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Giuseppe Scopelliti

Scopelliti: “Candidarmi a Reggio Calabria? Non mi sottrarrò a dare un contributo”

Si candiderà a Sindaco di Reggio Calabria?

Ho più volte ribadito, nelle innumerevoli circostanze in cui mi è stata rivolta questa domanda, che conservo una innegabile e intima passione per la Politica. Penso, tuttavia, che vi siano molti modi per essere utili alla nostra Città, e che non sia strettamente indispensabile avere un ruolo istituzionale per servirla. Non mi sottrarrò dal dare un contributo di esperienza, qualora mi venga richiesto.

Per il resto, anche io, come molti, sogno un futuro diverso per Reggio, che contenga la prospettiva e la speranza di un progetto in cui credere. Ogni stagione ha i suoi uomini, più o meno degni, più o meno capaci. Per quanto mi riguarda, ho lasciato la politica attiva in quello stesso istante in cui, emessa la sentenza della mia condanna in primo grado, ho rassegnato le dimissioni: è stato un momento drammatico, ma era l’unico gesto che avrei potuto fare e che farei cento altre volte, per senso di responsabilità.

Giuseppe Scopelliti
Giuseppe Scopelliti

Quella condanna era una delegittimazione da Presidente della Regione Calabria: la mia grammatica istituzionale, dunque, non aveva altra regola se non le dimissioni.

Spero, però, che i molti giovani, alcuni militanti nel Fronte della Gioventù al tempo in cui io ero Presidente Nazionale, si facciano avanti e sappiano far ritornare la fiducia nella Politica a quanti, troppi, l’hanno ormai perduta. Sono loro l’unica speranza del domani. Almirante soleva dire: “… io non predico agli anziani e ai giovani la rassegnazione alla vita. Predico il coraggio”.

Cosa pensa delle prossime regionali? Il centro destra può vincere?

Non seguo più assiduamente le dinamiche politiche locali. Anche se, per ragioni di cuore nei confronti della mia terra, cerco di comprendere gli eventi, come accade a tutti, del resto. Certamente il vento è cambiato. Il centro destra, a livello nazionale, sta dimostrando di essere capace di affrontare le sfide più ardue, di interpretare le molteplici istanze e le criticità del Paese, in uno scenario internazionale inedito ed estremamente complesso.

La sinistra, al contrario, è sempre più distante dai problemi reali dei cittadini, ed è troppo impegnata a dibattere intorno alle questioni astratte e a ricercare nuovi vocaboli ed etichette per alimentare una retorica da palcoscenico, ormai lontana dai bisogni della gente, dai quartieri e dai luoghi del lavoro.

La destra, insomma, è divenuta una forza di governo credibile ed affidabile, che cerca concretamente di incidere sulle profonde contraddizioni che da decenni affliggono l’Italia, come dimostrano i recenti provvedimenti approvati in Parlamento.

Credo che questa percezione abbia dei riflessi anche su una scala regionale, dove, peraltro, diverse sono le iniziative di governo annunciate e realizzate, mentre, per altre, oggi in fase di attuazione, attendiamo con fiducia la loro imminente concretizzazione.

Lei era uno dei Sindaci e dei Governatori più amati. E ancora oggi sembra essere molto apprezzato nella Sua Città.

Qual è, secondo lei, il migliore provvedimento della giunta Scopelliti?

La verità è che i miei concittadini, e non solo, non hanno accettato la mia ingiusta condanna. E me lo dimostrano con attestati di affetto e di stima, ancora oggi, a distanza di alcuni anni dall’espiazione della pena. Inoltre, l’inefficienza e l’incapacità dell’attuale Amministrazione ha alimentato, anche in chi non mi aveva votato, un sentimento di “nostalgia” intorno alla mia persona ed alla squadra che aveva amministrato la Città, prima con me, fino al 2010, e poi con Demetrio Arena, fino al giorno del grande tradimento consumato ai danni di Reggio con lo scioglimento dell’Amministrazione comunale.

“La Città – mi sento dire spesso da chi mi ferma per strada – aveva una dimensione internazionale, tratteneva ed attraeva i giovani e dialogava con il Mediterraneo”. La mia angoscia più grande, comunque, è dovuta alla fuga dei nostri giovani; ma assisto anche all’inerzia dei genitori, che non si ribellano. In quegli anni, invece, Reggio offriva di sé un’immagine del tutto nuova di una Città che coltivava il sogno di diventare il baricentro del Mediterraneo: si pensi ai voli internazionali e all’idea di una Città che si preparava ad entrare nel circuito del turismo culturale e naturalistico, all’economia locale che reagiva positivamente e con fiducia a quel “modello” e, soprattutto, a quel processo culturale che iniziava a respingere l’oppressione della mentalità mafiosa che oggi, purtroppo, registra una pericolosa recrudescenza.

Il Waterfront progettato da Zaha Hadid, da me voluto e finanziato nel 2009, era la sintesi di una Reggio che si apriva al Mare e che poteva ambire a qualcosa che oggi, invece, è soffocato e non compreso. Noi comprendemmo, allora, che recuperare e riqualificare il legame con il Mare, proprio per la Storia e per la grandiosa Civiltà su cui si fonda Reggio, era un’operazione fondamentale per restituire alla Città la sua naturale prospettiva sul Mediterraneo e, quindi, verso il Mondo.

Per rispondere all’ultima parte della sua domanda, ci tengo a dire che non vi è un singolo provvedimento di allora che possa definirsi “migliore”. Parlerei di un complesso di azioni, coordinate e volute all’interno di una visione chiara, lucida e strategica, determinata. Era da quella visione unitaria e articolata che discendevano i singoli provvedimenti, tutti coerenti con il progetto principale, come uniti da un filo rosso.

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