Domenica 3 ottobre secondo appuntamento per “Sguardi a Sud”, la stagione teatrale organizzata dalla compagnia Porta Cenere al Teatro Comunale di Mendicino, con il patrocinio della Città di Mendicino.
E’ di scena la compagnia Officine Jonike delle Arti con “Antigone. Il sogno della farfalla”. Lo spettacolo è tratto da “La tomba di Antigone” (1967), sorprendente romanzo filosofico-poetico-teatrale della filosofa spagnola Maria Zambrano, in esilio per 45 anni sotto la dittatura franchista, e scritto dall’attrice e regista siciliana Donatella Venuti.

“Antigone – Il sogno della Farfalla” dà voce a tutte quelle donne – eroine/martiri – che lottano contro le leggi prevaricatrici generate dall’abuso del potere, dalla violenza della guerra e dall’annichilimento del concetto stesso di “Umanità”. Antigone rinchiusa dentro il buio di una prigione fisica e metaforica, accende e spegne una torcia come ad illuminare i volti degli spettatori.
Nel delirio scatenato dalle pillole PMKZeta che invano tenta di ingurgitare per dimenticare, crede di rivedere gli affetti negati della sua esistenza (Ismene, Giocasta, Edipo, la nutrice Anna), e li oltrepassa dentro la propria psiche come fossero ombre, fino a scontrarsi prima con l’Arpia – ragno del cervello che materializzandosi la destabilizza installandole il dubbio di aver agito per pietà e non per amore – e poi con Eteocle/Polinice – fratelli l’uno alter ego dell’altro, personalità multiple dallo stesso volto ancora in guerra tra di loro.
Una Antigone ancora alla ricerca disperata della Verità della Vita e della Ragione di tutto il sangue versato nel corso della Storia da sempre scandita da guerre fratricide.
Perché sposa non sposa, con il suo abito bianco sporco di terra, Antigone continua ad andare incontro alla morte non morte rinunciando alla vita e cercando una ragione ultima al suo
sacrificio. Per aver disobbedito alla Vecchia Legge, scritta da un potere iniquo, Antigone, colpevole di aver seppellito il fratello in nome di una Nuova Legge non scritta ma da sempre connaturata con il senso ultimo di “Umanità”, è condannata a spegnersi privata della luce e della libertà, come morta, affinché il suo pensiero e le sue gesta non possano mai più nuocere all’ordine costituito.
Una sorta di esilio senza soluzione, dunque, come la condizione di quella Umanità che anche oggi, viene sradicata dalla propria terra e rimane in attesa di una nuova dimora o pacificazione, che si ritrova all’improvviso “…senza nulla sotto il cielo e senza terra, che prova il peso del cielo senza terra che lo sostenga” a cui è stato negato il diritto alla vita. In scena Maria Milasi e Americo Melchionda che ne ha curato la regia.
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