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Facce Da Città 57esima puntata con Stefano Amato, polistrumentista e compositore - CosenzaPost

Stefano Amato si racconta a “Facce da Città”: dal Conservatorio al palco di Sanremo

Nella 57esima puntata di “Facce da Città”, il musicista Stefano Amato svela i segreti del sodalizio con Brunori Sas e la sua vita da prof in Calabria

C’è chi la musica classica la vive come un binario rigido e chi, invece, la usa come trampolino per esplorare mondi paralleli. Stefano Amato, polistrumentista, compositore e storico collaboratore di Brunori Sas, appartiene indubbiamente alla seconda categoria. Ospite della 57esima puntata del talk Facce da Città su CosenzaPost, Amato si è raccontato a cuore aperto tra aneddoti sanremesi, l’amore viscerale per la Calabria e il suo ruolo quotidiano di insegnante.

Il “sequestro” artistico e l’avventura a Sanremo

L’intervista si apre con ironia sul lungo sodalizio con Dario Brunori, iniziato nel lontano 2010 alla fine del primo storico tour del cantautore. Un vero e proprio “sequestro di persona” artistico che ha scompigliato la vita regolare di Amato, allora diviso tra gli studi al Conservatorio di Cosenza e le prime esperienze live.

Il punto più alto e mediatico di questa collaborazione è andato in scena sul palco del Teatro Ariston, dove Amato ha vestito i panni di direttore d’orchestra per accompagnare Brunori con il brano Albero delle noci. Un’esperienza vissuta con una naturalezza inaspettata: «Ero rilassato ma sempre timoroso verso quel palco. Ci siamo arrivati con le spalle larghe grazie a una lunghissima gavetta. Sul podio pensavo solo al teatro, non alla televisione», ha spiegato il musicista.

Dalle origini arbereshe all’amore per la parola

Originario di Spezzano Albanese ma residente a Rende dalla fine degli anni novanta, Amato ha ricordato gli esordi quasi casuali con la chitarra a soli 11 anni, spinto dalla madre e da un maestro arrivato dall’Albania. Poi l’incontro folgorante con il violoncello e gli anni d’oro al Conservatorio di Cosenza, definiti come «il periodo più bello della giovinezza, dove nascono amicizie autentiche che ti porti dietro per tutta la vita».

Lavorare nella scuderia Brunori Sas (una squadra quasi interamente calabrese) viene descritto dal polistrumentista come uno “spasso” basato su empatia e spirito di squadra. Tra i brani del repertorio a cui è più legato spicca Canzoni contro la paura: «Ricordo ancora quando Dario me la fece ascoltare per la prima volta chitarra e voce a casa sua, rimasi impressionato dal testo», rivela Amato, sottolineando il suo amore sconsiderato per la letteratura e la poesia applicata alla musica.

L’elogio della provincia e il ritorno a scuola da “virale”

Nonostante i grandi palcoscenici nazionali, Stefano Amato rimane un fiero sostenitore della vita in Calabria e della dimensione di provincia: «Sono un difensore assoluto dell’umanità e della semplicità che si trovano qui. Abbiamo il mare e la montagna a mezz’ora di macchina, ritmi umani e cibo straordinario. Ai giovani dico di restare».

Oltre alla vita da tournée, Amato indossa ogni giorno i panni del docente. Ai suoi alunni, tornato da Sanremo, ha voluto lanciare un messaggio pedagogico potente, lontano dai falsi miti dei social: «Il vero successo non sono le classifiche o la TV, ma le emozioni positive che viviamo dentro di noi. I veri eroi sono i genitori e chi vi aiuta a crescere».

Proprio il suo rientro a scuola dopo il Festival è diventato un piccolo caso sul web: un video d’accoglienza a sorpresa, girato da colleghi e studenti, è diventato virale in tutta Italia. Un tributo spontaneo per il “Maestro Amato”, un artista che preferisce ringraziare per i tanti sogni già realizzati piuttosto che rincorrere l’impossibile.

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