Terzo blocco totale della rete internet in trenta giorni ad Altomonte: il giornalista si rivolge ai magistrati per accertare i gravi danni al territorio.
Di Francesco Pacienza
Tre volte in trenta giorni. Non è una coincidenza, ma la cronaca di un fallimento infrastrutturale annunciato. Il territorio di Altomonte e dell’intera area dell’Esaro e del Pollino sono rimasti nuovamente al buio digitale: un blackout totale della connettività internet su fibra ottica che ha paralizzato migliaia di utenze, imprese e uffici pubblici. Ormai, basta un picco di calore o un temporale estivo per far collassare la rete gestita dal consorzio FiberCop, che la subaffitta all’ingrosso ai vari operatori retail (Tim, Iliad, Vodafone). Un effetto domino disastroso a valle.
Le anomalie climatiche non sono più eventi imprevedibili di “forza maggiore”, ma la norma. La fragilità della rete manifesta una palese inadeguatezza tecnica e una totale assenza di manutenzione preventiva dei nodi e delle sottostazioni.
Questo isolamento non è un mero fastidio da svago, ma una vera e propria paralisi democratica ed economica. Con la rete giù si bloccano i bancomat, le farmacie non possono dematerializzare le ricette mediche, i POS dei commercianti smettono di funzionare azzerando i fatturati nel pieno della stagione turistica. Professionisti in smart working e aziende che condividono dati in Cloud restano brutalmente tagliati fuori.
Non si può più derubricare tutto a semplici disservizi da liquidare con sterili indennizzi. Per questo ho depositato un esposto-denuncia alla Procura di Castrovillari, tramite i Carabinieri di Altomonte. Chiediamo ai magistrati e alla Polizia Postale di verificare l’ipotesi di interruzione di pubblico servizio (Art. 340 c.p.), oltre a possibili profili di truffa o inadempimento di pubbliche forniture. Un territorio che lotta per il proprio futuro non può essere condannato all’esilio digitale da chi incassa le bollette ma dimentica gli investimenti.

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