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Scalzati, Fernando De Donato: lavori pubblici, mancanza di trasparenza e partecipazione

Un buon amministratore ha il dovere di informare puntualmente i cittadini su ciò che si intende realizzare, di ascoltarli e di renderli partecipi di ogni fase del progetto. Non basta comunicare solo le decisioni finali: ogni singolo dettaglio deve essere condiviso in modo chiaro, affinché la comunità possa comprendere e, se necessario, contribuire con le proprie osservazioni.

Oggi è toccato a Scalzati, dove assistiamo a una situazione diametralmente opposta.

Invece di un dialogo aperto e di una gestione condivisa delle opere pubbliche, stiamo assistendo a un riserbo assoluto, a una gestione che sembra più un “affare di stato” che una semplice opera pubblica.

Fernando De Donato

I cittadini, preoccupati, si interrogano su quale sarà la sorte dell’area antistante la Chiesa di Santa Maria e quali lavori sta portando avanti l’ amministrazione Pisani.

La chiesa di Santa Maria del Soccorso, antica fondazione benedettina del XV secolo è stata a lungo priorato della Abbazia di Cava dei Tirreni; nel 1525 il sito venne rifondato come l’ultima casa florense da Francesco Notarianni ; successivamente passata, all’ordine cistercense, il monastero mantenne autonomia per poi essere abitato, fino alla soppressione napoleonica del 1808.

I beni e i terreni del monastero vennero requisiti e incamerati.

La chiesa, divenne pertinenza del clero diocesano, e rimase parrocchia autonoma dal 1902 al 1955. Oggi, santuario mariano, è una chiesa sussidiaria della parrocchia di Santa Marina Vergine in Casole Bruzio.

I lavori di che trattasi rischiano di passare inosservati, se non fosse per un piccolo dettaglio fondamentale: si tratta di un’area di pregio storico.

A voler essere più precisi la chiesa e il campanile sono vincolati con decreto art.12 del DL 42/2004 (vincolo avviato e notificato nel 2015), con estensione dell’ art.45 (vincolo indiretto) sull’area circostante.

Il muro (parliamo di circa 50 m lineari di muratura perimetrale dell’area del monastero), in cui è possibile leggere addirittura il sistema costruttivo, risalente al XVII secolo, è di proprietà pubblica, quindi vincolato ope legis in forza dell’articolo 10 comma 1 della 42/2004 a mente del quale ” Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico”.

Questa mancanza di comunicazione e la visione unilaterale che emerge dalle risposte dell’amministrazione sono inaccettabili, soprattutto quando si parla di beni culturali e storici che appartengono alla collettività.

Per questo motivo, presenterò un’interrogazione scritta al Sindaco, chiedendo che venga fatta piena chiarezza riguardo i progetti per l’area in questione e che venga garantita una discussione pubblica e approfondita su quanto sta accadendo.

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