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Storico riconoscimento per San Francesco di Paola precursore della Dottrina Sociale

Il Santo del “Bene Comune” viene indicato come modello universale di carità e impegno civile.

All’interno della seconda festa calabrese della Dottrina Sociale della Chiesa (10-28 maggio 2026), giovedì 21 maggio 2026 si è tenuta al Santuario di San Francesco di Paola a Corigliano Calabro, un incontro dal titolo: “Amate il bene comune”. San Francesco di Paola precursore della Dottrina Sociale della Chiesa. 

San Francesco di Paola che il 1483 era partito per la Francia, tre anni dopo scriverà una lettera a Girolamo Sanseverino e a Mandella Gaetani, nominandoli procuratori dell’eremo, che il santo aveva costruito a Corigliano Calabro. Nella missiva San Francesco utilizzerà parole e concetti ripresi poi da papa Leone XIII (15 maggio 1891) per la Rerum novarum.

Questo il testo del relatore del convegno padre Giovanni Cozzolino.

L’atto di nascita del pensiero sociale della Chiesain una lettera (10 settembre 1846) di San Francesco di Paolaa Girolamo Sanseverino e Mandella Gaetani, costituiti 

procuratori dell’eremo di Corigliano Calabro

di padre Giovanni Cozzolino O.M.

IL TESTO DELLA LETTERA SCRITTA DA SAN FRANCESCO
Fratelli e diletti procuratori, anzitutto salute e pace in Gesù Cristo benedetto. Ringrazio nuovamente voi, questo venerabile clero, le autorità e tutto il popolo per l’amore e il fervore che avete portato e portate verso i nostri frati e verso il nostro Ordine e per la grande sollecitudine che avete usato e continuamente usate per la costruzione di questo benedetto luogo della SS. Trinità.

Il nostro Signore Gesù Cristo, che dà a tutti la giusta ricompensa, vi renda merito delle vostre fatiche e vi proteggerà da ogni male e pericolo, in qualunque luogo abbiate a recarvi e a dimorare, e noi, con tutti i nostri frati d’altra parte, benché siamo indegni, pregheremo sempre l’eterno Dio Padre e il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre, la Vergine Maria, che vi aiutino e vi guidino alla salvezza dell’anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine, dell’anima vostra, pensate che la morte è sicura per tutti, che questa vita è breve e altro non è che ombra che presto passa, per salvarci e che per noi soffrì tanti tormenti e subì la fame, il freddo, la sete, il caldo e tutte le sofferenze che possono soffrire gli uomini, nulla rifiutando per amor nostro, dando esempio di perfetta pazienza e di perfetto amore. Anche noi tutti dobbiamo avere pazienza in tutte le nostre avversità, che dobbiamo sopportare con amore, pensando che lo stesso nostro Signore soffrì maggiori affanni e tribolazioni per tutti noi.

Vi prego, ancora, di mettere da parte gli odi e le inimicizie, amate la pace perché è il miglior tesoro che i popoli possano avere il nostro Signore Gesù Cristo non lasciò altro agli apostoli se non la pace.


Amate il bene comune, aiutate i poveri, gli orfani, le vedove e i bambini. Sappiate che siamo vicini alla fine del mondo a causa dei nostri peccati che sono grandi e spingono Dio all’ira; e per questo correggetevi per il futuro e pentitevi del passato, poiché Dio è misericordioso e vi aspetta a braccia aperte. Sappiate che ciò che nascondiamo al mondo non lo possiamo nascondere a Dio.

Fate una vera e fedele conversione, osservando queste cose come veri cristiani, riceverete l’aiuto e la benedizione dell’Eterno Dio e della sua Madre e figlia la Vergine Maria e fate tutto ciò affinché Dio mitighi il grande supplizio che riceverà la povera Italia a causa della sua malignità.

Altro non scrivo se non che la pace sia con voi, e prego con carità voi, nostri procuratori, di far conoscere ciò a tutto a questo popolo e specialmente a questo venerabile clero come è detto sopra.

Scritto nel nostro luogo di San Mattia de la Pace presso Tours in Francia il 10 settembre 1486.

Il vostro indegno orante – frate Francesco Minimo, povero eremita di Paola

I passaggi sociali della lettera di San Francesco di Paola (10 settembre 1486)

“Amate il bene comune” – Bene comune è l’insieme delle condizioni che permettono a tutti di realizzarsi; San Francesco di Paola usa esattamente la formula che attualmente è il quarto pilastro del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Nel 1486 non esisteva ancora come termine tecnico; qui il santo paolano è davvero profetico.

“Aiutate i poveri, gli orfani, le vedove e i bambini” – L’opzione preferenziale per i poveri; sono le 4 categorie bibliche dei più indifesi. Papa Leona XIII nella Rerum novarum (15 maggio 1891) userà lo stesso elenco.

“Mettete da parte gli odi e le inimicizie, amate la pace perché è il miglior tesoro che i popoli possano avere” – Pace e solidarietà; San Francesco di Paola parla di pace non come sentimento, ma come “tesoro dei popoli”; bene politico e sociale, non solo interiore.

Si rivolge a “Venerabile clero, le autorità e tutto il popolo” – Partecipazione e sussidiarietà. In questo passaggio il fondatore dell’Ordine dei Minimi chiama in causa tutti i corpi sociali: Chiesa, potere civile, popolo. Non scarica tutto sul principe o sul vescovo.


La tesi di definire San Francesco di Paola “precursore 
della Dottrina Sociale” 

ha almeno cinque argomenti a suo favore:

Cronologia: 1486. Siamo 405 anni prima della Rerum novarum di Leone XIII; eppure i contenuti coincidono.
Destinatari: Non scrive a monaci, ma ai procuratori di Corigliano Calabro; erano amministratori laici dell’eremo, cioè figure pubbliche. San Francesco di Paola, fa magistero sociale rivolto ai politici.

Linguaggio: Non dice solo “fate la carità”; ma scrive “amate il bene comune”. In questa frase distingue il piano personale da quello strutturale.

Visione nazionale: “la povera Italia a causa della sua malignità”.San Francesco di Paola ha coscienza che il peccato ha conseguenze sociali e storiche su un intero paese.

Metodo: Unisce Vangelo e vita civile. Parte da Cristo che “soffrì fame, freddo, sete” e arriva al “mettere da parte gli odi” nella comunità: qui viene praticato il metodo vedere-giudicare-agire.

Naturalmente il limite all’espressione “precursore” è che la Dottrina Sociale della Chiesa come disciplina nasce quando il Magistero pontificio inizia a produrre encicliche organiche sui problemi della società industriale. San Francesco di Paola non aveva le categorie economiche moderne: salario, sindacato, proprietà privata; lui profetizza i principi, non li sistematizza. San Francesco di Paola, possiamo ben definirlo il “padre profetico” o il “precursore maggiore”; come Sant’Ambrogio lo è per la morale economica, o San Benedetto per il lavoro.

Se il padre della Dottrina Sociale della Chiesa è chi per primo ne ha scritto il corpo sistematico, allora è Leone XIII; ma il precursore è chi per primo ne ha vissuto l’anima e ha comandato ai governanti di ‘amare il bene comune’ (come nel testo della lettera a Girolamo Sanseverino e Mandella Gaetani), questo nome è inciso dal 10 settembre 1486 ed è frate Francesco minimo, povero eremita di Paola.

I TEMI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

Prendiamo la lettera riga per riga e la confrontiamo con i 7 principi chiave della Dottrina Sociale della Chiesa del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (2004).

Dignità della persona umana (par. 107-145): è il principio fondante di tutta la Dottrina Sociale della Chiesa. “Ogni altro principio e contenuto della Dottrina Sociale trova fondamento” nella dignità della persona.

Bene comune (par. 164-170): definito come “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente”.

Destinazione universale dei beni (par. 171-181): il principio è trattato dal par. 171 in poi: “Il principio della destinazione universale dei beni invita a coltivare una visione dell’economia ispirata a valori morali”.

Sussidiarietà (par. 185-188): “La sussidiarietà è tra le più costanti e caratteristiche direttive della Dottrina Sociale della Chiesa”. Il paragrafo 186 cita la “Quadragesimo anno”: “non togliere agli individui ciò che possono fare da soli”.

Solidarietà (par. 192-196): il Compendio la definisce: “determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune”. È “virtù sociale fondamentale”.
Partecipazione (par. 189-191): nel Compendio è trattata subito dopo la sussidiarietà; viene collegata alla vita democratica: “la conseguenza caratteristica della sussidiarietà è la partecipazione” e “il cittadino deve essere messo
in condizione di intervenire”.

Opzione preferenziale per i poveri (par. 182-184): anche se non è tra i quattro “cardini” del capitolo 4, il Compendio la espone prima della sussidiarietà: “Il principio della destinazione universale dei beni esige che si guardi con particolare sollecitudine ai poveri, agli emarginati”. Giovanni Paolo II la definisce “una forma speciale di primato
nell’esercizio della carità cristiana”.

Demetrio Guzzardi
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