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Vent’anni fa Aurelio De Laurentiis acquistava il Napoli

Spinto dagli investimenti sportivi di Rupert Murdoch e probabilmente anche dal ricordo del padre tifoso originario di Torre Annunziata. Pagò 32 milioni di euro per un pezzo di carta. Non erano rimasti più uffici, calciatori, centri sportivi. Tutto era stato spazzato via dal fallimento. Prima di lui l’imprenditore alberghiero Salvatore Naldi aveva provato a salvare il salvabile rischiando di svendere tutta la sua fortuna.

Aurelio De Laurentiis acquistava il Napoli

De Laurentiis entrò in scena alla fine di una calda estate che aveva visto innumerevoli millantatori proporsi al tribunale fallimentare. Gaucci, De Luca, si parlò persino di Briatore. Soltanto Pozzo fece un’offerta quasi soddisfacente. Poi venne la volta di ADL. Già nel 1999 provò a comprare la squadra partenopea con l’aiuto di Roberto Fiore, ma la proposta che fece a Ferlaino di rilevare il marchio era fuori le logiche del calcio. Cinque anni dopo ci riuscì. E chiamò al suo fianco Pierpaolo Marino da Udine, il direttore generale del primo scudetto. Durante la conferenza stampa di presentazione Aurelio disse:” Non è importante vincere, è importante costruire “. È impressionante oggi pensare che durante il primo ritiro di Paestum c’era soltanto un pallone sgonfio, per giunta della Lazio. Inoltre la denominazione ufficiale di ” Società Sportiva Calcio Napoli ” tornò solo nel 2006 al ritorno in serie cadetta. In serie C fu ” Napoli Soccer “.

Quasi per suggellare l’inizio di una nuova era e per fare intendere che nella rifondazione era nato un qualcosa di veramente nuovo. De Laurentiis è sempre stato unito con la piazza da un rapporto di odio e amore. I fischi a Dimaro e la portata in trionfo dopo il 5-1 alla Juventus ne sono il massimo esempio. Certo, nel corso degli anni si è lasciato andare ad alcune affermazioni che avrebbero fatto infastidire qualsiasi tifoseria: ” Ma che cazzo avete vinto a Napoli ” ? ” Prima di me stavate nella merda “. Ma si deve anche ammettere che in vent’anni ha saputo riportare una società fallita in alto portandola a vincere il terzo scudetto della sua storia con bilanci attivi e nove partecipazioni in Champions League. Nei periodi infelici lo chiamano ” Pappone ” o ” Magnaccio “, in quelli felici ” Grande presidente ” .

Forse l’anno dopo il tricolore ha peccato di presunzione e l’ha pagato passando da primo a decimo. In questa annata però ha portato all’ombra del Vesuvio nientepocodimeno che Antonio Conte spendendo tra staff e acquisti 150 milioni. Chissà se aspetta il quarto per vendere. Fatto sta che Aurelio oggi festeggia il suo ventennale, e rispetto a Lauro e Ferlaino, è ancora nu guaglione.

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