Il migliore in campo scelto dai followers di “Lupi si nasce” è MIRKO BRUCCINI: il totale dei votanti è stato di 124; in 84 (il 68%) hanno espresso la loro preferenza per il centrocampista rossoblu; i restanti 40 (il 32%) hanno optato per MATTEO CALAMAI.
SARACCO 6 POLITICO (ca maschera nu s.v.): Inoperoso ma bucato puntualmente alla prima mezza occasione avversaria. Su gol subito permangano forti dubbi di regolarità. Nasce viziato da un fallo e si sviluppa sul filo del fuorigioco. Il commento dell’azione alla moviola lo lascio a voi.
IDDA 5,5 (In difficoltà): Lotta parecchio su un campo ai limiti della praticabilità. Ci mette anima e corpo ma anche qualche errore di troppo. Ha pagato più degli altri le condizioni avverse ma ha, parimenti, lottato con ardore. Sufficienza sfiorata ma non raggiunta appieno.
PASCALI 7+ (Veemente): Gioca una grande partita. Tra i migliori in assoluto del Cosenza. Argina con grinta, carattere e mestiere il temibile attacco leccese. Di testa le prende tutte e natru pocu signava puru. Un soffio di voto in meno rispetto a Bruccini e Calamai per la possibile responsabilità sul gol di Saraniti. Ma simu proprio a livello i minuzie.
CAMIGLIANO 6+ (Roccioso): Sempre sul pezzo e meticoloso su un terreno infame. Anche lui, come tutta la difesa, regge benissimo e, anzi, annulla gli attaccanti giallorossi. Purtroppo, deve soggiacere anche lui alla regola del favor Lecce.

CORSI 5,5 (Intermittente): Alterna ottime giocate ad errori potenzialmente letali. Ogni tanto li piglia u suannu. Quando è risbigliatu, però, dimostra di che pasta è fatto. Il suo voto ombra è comunque 8 per aver cazziato con forza ed accompagnato fuori dal campo un Ciancio in versione provocatore.
BRUCCINI 7,5 (Smoking rossoblù): È una icona di stile tipo Clark Gable ma anche giocatore sostanziale perché riesce ad abbinare al meglio qualità ed efficacia. In un centrocampo ridotto ad acquitrino, sembra danzare per quanto è raffinato e fa girare la squadra alla perfezione aprendo armoniosamente il gioco sulle fasce. L’unico appunto che sento di fare è quello che dovrebbe cercare, soprattutto in partite come quella di ieri, il tiro dalla distanza.
CALAMAI 7,5 (Sovraumano): A partita è finita aiari ari deci e iddru sta ancora fujiannu. Arriva sempre primo nei contrasti e va a caccia delle seconde palle. Recupera e riparte, offrendo sempre una soluzione razionale tanto in fase difensiva quanto in fase offensiva. Pazzesco. Ma è un essere umano o un alieno?
D’ORAZIO 6+ (Propositivo): Dà tutto se stesso fino alla fine. È tornato ai suoi livelli dopo un periodo di fisiologico appannamento. La sua tecnica gli consente di addomesticare palloni difficili e scorbutici e di calibrare bene i cross su un campo infausto. Purtroppo, mmianzu all’area simu fumosi e leggeri.
OKEREKE 5,5 (Caliginoso): Sembra andar forte nel primo tempo. Prova a mettere pressione alla retroguardia leccese. È consapevole che con la sua impetuosa velocità può spaccare la partita. Tuttavia, alla fine si dimostra poco concreto in prossimità dell’area di rigore avversaria e quindi esce anzitempo e si va spacca na fresa.
PEREZ [TIRO = chini l’ha vistu tirà?; POTENZA = 8,5; TECNICA = 6; COLPO DI TESTA = 5,5; SENSO DEL GOL = in che senso?]: Sulla base delle magnifiche supersfide tra i bomber anni ’90 offerte dal programma “Guida al campionato”, ho deciso di parcellizzare il voto di Perez. Mi sembra il modo migliore per un giudizio di merito. Cussì, magari, i spiarti c’offendanu cu odio e dispezzo, come profili social fake o come rappresentanti della società, s’ammutanu pi na vota. P.S.: i voti si riferiscono alla partita di ieri; le voci sono state prese da una memorabile supersfida Vieri vs Batistuta.
TUTINO 6+ (Individualista): Gioca una partita di sudore, subisce un evidentissimo fallo da rigore e va vicinissimo al gol con una acrobazia da album di figurine Panini. Deve migliorare però nella costruzione corale delle palle gol: cincischia troppo nel servire adeguatamente i compagni negli ultimi 20 metri, provando improbabili soluzioni personali.

DALLA PANCHINA
BACLET 5,5 (Insufficiente): Non incide per come avrebbe dovuto. In ogni sua pagella campeggia la scritta “è sempre nterra”. Se fosse Dante a scrivere la sua pagella, prenderebbe spunto dal celebre passo di chiusura del V Canto dell’Inferno: “[…] e caddi come corpo morto cade”.
TROVATO 6- (Diligente): Entra in una fase della gara in cui il Cosenza, palesemente in debito di ossigeno, si era abbassato troppo e concedeva campo al Lecce. Capisce subito l’andazzo ed è bravo a deporre il fioretto per indossare l’elmetto, necessario per la battaglia di logoramento in trincea.
MUNGO s.v.
All. OCCHIUZZI 6+ (Battezzato): Sostituisce degnamente mister Braglia, dimostrando carisma e qualità da condottiero. Che si può dire sulla partita di ieri? Pe prima cosa va segnalato che l’arbitro (la terna in generale) ha fatto capire fin da subito quale sarebbe stato l’andazzo. Ha marchiato il campo cumu nu cane ca fa a pisciateddra sutta n’alberu, mettendo ex ante le cose in chiaro: u Cusenza in area leccese un ci pò arrivà. Quindi, conduzione arbitrale a senso unico e rigorosa applicazione del principio in dubio pro Lecce, emersa in tutta la sua evidenza in una situazione borderline come quella del gol di Saraniti.
Alzi la mano chi, a velocità normale, unn’ha vistu l’attaccante salentino almeno dua metri in fuorigioco. In queste circostanze, rispetto alle quali mancu a moviola chiariscia si è gol valido o meno, gli arbitri, siccome esseri umani, decidono secondo culo (e tenanu u 50 e 50 di ncarrà o di faglià a decisione), oppure secondo corna. Considerando che lo stile arbitrale spudoratamente in favore del Lecce è venuto fuori immediatamente, facimuni dua cunti. Oltre all’arbitraggio scandaloso, non si può non tenere conto del fatto che il Cosenza ha fatto una partita maiuscola in fase difensiva, con difensori e centrocampisti in forma smagliante, ma si è poi perso inesorabilmente nei pressi dell’area di rigore avversaria.
Il Cosenza non riesce ad incidere in fase offensiva. È un vizio che si porta dietro dall’inizio del campionato. Un pò per scarsa vena realizzativa e pò per sfortuna (mica nua simu culuti cumu u Renne ca signa sempre pi grazia du Signure: a palla para telecomandata e trasa sula), il dato è inconfutabile. La sfida per Braglia è quella di trovare il bandolo della matassa in fase offensiva per arrivare nel migliore dei modi a giocarsi i play off. Sono certo che ci riuscirà. Ma prima c’amu arrivà a si play off. Dobbiamo vincere!
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