Un pallone, un gruppo di amici e un campetto in terra battuta: sono questi da sempre, gli elementi distintivi che i tifosi, quelli veri, conservano nel loro cuore.
Poi un po’ più in la, magari su dei gradoni similari a spalti improvvisati, una manciata di ragazzi che incitano a gran voce i loro stessi compagni a mettere in porta quel pallone tondo. Come la vita. Che si raggomitola in un cerchio perfetto. Perché se anche l’esistenza di ognuno di noi non sempre lo è, il senso d’appartenenza e la fede calcistica, non potrà mai sporcare il tifo sincero e verace che da sempre contraddistingue il mondo del calcio.
Sicchè a nulla valgono quegli abbonamenti fatti alla pay tv, se poi non v’è presenza allo stadio. È questo il mantra che un gruppo nutrito di persone, provenienti da ogni fede calcistica, ha voluto dar seguito creando un gruppo Facebook chiamato ‘il CALCIO ai TIFOSI’.
Fra gli amministratori l’avv. Antonio Pallo e il dott. Antonello Aprile, i quali scrivono: ‘Questa community è nata per fare fronte comune contro questo sistema calcio che è sempre più lontano dalle nostre passioni. Nel gruppo, dunque, non esisterà alcun campanilismo. Tutti uniti verso il fine comune! Il calcio è ancora uno sport? Tifosi ribelliamoci! Neanche questa grave emergenza sanitaria ha fatto capire che la vera risorsa sono proprio i tifosi, ovvero coloro i quali “finanziano” l’intero sistema con la loro presenza negli stadi o con gli abbonamenti tv.
Il sistema calcio, però, ci ha completamente ignorati, pensando di ripararsi dai contagi con un campionato ancora lontano dalla fine e da svolgere a porte chiuse. E noi tifosi? (..) I campionati devono finire, così come sono stati tardivamente interrotti. Non esiste il calcio senza tifosi. E, cosa ancora più importante, esiste in questo momento prima la tutela della vita delle persone e poi un pallone che rotola! All’indomani di questa emergenza il calcio dovrà tornare ad essere dei TIFOSI… o di nessuno.’
Alla luce di quanto letto e affermato finora dai capi della FIGC, ci chiediamo quanto realmente questa pandemia abbia insegnato agli uomini. Ci piacerebbe poter sostenere che il business, che muove l’interesse di alcuni, non macchierà ulteriormente gli animi di tutti, ultras e gente comune, che ancora custodiscono un sogno chiamato CALCIO. Le partite devono essere corredate da un pubblico caldo e desideroso di urlare: perché se la ‘domenica è du pallù’ (anche se ormai quegli stessi interessi hanno introdotto sabati, lunedì e venerdì), è altrettanto assodato che ‘non c’è pallù senza tifosi’.
D’altronde, non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio.
(Albert Camus)
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