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Cosenza-Casarano

Triplice fischio per Guarascio: pronti a diventare tutti presidente del Cosenza Calcio?

Dalle macerie di un Marulla abbandonato al sogno dell’azionariato popolare: quali le soluzioni per un futuro ancora incerto? L’azionarato popolare è solo follia?

Cosenza 1- Casarano 5. Inizio con i numeri e con un risultato secco 1-5. La gente esce dallo stadio stordita già al 1-4.

Tifosi con il capo chino che ritornano a casa attraversando la folla dei “coerenti”. Di tutti quei tifosi che sono rimasti fuori lo stadio perché non riconoscono più il loro Cosenza nelle mani di un presidente non amato. Sono facce spaesate, il Cosenza calcio ieri sera è morto. Senza speranze, in ginocchio e con un futuro incerto.

Troppo incerto anche perchè questa società non ha più l’amore per uno stadio fatto trovare in pratica con l’immondizia sui sediolini. Ed è questa la scena che ho fotografato in tribuna b scoperta.

Non ho voluto chiedere l’accredito della tribuna stampa per cercare di capire dall’interno di una tribuna popolare quella tifoseria che nonostante tutto ha preferito entrare. Ma niente, alla fine della partita eccola la tifoseria ferita, umiliata, distrutta che non si capacita di un Cosenza che nonostante il vantaggio non ha mai giocato la palla con precisione, con qualità, con autorità. Niente. Fuori da tutto: campionato finito, società a pezzi.

Come quei sediolini che segnalano un passaggio chiaro che è quello della grande mancanza d’amore verso quello stadio che prima di un match va pulito. E qui non è più questione del “Guarascio vattene”, ma del “ Guarascio perché vuoi restare così?”.

Così senza passione, senza la grande voglia, senza un progetto preciso, senza una visione, restare così alla “viva il parroco”. Eppure anche ieri il tifoso ha sperato fino alla fine. Perché la possibilità di vincere otto partite per ritornare in B ci poteva pure essere, ma di certo quel vivere alla giornata è diventato insopportabile.

E bisogna dare ragione a tutti quei tifosi che coraggiosamente hanno mantenuto la schiena diritta e non sono più voluti entrare in una casa che in fondo era la loro casa. Perché senza tifosi, senza colore e con il silenzio assordante non è più festa, calcio, fantasia, non è più niente.

E di questo Guarascio ora ne deve prendere atto e portare le chiavi del Marulla al sindaco di Cosenza. E affidarsi a lui o magari ai vari presidenti degli ordini professionali per cercare di trovare una soluzione per risollevare una squadra di calcio che rappresenta non solo il pallone, ma una vita sociale.

L’idea di un azionariato popolare con 100 euro a testa di partenza sembra una idea folle, ma adesso bisogna ripartire dal basso. Perché quando si canta il “ Cosenza siamo noi” bisogna passare anche ai fatti.

E i fatti sono un minimo di contributo economico per diventare tutti presidente di una squadra che deve ritornare apprezzata, stimata e forte. “Perché il Cosenza siamo noi…”.

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