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Tragedia di Monongah, San Giovanni in Fiore firma il Patto di Amicizia con i Comuni molisani

Lo scorso venerdì 28 febbraio, la Sindaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, ha firmato a Torella del Sannio (Campobasso) il Patto di Amicizia con i Comuni molisani che, come la stessa città calabrese, hanno vissuto la tragedia di Monongah (West Virginia), del 6 dicembre 1907.

Tragedia di Monongah, San Giovanni in Fiore firma il Patto di Amicizia con i Comuni molisani

Ne ha dato notizia proprio Succurro, che ha precisato: «Con Gianni Meffe, Sindaco di Torella del Sannio, e insieme ai sindaci di Bagnoli del Trigno, Duronia, Fossalto, Frosolone, Pietracatella e Vastogirardi, abbiamo sottoscritto questo importante documento per mantenere viva la memoria di quel disastro minerario e per avviare una collaborazione con i nostri Comuni, valorizzare assieme i nostri territori e sviluppare il turismo delle radici».

«A Monongah – ha ricordato la Sindaca Succurro – San Giovanni in Fiore perse oltre 30 minatori, ma lo storico sangiovannese Vincenzo Gentile ci ripete che le vittime locali furono di più. Sono felice della sottoscrizione definitiva del Patto di Amicizia, perché con il Sindaco Meffe l’anno scorso ci eravamo trovati a San Giovanni in Fiore, in occasione della Settimana del turismo delle radici e del Festival del costume tradizionale calabrese, a discutere di questo Patto e a porre le basi di questa intesa, che ha un ulteriore obiettivo: rilanciare le aree interne del Mezzogiorno, anche con scambi culturali con il West Virginia, con cui le nostre comunità sono già in ottimi rapporti.  Non dimentichiamo la storia di emigrazione dei nostri territori, il sacrificio dei minatori e di tutti i lavoratori della nostra terra. Alimentiamo la memoria e la generosità che ci accomuna, guardando al futuro – ha concluso Succurro – con intelligenza, coraggio e volontà di cambiamento».

Discorso della Sindaca Succurro per la firma del Patto di Amicizia

Cari colleghi sindaci, autorità e cittadini di Torella del Sannio, di Bagnoli del Trigno, Duronia, Fossalto, Frosolone, Pietracatella, Vastogirardi e San Giovanni in Fiore,

oggi ci ritroviamo insieme per un’iniziativa di grande significato: la firma definitiva del Patto di Amicizia tra i nostri Comuni, uniti da una storia di enorme valore umano, da un legame di sangue e da una memoria dolorosa.

Quello di oggi è allora un gesto simbolico, ma concreto, che rafforza il filo invisibile che da sempre ci lega.

Monongah è n nome per troppo tempo rimasto ai margini della storia ufficiale, ma che per le nostre comunità rappresenta molto più di una località lontana. È il luogo di una tragedia che ha segnato intere generazioni, un nome che evoca sacrificio, lacrime, ingiustizia, ma anche resilienza e speranza.

Il 6 dicembre 1907, nelle viscere della terra, nelle miniere 6 e 8 della Fairmont Coal Company, oltre 350 minatori persero la vita in una delle più gravi sciagure della storia del lavoro. Molti di loro erano figli delle nostre terre, emigrati con la speranza di garantire un futuro migliore alle loro famiglie.

Quei minatori lavoravano in condizioni durissime, spinti solo dalla necessità di sopravvivere. Erano uomini semplici, padri, mariti, figli. Avevano lasciato le loro case, i loro affetti, i loro paesi natii con la promessa, spesso non mantenuta, di un domani più sereno.

Il loro sacrificio non si fermò con la loro morte: molte famiglie rimasero senza una guida, senza sostegno, senza risposte. Vedove e orfani furono lasciati nell’abbandono più totale, dimenticati dalle istituzioni e dalla società.

Per troppo tempo, Monongah è stata una storia negata, taciuta. Per decenni, il silenzio ha avvolto le vite spezzate in quella miniera maledetta. Ma oggi siamo qui, anche per questo: per ribadire che la memoria di quei sacrifici non può svanire. Oggi rendiamo giustizia a quegli uomini e alle loro famiglie.

Consentitemi: un grande merito, in questa operazione di recupero della verità, va dato anche a Vincenzo Gentile, storico originario di San Giovanni in Fiore, che con dedizione e ricerca ha permesso di riportare alla luce le reali condizioni in cui quei minatori lavoravano e vivevano, il destino delle loro famiglie, il prezzo di sangue pagato dalle nostre comunità. Le sue indagini hanno colto la portata della tragedia umana di Monongah; hanno mostrato come quell’evento abbia segnato profondamente la nostra storia collettiva.

Tuttavia, la tragedia di Monongah non appartiene soltanto al passato. Ci parla ancora oggi, ci interroga. Ci chiede di riflettere sul destino dei migranti di ieri e di oggi, sulle condizioni di lavoro che in molte parti del mondo restano disumane, sui diritti calpestati in nome del profitto.

Papa Francesco, cui siamo vicini in questo momento delicato, ci esorta a non distogliere lo sguardo da queste ingiustizie. Il Pontefice ha infatti detto: «Dobbiamo promuovere una cultura sociale e politica che protegga i diritti e la dignità dei migranti».

Monongah ci ricorda che l’Italia è stata terra di emigrazione, di partenze sofferte, di famiglie spezzate. I nostri nonni e i nostri padri hanno conosciuto il dolore di lasciare la propria casa senza sapere se mai sarebbero tornati. Hanno patito la fatica, lo sfruttamento, la solitudine, ma hanno lavorato senza sosta per dare un futuro ai loro figli. Quei figli siamo noi.

Con la firma di questo Patto di Amicizia, non ricordiamo il passato e poniamo le basi per un futuro di collaborazione. I nostri Comuni condividono una storia, ma anche una missione: custodire la memoria e trasformarla in impegno, come già avevamo fatto l’anno scorso, quando il sindaco di Torella del Sannio, Gianni Meffe, venne a San Giovanni in Fiore in occasione dell’avvio di questo percorso di amicizia e del Festival del costume tradizionale calabrese, che si tiene proprio nella città che rappresento.

Grazie di cuore al sindaco Meffe, che con passione e determinazione ha voluto mantenere vivo e concretizzare questo percorso di ricordo e unità.

Grazie di cuore a tutti i sindaci presenti, che con la loro adesione a questo Patto dimostrano che la memoria è un dovere e un valore che ci unisce.

Grazie di cuore alle nostre comunità, che con orgoglio portano avanti l’eredità di chi ha sofferto per garantire un domani migliore ai propri figli.

Che la memoria di Monongah ci accompagni sempre, come monito, come responsabilità, come speranza.

Grazie di cuore a tutti voi.

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