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Scala Coeli, oggi (ultima?) conferenza dei servizi per decidere le sorti della discarica

SCALA COELI (CS) – È prevista per la giornata odierna presso il Dipartimento dell’Ambiente della Regione Calabria, a Catanzaro, la probabile ultima conferenza dei servizi che si esprimerà sul futuro della discarica di Scala Coeli, nel cosentino. L’assise è chiamata a valutare nel merito il progetto riformulato dalla Bieco srl – concessionaria del deposito di residui – per l’ampliamento del sito in località ‘Case Pipino’ che, se dovesse avere il placet dalla Regione, sarà almeno dieci volte più grande dell’attuale discarica abbancando oltre un milione di metri cubi di rifiuti.

Il punto da cui ripartire (la seconda conferenza dei servizi si è tenuta lo scorso 18 dicembre) è sintetizzato bene dal ‘Comitato Permanente contro la discarica di Scala Coeli’ non senza aver reso pubblici alcuni evidenti conflitti di interessi in seno all’ATO che a più riprese ha richiesto alla Regione Calabria di prendere in considerazione la proposta della Bieco srl al fine di rendere disponibile parte della volumetria per lo smaltimento dei residui derivanti dal circuito pubblico. Un organismo, l’Ambito Territoriale Ottimale di Cosenza, istituito il 5 settembre scorso e che formula una proposta senza aver ancora costituito, tecnicamente, l’Ufficio Unico.

“La Struttura Tecnica di Valutazione (STV), nel parere negativo del 08/06/2018 si era testualmente espressa: la discarica in progetto, invero, non rientra nella programmazione regionale dei rifiuti in relazione ai rifiuti appartenenti al circuito pubblico, non essendo riportata nel nuovo Piano Regionale Gestione Rifiuti (PGRGR 2016)” questo l’affondo del Comitato antidiscarica, che aggiunge: “Nel secondo parere negativo del 27/11/2018 aveva ulteriormente ribadito che il progetto proposto è incoerente con l’obbiettivo “zero discariche” che il PRGR 2016 intende perseguire. Inoltre “nonostante le due espressioni negative della STV, il commissario ad acta, presidente della conferenza dei servizi, nella seduta del 18/12/2018 ha consentito alla Bieco di presentare un progetto rimodulato secondo la proposta resa dall’ATO CS e a superamento delle ulteriori criticità riscontrate dalla STV nei precedenti pareri”.

Un atto in controtendenza con la strada che la Regione ha dichiarato di intraprendere sui rifiuti ma che, teorizza il Comitato, può essere spiegato solo chiarendo chi sono i soggetti proponenti, in palese conflitto d’interessi: il presidente dell’ATO di Cosenza è Marcello Manna, attualmente sindaco di Rende, mentre il commissario ad acta, presidente della conferenza dei servizi, è Antonio Infantino, dipendente della stessa amministrazione comunale di cui fa parte Manna. “Riteniamo che le cariche rivestite dal commissario ad acta (nonché dipendente del Comune di Rende) e quella del Sindaco di Rende (nonché Presidente dell’Ato), siano in netto conflitto di interesse e non diano garanzia di imparzialità durante i lavori della Conferenza dei Servizi per il cosiddetto ampliamento della discarica” conclude il Comitato.

Il progetto di ampliamento della discarica di Scala Coeli

L’ampliamento della discarica configurerebbe uno scenario devastante non solo per Scala Coeli ma per tutto il comprensorio, aspetto rafforzato nei giorni scorsi dal parere negativo dell’Agenzia del Demanio che ha rigettato le istanze di sdemanializzazione per procedere all’ampliamento dell’area concessa alla Bieco. Infatti, senza sdemanializzazione non ci sarà ampliamento perché un titolo di concessione – come evidenziato dal Dipartimento 6 Infrastrutture e Lavori Pubblici con nota 4612 del 7 gennaio scorso – non può valere su aree soggette a demanio fluviale.

Ampliare la discarica a dispetto di queste indicazioni comporterebbe un reato di occupazione abusiva di aree demaniali ai danni della ditta che gestisce il sito. “Pertanto” – dichiara Legambiente Calabria in un comunicato stampa di ieri – “anche alla luce di tale parere negativo, unito al mancato accertamento delle terre ad uso civico, alla mancata considerazione del vincolo paesaggistico e idrogeologico, alla mancata considerazione delle criticità della viabilità di accesso e alla difformità rispetto alla LUR, si spera che tutto ciò spinga il commissario a chiudere la cds con giudizio negativo”.

L’associazione ambientalista, inoltre, in un distinto comunicato sempre di ieri va giù pesante anche nei riguardi del primo cittadino di Scala Coeli parlando di “una contrarietà all’ampliamento di facciata” solo “per il non accordo con la ditta in merito ad una eventuale compensazione economica in favore dell’ampliamento”. Troppi interrogativi avvolgono la vicenda, secondo Legambiente: “Il Sindaco non ha voluto far esprimere il Consiglio Comunale in sede di conferenza dei servizi se i terreni oggetto della richiesta di ampliamento della discarica hanno o meno una destinazione urbanistica agricola. Questo ci sembra un’omissione di atti d’ufficio grave, che chiederemo, come chiediamo, che venga chiarito con le conseguenze e gli effetti di legge.” Poi rincara la dose: “Il Sindaco non fa esprimere il Consiglio Comunale nemmeno se nel caso dovesse essere provato l’esercizio del vincolo di usi civici.

Il Comune, titolare delle terre che ne sono gravate e perciò del patrimonio indisponibile del Comune stesso, dovrebbe valutare la possibilità di decidere la sdemanializzazione e il cambio di destinazione d’uso. Si sarebbe dovuto al riguardo dichiarare in maniera esplicita e diretta se vi fosse interesse pubblico alla realizzazione della discarica o meno”. Un j’accuse che lascerà scorie poiché, prima di tutto, viene la salute del territorio e dei cittadini del comune cosentino: “Il Comune di Scala Coeli non può e non doveva essere superficiale e disattento rispetto al suo territorio ed agli interessi della collettività in quanto anche le sponde dei fiumi e dei torrenti, per un’estensione di mt. 150 dalle rive, sono tutelate con vincolo paesaggistico ed il Comune non può dichiarare che l’area di progetto non ricade in zona vincolata paesaggisticamente ed essere silente rispetto alla richiesta del Ministero dei Beni Culturali che richiede di specificare la distanza tra l’opera in oggetto e i corsi d’acqua ‘Carafune Cacciadebiti’ e ‘Vallone Pipino’.

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