Lo Stato può utilizzare la forza, insita nella sanzione penale, per tutelare un interesse ritenuto il “bene” di un uomo, se quest’uomo pensa invece che sia un “male”? Si può utilizzare la forza contro una persona se le sue scelte libere non offendono altri? Sono questi i temi dell’incontro di studio dal titolo “La ‘mia’ morte – L’eutanasia tra diritto e letteratura”, in calendario per lunedì 29 aprile, alle ore 16 – aula Hera (cubo 18b – 2° piano), organizzato dalla cattedra di diritto penale con il patrocinio dei Dipartimenti di Scienze aziendali e giuridiche e di Culture educazione e società, dell’Università della Calabria.

A coordinare i lavori, dopo i saluti introduttivi del direttore del DiCES, Prof. Roberto Guarasci, sarà Mario Caterini, professore associato di diritto penale nell’Unical. La lectio magistralis sarà tenuta da Lucia Risicato, ordinario di Diritto penale all’Università di Messina. Seguiranno gli interventi di Maria D’Arienzo, ordinario di Diritto ecclesiastico all’Università Federico II di Napoli; Monica Lanzillotta, aggregato di Letteratura italiana contemporanea nell’Unical; Marco Marchese, del direttivo nazionale dell’associazione “certi diritti”; Giovanni Nicotera, già direttore dell’unità di terapia del dolore dell’Istituto di ricerca Inrca di Cosenza. Si discuterà delle possibili visioni oggettive e assolute ovvero soggettive e relative del “proprio bene”, nonché delle forme di ‘disubbidienza’ civica utili ad avvicinare la legalità alla legittimità costituzionale, come nel cosiddetto caso Cappato per la morte di Fabiano Antoniani (Dj Fabo). Durante l’incontro è prevista la presentazione del libro di “G” “La mia morte”, per i tipi di Tempesta editore, 2019.
«Il momento peggiore – si legge nella quarta di copertina del volume – è il risveglio. La prima cosa che pensi è: Maledizione! Sono ancora vivo! È terribile acquisire nuovamente, ogni giorno, consapevolezza del tuo stato di prigioniero del tuo stesso corpo, sepolto nella tua propria viva carne, incatenato dalla tua malattia: il morbo di Parkinson. Peggio ancora inchiodato a questa vita senza possibilità di fuga dalla crudeltà della confraternita dei sadici, indifferenti al fatto che essere sepolto vivo è senza dubbio la paura più estrema in cui possa incorrere un uomo». G, il protagonista del romanzo è anche il suo autore, un parkinsoniano di mezza età che, coraggiosamente, per mezzo della creazione letteraria ha scelto di raccontare il decorso di una malattia che gli ha imposto di cambiare radicalmente stile di vita. La mia morte è un romanzo spietato e sincero, lirico e commovente che non ha bisogno di alcuna presenza autoriale in quanto può raggiungere autonomamente il pubblico a cui è destinato.
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