Ok definitivo nell’Aula della Camera al taglio dei parlamentari: una riforma costituzionale ampiamente voluta dal M5s
E’ stato approvato definitivamente a Montecitorio il disegno di legge che riduce i parlamentari (da 630 deputati a 400, e da 315 senatori a 200). Una legge ampiamente voluta dal M5s, e in questa fattispecie a votare a favore sono state le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva e Leu), quelle di opposizione (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia), mentre + Europa con alcuni esponenti del partito sostengono che possa trattarsi di una “ghigliottina sulla Costituzione italiana”.
In totale sono stati 553 sì alla riforma costituzionale, 14 no e 2 astenuti: un disegno di legge che si muove verso un frazionamento orizzontale e verticale della struttura parlamentare, incidendo sui costi della politica.
Approvato dal Parlamento il ddl costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari: il parere di Giuseppe Conte
Per il premier Giuseppe Conte si tratta di una riforma storica, che rende più efficiente il funzionamento delle camere, limitando il ricorso alla decretazione d’urgenza e alla questione di fiducia.
Da qui derivano non poche critiche, in particolare hanno attaccato la riforma Lorenzo Cesa (Udc), Vottorio Sgarbi che l’ha definita uno “stupro della Costituzione”, invece Angelo Bonelli dei Verdi si è espresso in questi termini : “E’ un furto di democrazia in omaggio alla propaganda grillina che demolisce la Costituzione e le minoranze”.
Una tesi che non è per nulla condivisa da Luigi Di Maio, che si è rivolto ai cittadini italiani dicendo: “E’ una riforma storica, una grandissima vittoria per l’Italia”.
Ma cosa prevede il provvedimento? A Palazzo Madama ci saranno 115 senatori in meno, mentre alla Camera 230 in meno, un decreto che va modificare la Costituzione. Altro aspetto saliente, sottolineato anche dal centrosinistra in passato, è quello di ridisegnare i collegi in modo da garantire la rappresentanza nei territori.
Quanto risparmierà lo Stato? Per il promotore del provvedimento, Luigi Di Maio, non è tanto una questione di costi, bensì il testo diventato legge vuole essere un monito per il cambiamento della politica, mandando a casa chi ha fatto della politica una professione.
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