Francesco Pacienza svela il mistero dei grandi sacchi bianchi lasciati nella Sibaritide: la bonifica pre-evento è diventata una discarica.
di Francesco Pacienza
Da quando è stato completato l’ammodernamento del tratto della Strada Statale 534 che dallo svincolo dell’A2 si snoda verso la Sibaritide, gli automobilisti in transito hanno potuto apprezzare una singolare opera di design urbano: le aree di sosta e i bordi delle carreggiate, in entrambe le direzioni di marcia, sono stati promossi d’ufficio al ruolo di “isole ecologiche non autorizzate”.
Un vero e proprio percorso espositivo dedicato al degrado a cielo aperto. Pneumatici consumati, sacchetti di spazzatura domestica, cassette di plastica e polistirolo vengono depositati con una regolarità da fare invidia ai servizi integrati di raccolta. Il tutto sotto lo sguardo – palesemente distratto – di chi avrebbe in carico la gestione, la cura e la manutenzione ordinaria dell’arteria: l’ANAS.
Ma la storia si fa davvero avvincente quando entra in gioco la magia dei grandi eventi.
Alla vigilia del Vinitaly, sollecitata dalle accorate premure di qualche politico comprensibilmente ansioso di non far sfigurare il territorio davanti ai calici illustri e ai visitatori in arrivo, l’ANAS ha risposto con uno scatto di solerzia quasi epico. In men che non si dica, le squadre sono intervenute per bonificare alla meno peggio quelle discariche abusive, raccogliendo il pattume e ammucchiandolo in ordinati, enormi sacchi bianchi.
La polvere è stata cacciata sotto il tappeto, la carreggiata è stata tirata a lucido e l’effetto “vetrina” è stato salvato. Missione compiuta!
Peccato solo che, come nelle migliori fiabe, l’incantesimo sia svanito non appena la festa è finita. Il Vinitaly ha chiuso i battenti il 19 luglio tra gran fiati di trombe, sfilate e luci sfolgoranti, ma la prodigiosa alacrità dell’ente gestore si è bloccata di colpo. Paralizzata d’incanto non appena i riflettori si sono spenti.
Oggi siamo a settembre 2026. A distanza di settimane, i monumentali sacchi bianchi sono ancora lì, fieri custodi del margine stradale, lasciati in bella mostra al sole. E siccome la natura aborre il vuoto, attorno a quei sacchi istituzionali si sono già aggregati nuovi cumuli di immondizia fresca, in una sorta di festosa stratificazione di inciviltà e abbandono.
A questo punto la domanda sorge spontanea: ma in casa ANAS sono al corrente che la tecnologia ha fatto qualche piccolo passo avanti? Lo sanno che tra fototrappole, videosorveglianza avanzata e controlli incrociati non ci vorrebbe poi molto a identificare i soliti furbetti del sacchetto e perseguirli a norma di legge con sanzioni da capogiro? O si attende la prossima manifestazione fieristica per muovere una foglia?
E dove sono finiti i nostri solerti esponenti politici? Come mai chi si è speso con tanta foga qualche settimana prima del Vinitaly per sollecitare la pulizia, oggi sembra affetto da un’improvvisa amnesia? Possibile che il decoro e la dignità delle nostre strade valgano solo la durata di un brindisi istituzionale a favore di camera?
Le arterie stradali, d’altronde, sono il vero e primo biglietto da visita di un territorio. È da lì che passa chi arriva, lavora o visita la nostra terra. E, a dirla tutta, le strade provinciali e comunali non sono certo da meno, spesso trasformate in percorsi ad ostacoli tra buste ed elettrodomestici dismessi.
Serve un radicale cambio di paradigma. Se l’educazione civica latita e la manutenzione va a scatti alterni, l’unica strada percorribile è far passare la voglia di sporcare colpendo pesantemente nel portafoglio chi scambia il bene pubblico per la propria pattumiera personale.
Nel frattempo, i grandi sacchi bianchi restano immobile arredo lungo la SS534, a ricordarci che per fare bella figura in favore di telecamera basta una spazzata superficiale… ma per gestire un territorio ci vorrebbe ben altro.

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