Le ultime ricerche dell’Unical nell’Area delle Fate portano alla luce templi, monete magno-greche e statuette votive.
Ci sono luoghi in cui la terra non è semplicemente suolo, ma un palinsesto di pietra e memoria, un libro aperto che aspetta solo di essere sfogliato. Località Area delle Fate (in contrada Cutura), nel territorio di Rose, è uno di questi spazi magici. Qui, dove la Valle del Crati si fa panorama e silenzio, le recenti campagne di scavo stratigrafiche stanno riportando alla luce un passato monumentale, ridefinendo i confini della nostra memoria storica.
Le indagini archeologiche, condotte in regime di concessione ministeriale dal Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria sotto la direzione scientifica del Prof. Armando Taliano Grasso, proseguiranno intensamente fino a metà giugno. I blocchi squadrati di calcarenite emersi dagli scavi non sono solo fondamenta di un antico edificio monumentale o di un tempio perduto; sono i segni tangibili, fieri e intatti, del passaggio e del dominio di civiltà che hanno fatto la storia del Mediterraneo. Dalla piena età del Ferro fino agli ultimi decenni del III secolo a.C., questo lembo di Calabria è stato crocevia di popoli: Enotri, Greci, Brettii. Comunità che qui hanno vissuto, pregato e lasciato in eredità monili d’oro, argento, bronzo, monete delle zecche magno-greche e incantevoli statuette votive dedicate a una primordiale Divinità Madre. Un patrimonio immenso che trasforma Rose in un presidio archeologico di straordinaria rilevanza, testimonianza di una Calabria da sempre protagonista della storia.
Ma la storia, per restare viva, ha bisogno di custodi. E la vera bellezza dell’Area delle Fate risiede anche nella straordinaria simbiosi che si è creata tra il sito, le istituzioni e i privati. In questo contesto, spicca il ruolo fondamentale e generoso della famiglia Paese – Iuele, proprietaria dei terreni sui quali vengono effettuati gli scavi, che non si è limitata a consentire l’accesso alla proprietà, ma ha offerto in ogni occasione la massima collaborazione, dimostrando di avere profondamente a cuore la tutela del sito. Il loro è un vero e proprio presidio attento, un avamposto di cura, sensibilità e sorveglianza innamorata. Rappresentano l’esempio più puro di cittadinanza attiva: un argine contro l’oblio che vigila su quelle pietre millenarie con l’amore di chi sa di custodire un tesoro che appartiene all’umanità intera.
Questo miracolo di archeologia pubblica è reso possibile da una sinergia impeccabile, in cui il Comune di Rose gioca un ruolo di primo piano, avendo inserito la valorizzazione dell’Area delle Fate come un obiettivo cardine del proprio programma amministrativo. L’ente non ha fatto mancare il proprio sostegno tangibile, impegnandosi concretamente attraverso il finanziamento delle attività di scavo e assicurando il pieno supporto logistico necessario all’équipe di ricerca. Un’accoglienza calorosa che ha visto docenti, esperti e studenti universitari stabilirsi temporaneamente nel borgo di Rose trasformando il paese in un vivace campus archeologico.
L’obiettivo politico e culturale per questa consiliatura è infatti ambizioso e concreto: avviare la realizzazione dell’Antiquarium cittadino. Questa struttura nascerà come la vera “casa della memoria storica” di Rose, uno spazio istituzionale idoneo a ospitare e mostrare al mondo parte dei preziosi reperti rinvenuti nel territorio.
La ferita della terra – originariamente aperta da una frana del torrente Iavas e intuita dallo sguardo attento dell’ornitologo Pietro Mirabelli – è oggi diventata il messaggio potente di una intera comunità: proteggere il passato non è un atto di nostalgia, ma il primo passo per costruire il futuro. Quella terra calpestata secoli fa da guerrieri e sacerdotesse torna oggi a parlarci, e Rose è finalmente pronta ad ascoltare.

Vai al contenuto



