Nell’inchiesta ancora aperta sulla morte del piccolo Gabriele Bono, 12enne deceduto lo scorso giovedì a Sangineto, tre le persone indagate: si tratta del responsabile della struttura socio-educativa “Lo Scoiattolo” e due educatori

E’ lì che si è esaurita la vicenda che ha strappato la vita al ragazzino: Gabriele infatti è deceduto dopo essersi arrampicato sulla traversa della porta che non ha resistito al peso e gli è caduta sul collo.
Sono le ore 17,00 del 21 ottobre, quando gli altri componenti della partita di calcetto sollecitano al soccorso. La strenua battaglia tra la vita e la morte è cessata durante la corsa al pronto soccorso di Cetraro.
E’ stato aperto sul caso un fascicolo e tre persone sono finite nel registro degli indagati: si tratta del responsabile della struttura socio-educativa “Lo Scoiattolo” di cui Gabriele faceva parte e due educatori che lo seguivano. Dopo aver analizzato le testimonianze dei presenti, l’atto è partito per stabilire o escludere se vi siano responsabilità nel merito, se si tratti cioè di negligenze o imperizia che hanno portato al decesso del 12enne.
Sul corpo di Gabriele Bono è stata disposta l’autopsia da parte della titolare dell’inchiesta Anna Chiara Fasano, esame che potrebbe avvenire già questa mattina e i cui risultati saranno noti dopo 60 giorni. Sull’episodio continuano a indagare i carabinieri di Scalea. Secondo gli amici con i quali Gabriele giocava a calcetto, il ragazzo dopo essersi impigliato col piede nella rete della porta, dimenandosi è caduto col viso per terra e ha trascinato con sé la porta, la cui traversa è finita sul collo. Il tentativo di trasportarlo all’ospedale di Cetraro però si è rivelato inutile.
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