa natura, infatti, consente agli archeologi di ricostruire le attività svolte nel complesso, le tecniche produttive, le forme di approvvigionamento e le relazioni tra il monastero e il territorio.

Sogliani ha inoltre condiviso con Roubis la responsabilità scientifica di contributi dedicati alla scoperta dell’insediamento e alla sua interpretazione attraverso l’archeologia del paesaggio.

Dimitris Roubis è archeologo e primo ricercatore presso il Consiglio nazionale delle ricerche, nell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale.

La sua attività si concentra sulle metodologie della ricerca archeologica, sull’archeologia del paesaggio e sull’applicazione di strumenti scientifici e digitali allo studio degli insediamenti antichi.

Nel progetto di Jure Vetere ha avuto un ruolo fondamentale nell’organizzazione delle indagini archeologiche, nella definizione delle strategie di intervento e nello scavo stratigrafico.

Il suo contributo ha riguardato anche l’analisi del territorio circostante, con particolare attenzione alle risorse necessarie alla sopravvivenza della comunità monastica.

L’archeologia del paesaggio permette infatti di superare la semplice lettura delle strutture murarie. Un monastero medievale dipendeva dalla disponibilità di acqua, legname, terreni utilizzabili, materiali da costruzione e percorsi di collegamento.

Per comprendere il funzionamento di Jure Vetere era quindi necessario studiare ciò che si trovava all’interno del complesso, ma anche le caratteristiche geomorfologiche e ambientali del suo contesto.

Roubis ha sviluppato questi temi nel contributo “Archeologia del paesaggio a Jure Vetere: il protomonastero florense e le sue risorse territoriali”, pubblicato nel volume del 2007.

Successivamente, Sogliani e Roubis hanno ripreso i risultati delle ricerche in un articolo scientifico dedicato alla scoperta dell’insediamento monastico e al progetto multidisciplinare di archeologia del paesaggio, pubblicato nel 2019 sulla rivista Post-Classical Archaeologies.

Il loro lavoro mostra come l’integrazione tra scavo stratigrafico, analisi dei reperti, studio delle fonti e indagini ambientali possa restituire un quadro assai più completo di una comunità medievale.

Tra i ritrovamenti più suggestivi effettuati a Jure Vetere vi è una fornace destinata alla fusione delle campane, scoperta durante le campagne archeologiche.

A ricordare l’importanza di questa evidenza è stato Giuseppe Riccardo Succurro in un articolo pubblicato nel luglio 2025, nel quale ha ripercorso alcuni momenti delle ricerche e il significato del rinvenimento.

La struttura presentava una fossa fusoria circolare, con un diametro di circa un metro e mezzo e una profondità di circa settanta centimetri.

La scoperta è particolarmente significativa perché documenta un’attività produttiva legata alla vita religiosa della comunità. Le campane scandivano il tempo monastico, richiamavano i religiosi alla preghiera e segnalavano i momenti fondamentali della giornata.

La presenza della fornace offre quindi una testimonianza materiale delle attività che si svolgevano nel complesso, mostrando come la comunità  fosse soltanto certamente un luogo di preghiera, ma anche uno spazio nel quale si realizzavano lavorazioni specializzate.

Il ritrovamento assume ulteriore interesse se messo in relazione con le fonti documentarie relative alle campane e alla storia delle istituzioni florensi.

Nel suo articolo, Succurro richiama anche un documento del 1216 che testimonia la consegna, da parte dell’abate Matteo, di due campane al monastero di Calabro Maria.

Il dato archeologico e quello documentario appartengono a piani distinti, ma permettono di comprendere meglio il ruolo degli oggetti liturgici e delle attività produttive nella vita delle comunità monastiche medievali.

La fornace è dunque uno degli esempi più efficaci di come uno scavo possa trasformare un reperto apparentemente circoscritto in una testimonianza storica di più ampio significato.

La presenza di Giuseppe Riccardo Succurro all’incontro di oggi assume un significato particolare, considerando il suo impegno nella valorizzazione della storia di Gioacchino da Fiore e dei luoghi legati alla sua esperienza religiosa.

Succurro, quale Presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, rappresenta uno dei principali punti di riferimento per lo studio e la divulgazione dell’opera dell’abate calabrese.

Il Centro svolge attività scientifiche ed editoriali, promuove incontri e convegni, favorisce la collaborazione con università e studiosi italiani e stranieri e contribuisce alla conoscenza del patrimonio monumentale e documentario legato alla tradizione florense.

La sua attività comprende anche la valorizzazione dei luoghi nei quali Gioacchino da Fiore visse e operò, con l’obiettivo di collegare la ricerca storica alla tutela del patrimonio culturale e alla sua fruizione pubblica.

Nel caso di Jure Vetere, questa attenzione si è tradotta nel sostegno alla riscoperta del sito e nella divulgazione dei risultati delle indagini archeologiche.

Succurro ha inoltre ricordato pubblicamente le campagne di scavo e alcuni dei loro momenti più significativi, contribuendo a mantenere viva la memoria di una ricerca che ha modificato profondamente la conoscenza delle origini del monastero florense.

Il suo ruolo nell’incontro di oggi è quindi quello di offrire una lettura storica del sito, collegando i dati archeologici alla vicenda religiosa e istituzionale della comunità fondata da Gioacchino.

L’appuntamento si inserisce nel più ampio programma culturale del Centro, che nel 2026 ha promosso numerosi incontri dedicati al pensiero dell’abate, alle sue opere, alle istituzioni florensi e alla storia del monachesimo medievale.

Accanto a Succurro interverrà Francesco Mazzei, giornalista e autore di pubblicazioni, che da tempo si occupa anche della documentazione e della divulgazione delle ricerche legate al patrimonio storico e archeologico del territorio silano.

La sua partecipazione è particolarmente pertinente rispetto al tema dell’incontro.

La conoscenza di un sito archeologico è certamente legata al momento dello scavo. Ma le fotografie, i filmati, le testimonianze e la documentazione raccolta durante le indagini consentono di conservare la memoria delle attività svolte e di rendere comprensibili al pubblico risultati che, altrimenti, resterebbero confinati nella letteratura specialistica.

Mazzei ha dedicato, nel programma culturale del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, anche un appuntamento specificamente dedicato a “Jure Vetere. Documentazioni e filmati sulle ricerche archeologiche”, il 18 giugno 2026”.

Questa attenzione alla documentazione audiovisiva rappresenta un elemento importante per la divulgazione della storia degli scavi, perché permette di recuperare le diverse fasi delle indagini e di avvicinare i cittadini al lavoro degli archeologi.

Le immagini di una campagna archeologica, soprattutto quando mostrano gli studiosi sul campo e i reperti appena recuperati, restituiscono la dimensione concreta della ricerca, fatta di osservazione, pazienza, confronto tra competenze e interpretazione scientifica.

Nel caso di Jure Vetere, la documentazione consente anche di mantenere un collegamento tra la scoperta del protomonastero e la comunità che vive oggi a San Giovanni in Fiore.

Il patrimonio archeologico diventa  oggetto di studio e, nel contempo, parte della memoria collettiva del territorio.

Le campagne di Jure Vetere hanno dimostrato quanto sia importante affrontare lo studio di un insediamento medievale attraverso una prospettiva multidisciplinare.

Le strutture architettoniche raccontano l’organizzazione degli spazi; i reperti documentano le attività quotidiane; le analisi archeobotaniche e ambientali aiutano a ricostruire il paesaggio; lo studio delle fonti storiche permette di collegare le evidenze materiali alla vicenda della comunità.

L’insieme di queste informazioni ha contribuito a delineare il profilo di un insediamento fondato in un ambiente montano e strettamente legato al progetto religioso di Gioacchino da Fiore.

Il sito è inoltre importante perché permette di approfondire una fase precedente alla piena affermazione dell’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore. Si tratta di due luoghi da considerare  due momenti di una vicenda storica che ha contribuito a definire l’identità religiosa e culturale della Sila.

La ricerca archeologica ha anche mostrato come i cambiamenti ambientali e le condizioni climatiche possano influenzare la durata e le trasformazioni degli insediamenti medievali.

La storia del monastero si intreccia con il più ampio tema dei rapporti tra le comunità umane e il loro ambiente, un aspetto che rende Jure Vetere interessante anche al di fuori degli studi strettamente gioachimiti.

L’incontro di questo pomeriggio rappresenta un’occasione per riportare l’attenzione su una delle scoperte più importanti per la storia medievale della Calabria e per il patrimonio culturale di San Giovanni in Fiore.

Attraverso gli interventi di Francesco Mazzei e Giuseppe Riccardo Succurro, con la moderazione di Saverio Basile, il pubblico potrà approfondire la vicenda del protomonastero e il significato delle ricerche che ne hanno consentito la riscoperta.

Dietro ogni scoperta ci sono persone, competenze e anni di lavoro scientifico.

È anche un invito a guardare Jure Vetere come a un luogo nel quale la storia della spiritualità medievale incontra la ricerca contemporanea e la memoria di una comunità.

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