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“Tirreno d’AMare”, la Riviera dei Cedri come luogo dell’anima. A Diamante, l’11 agosto, il pianoforte di Giusy Caruso accenderà una notte di candele

“Tirreno d’AMare”, la Riviera dei Cedri come luogo dell’anima

A Diamante, l’11 agosto, il pianoforte di Giusy Caruso accenderà una notte di candele, evento nell’ambito della kermesse “Tirreno d’AMare”

La Riviera dei Cedri con il suo paesaggio fatto di una successione di spiagge, borghi e montagne affacciate sul Tirreno è una materia viva di luce, vento, profumi, memoria e silenzi. È precisamente dentro questa materia che, dal 24 luglio, si sta svolgendo l’edizione  2026 del “Tirreno d’AMare – Festival dei Sensi”, manifestazione ideata e diretta dalla pianista e artista-ricercatrice Giusy Caruso, che trasforma i luoghi dell’Alto Tirreno cosentino in altrettanti spazi di incontro fra musica, arte, cultura, ricerca, ambiente e turismo esperienziale.

Più che un festival nel senso tradizionale del termine, “Tirreno d’AMare” appare come un progetto di valorizzazione culturale del territorio attraverso l’esperienza artistica. Il cartellone attraversa infatti diversi comuni della Riviera dei Cedri da Guardia Piemontese a Cetraro, da Diamante a Belvedere Marittimo, Sangineto e Maierà, portando concerti e iniziative culturali dentro luoghi che diventano parte integrante della narrazione.

È una scelta tutt’altro che marginale.

Qui il paesaggio non fa da semplice fondale allo spettacolo: diventa spettacolo.

La musica incontra i borghi, la storia incontra la contemporaneità, il patrimonio incontra la ricerca. E il pubblico, anziché limitarsi ad assistere, viene invitato a entrare in una dimensione diversa del rapporto con il luogo.

È questa, in fondo, la filosofia del Festival dei Sensi: risvegliare quella sensibilità che permette di vedere nuovamente ciò che spesso l’abitudine rende invisibile.

Non è casuale che il festival sia stato presentato anche a Bruxelles, nel cuore delle istituzioni europee. È un gesto che dice molto della sua identità: raccontare la Calabria partendo dalla Calabria, ma rivolgendosi a un pubblico internazionale.

La manifestazione nasce da un’idea di Giusy Caruso che, sin dalle prime edizioni, ha perseguito l’obiettivo di mettere in relazione musica, arte, cultura, benessere e conoscenza del territorio, favorendo l’incontro fra artisti, visitatori e comunità locali.

Negli anni il progetto è cresciuto, aprendosi alla ricerca artistica, alle nuove tecnologie, alla formazione e alla dimensione internazionale.

È una traiettoria coerente con la personalità della sua direttrice artistica.

Giusy Caruso è una figura singolare nel panorama musicale contemporaneo.

Calabrese di nascita, residente a Bruxelles, è pianista concertista, artista-ricercatrice e titolare di un PhD in Arts: Music Performance. È Presidente del gruppo di ricerca CREATIE al Royal Conservatoire Antwerp, dove sviluppa attività di ricerca e formazione sulla performance musicale. Il suo lavoro si colloca all’incrocio fra musica, neuroscienze, filosofia, tecnologia e studio del gesto performativo.

Il suo percorso porta il pianoforte oltre la tradizionale dimensione concertistica.

Caruso studia infatti il rapporto fra il gesto del musicista e la produzione del suono. La sua ricerca indaga le possibilità dell’interazione fra essere umano e macchina e il modo in cui la tecnologia possa diventare non un semplice strumento, ma una componente creativa dell’esperienza musicale.

È dunque una musicista che appartiene contemporaneamente a due mondi: quello della grande tradizione pianistica e quello della ricerca sulle forme future della performance.

Ma proprio questa tensione fra passato e futuro rende particolarmente interessante il suo rapporto con la Riviera dei Cedri.

Perché “Tirreno d’AMare” sembra fare, sul piano territoriale, qualcosa di molto simile a ciò che Caruso fa sul piano artistico: mettere in dialogo ciò che siamo stati con ciò che possiamo ancora diventare.

E poi arriva Diamante.

Martedì 11 agosto, nel Largo Calvario, il programma del festival prevede Suoni del Tramonto e, alle 22.30, il Candlelight Concert con Giusy Caruso al pianoforte.

Ed è difficile immaginare una cornice più adatta.

Perché il concerto, questa volta, non avrà bisogno di effetti spettacolari.

Avrà bisogno del buio. Delle candele. Del mare. E di un pianoforte.

Quando la sera avrà cancellato i contorni più netti delle case e il calore del giorno comincerà finalmente a lasciare le pietre, Diamante potrà assumere per qualche ora una fisionomia diversa. Il Largo Calvario, illuminato dalla luce tremolante delle candele, diventerà una sorta di teatro naturale.

Una luce minima. Un grande silenzio. E poi, la prima nota.

È qui che la musica di Giusy Caruso può acquistare un significato ulteriore. Non soltanto perché a suonare sarà una pianista di formazione classica e di esperienza internazionale, ma perché la sua ricerca artistica nasce proprio dall’idea di superare i confini dell’ascolto convenzionale, restituendo alla performance una dimensione fisica, percettiva, quasi sinestetica.

In una notte di candele, tuttavia, non ci sarà bisogno della tecnologia più avanzata.

La tecnologia sarà quella antichissima della musica.

Quella che non necessita di traduzioni.

Una mano che si posa sui tasti.

Un corpo che respira.

Una vibrazione che attraversa l’aria.

E, dall’altra parte del pianoforte, un pubblico disposto  ad ascoltare.

Forse è proprio questo il significato più profondo di una serata come quella dell’11 agosto.

In un’epoca nella quale tutto tende a essere veloce, luminoso, rumoroso e immediatamente condivisibile, un concerto al lume delle candele propone un gesto quasi controcorrente: fermarsi.

Non fare. Non produrre. Non inseguire. Ascoltare.

E mentre le candele disegneranno piccole isole di luce nella notte, il pianoforte potrà compiere la sua trasformazione più semplice e più misteriosa: smettere di essere soltanto uno strumento musicale per diventare un tramite.

Fra l’artista e chi ascolta.

Fra il presente e la memoria.

Fra il paesaggio reale e quello interiore.

Fra Diamante e quel mare che, appena oltre il borgo, continuerà a muoversi nel buio.

È questa la forza di “Tirreno d’AMare”: avere compreso che un territorio  si valorizza certamente raccontandone la storia, fotografandone la bellezza, promuovendone le attrazioni. Ma un territorio può essere valorizzato anche creando le condizioni perché qualcuno lo senta intimamente proprio.

E forse il vero successo di un festival dei sensi si misura proprio qui: nel momento in cui lo spettatore smette di essere spettatore e diventa parte del paesaggio.

L’11 agosto, a Diamante si realizzerà un’alchimia speciale fra una musicista che ha fatto della ricerca sui confini della performance la propria cifra artistica e un luogo che, da secoli, vive sul confine fra terra e mare.

Fra una tradizione musicale antichissima e una sensibilità profondamente contemporanea.

Fra la luce fragile di una candela e l’immensità scura del Tirreno.

Forse, quando l’ultima nota si sarà dissolta nell’aria e resterà soltanto il rumore lontano del mare, nessuno avrà davvero voglia di applaudire subito.

Ci sarà quel breve intervallo nel quale si resta immobili.

Come quando ci si risveglia da un sogno e, per qualche secondo, non si vuole ancora tornare alla realtà.

È lì che la musica avrà compiuto il suo compito di trasportare altrove, in un’altra dimensione.

E quando le candele saranno spente, Diamante tornerà lentamente alla sua notte d’estate.

Il mare continuerà a respirare.

Le strade torneranno a riempirsi di voci.

Ma qualcosa resterà: una vibrazione, una memoria, forse una melodia.

Perché alcune serate finiscono quando finisce il concerto.

Altre, invece, cominciano proprio quando l’ultima nota è già svanita.

Candlelight Concert di Giusy Caruso a Diamante l'11 agosto 2026
Candlelight Concert di Giusy Caruso a Diamante l’11 agosto 2026
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