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Trent’anni di Savuto Calcio, il manifesto di Greco: “Prima il bambino, poi il calciatore”

La storica scuola calcio lancia un appello sincero al territorio e alle famiglie: «Basta vendere illusioni di carriere precoci ai più piccoli, lasciamoli giocare».

Da circa trent’anni il Savuto Calcio è presente sul territorio. Trent’anni di calcio, di bambini, di famiglie, di sacrifici e soprattutto di socialità e aggregazione.

Trent’anni durante i quali abbiamo scelto di costruire qualcosa di concreto: una scuola calcio che fosse prima di tutto una comunità, un punto di riferimento per i ragazzi e per le famiglie, un luogo dove crescere insieme attraverso lo sport.

Non abbiamo mai pensato che il valore di un bambino si misurasse attraverso una classifica, un risultato, una convocazione o una promessa.

Perché diciamolo chiaramente: a un bambino non servono promesse. Serve un pallone, un campo, degli amici e la libertà di divertirsi.

Oggi, purtroppo, assistiamo sempre più spesso a una sorta di corsa alle promesse. Si parla a bambini ancora piccoli di grandi carriere, di percorsi straordinari, di opportunità irripetibili, di futuro assicurato. Si alimentano sogni e aspettative come se il destino sportivo di un bambino potesse essere deciso a pochi anni di età.

Noi del Savuto Calcio abbiamo un’altra idea.

Non vendiamo illusioni. Costruiamo percorsi.

Non promettiamo a un bambino che diventerà un campione. Gli promettiamo qualcosa di molto più importante: che avrà la possibilità di divertirsi, imparare, crescere e stare bene insieme ai suoi compagni.

Perché il calcio giovanile non dovrebbe essere una vetrina per gli adulti.
Dovrebbe essere il mondo dei bambini.

E allora diciamolo anche ai genitori, con la massima sincerità: diffidate di chi promette troppo. Diffidate di chi vi racconta che vostro figlio è già destinato a grandi traguardi. Diffidate di chi trasforma il gioco di un bambino in una competizione tra società, allenatori e famiglie.

Un bambino non ha bisogno di sentirsi dire che deve arrivare prima degli altri.

Ha bisogno di sentirsi dire: “Vai, divertiti.”

Se un giorno emergerà un talento particolare, se arriveranno capacità, passione e maturità per affrontare un percorso diverso, allora sarà il momento di fare un passo avanti. E saremo noi stessi i primi a riconoscerlo e ad accompagnarlo.

Ma quel momento, eventualmente, verrà dopo.

Adesso lasciamoli giocare.
Lasciamoli sbagliare.
Lasciamoli correre.
Lasciamoli ridere.
Lasciamoli essere bambini.

Il Savuto Calcio, dopo circa trent’anni di presenza sul territorio, sa bene che il vero successo di una scuola calcio non è soltanto quanti trofei vengono messi in bacheca.

Il vero successo è vedere ragazzi che tornano volentieri al campo. È vedere amicizie nascere. È vedere famiglie incontrarsi. È sapere di aver contribuito alla crescita di una comunità.

Questo è il nostro calcio.

Un calcio che non ha bisogno di slogan altisonanti, di promesse miracolose o di illusioni da vendere.

Abbiamo la nostra storia, il nostro territorio e soprattutto trent’anni di presenza concreta.

E continueremo a difendere un principio semplice, ma per noi fondamentale:

Prima il bambino, poi il calciatore.

Perché i campioni, forse, verranno.

Distinti Saluti 

Francesco Greco 

Ma l’infanzia non torna più.

Soccer player action on the stadium
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