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Marco Ghionna

Viabilità a Rende, Ghionna: “Il traffico dimostra il fallimento di un metodo di governo”

Il leader del movimento “Futuro” analizza le critiche su incroci e code nell’oltre Campagnano. Sotto accusa l’approccio autoreferenziale delle scelte viarie: “La realtà ha presentato il conto”.

Sulla viabilità di Rende si è detto molto. Cittadini, associazioni, commercianti e forze politiche hanno evidenziato criticità, avanzato osservazioni e discusso delle singole scelte.

Sono elementi importanti. Ma crediamo che oggi sia necessario andare oltre.

Perché il problema non è più la singola rotatoria, il semaforo, il senso di marcia o l’incrocio. La viabilità sta semplicemente rendendo evidente, forse più di qualsiasi altro tema, il limite di un metodo di governo.

Un metodo che, a nostro giudizio, appare troppo spesso autoreferenziale: si decide dentro un perimetro decisionale ridotto quasi alla convinzione di una sola persona, con la presunzione che la propria convinzione sia già sufficiente a rendere giusta una scelta; il confronto arriva dopo, quando arriva, e la disponibilità a rimettere in discussione quanto deciso diventa estremamente difficile.

Sulla viabilità questo meccanismo è semplicemente più evidente perché la realtà presenta il conto immediatamente.

Si cambia un senso di marcia, si elimina una rotatoria, se ne realizza un’altra, si modificano percorsi e flussi. Poi quelle decisioni escono dagli uffici e incontrano la città vera: migliaia di persone, scuole, attività commerciali, quartieri, lavoratori e collegamenti che ogni giorno attraversano Rende e l’intera area urbana.

Ed è lì che finisce la teoria.

Perché la realtà urbana non si piega alle convinzioni di chi amministra. Sono le decisioni amministrative che devono superare la prova della realtà.

Quando questo non accade, un’Amministrazione dovrebbe avere la capacità di verificarne le ragioni, ascoltare, correggere e, se necessario, tornare sui propri passi.

È esattamente questa capacità che oggi mettiamo in discussione.

Non riteniamo grave che chi governa possa sbagliare una decisione. Governare significa scegliere e ogni scelta può produrre risultati diversi da quelli immaginati.

Il problema nasce quando diventa quasi impossibile ammettere che una scelta non abbia funzionato. Quando la decisione diventa una questione di principio e la narrazione serve più a difenderla che a verificarne gli effetti.

È qui che il decisionismo rischia di trasformarsi in supponenza istituzionale.

E la viabilità ne è oggi la rappresentazione più evidente.

Nelle ore di punta attraversare Rende da una parte all’altra e, più complessivamente, muoversi nell’area urbana può trasformare pochi chilometri in un percorso estenuante. In alcuni momenti sembra quasi di affrontare una grande arteria metropolitana.

Ma Rende non è Roma.

E se percorrere pochi chilometri diventa paragonabile, nelle difficoltà quotidiane, all’attraversamento di grandi sistemi urbani, non possiamo continuare a fermarci alla discussione sull’ennesimo incrocio.

Dobbiamo chiederci come vengono prese le decisioni.

Da Settimo verso Cosenza, passando attraverso Quattromiglia, Roges e Sant’Agostino, chi si sposta ogni giorno non vive territori amministrativi separati.

Vive una sola città reale.

Ed è questa città reale, non quella immaginata sulla carta, che deve diventare il metro di giudizio delle scelte.

Per questo riteniamo che la questione vada molto oltre il traffico.

La viabilità è diventata la cartina di tornasole di un metodo: si decide prima, si spiega dopo e si corregge con enorme difficoltà.

Un metodo nel quale il confronto rischia di essere considerato un ostacolo anziché uno strumento per assumere decisioni migliori; la critica viene interpretata come contrapposizione; riconoscere un errore rischia di essere vissuto come una diminuzione dell’autorevolezza.

Noi pensiamo l’esatto contrario.

Confrontarsi prima significa governare meglio. Verificare dopo significa amministrare seriamente. Correggersi quando i risultati lo richiedono significa avere autorevolezza, non perderla.

È questa la questione politica che vogliamo porre.

Non intendiamo partecipare alla gara su chi abbia individuato per primo una rotatoria sbagliata o un semaforo inefficace. Sono problemi reali e le osservazioni avanzate in questi mesi meritano attenzione.

Ma oggi bisogna guardare più in alto.

Il punto non è più soltanto cosa si decide. È come si decide.

Perché un metodo fondato sull’autoconvinzione della bontà delle proprie scelte, impermeabile al confronto e poco disponibile alla verifica, inevitabilmente prima o poi incontra la realtà.

E quando accade, nessuna narrazione può sostituire l’esperienza quotidiana delle persone.

Chi è fermo nel traffico non ha bisogno che gli venga raccontato che la mobilità è migliorata.

La città reale smentisce da sola la città raccontata.

Per questo sulla viabilità il nostro giudizio è ormai politico prima ancora che tecnico.

È fallito un metodo.

E la viabilità è semplicemente il punto nel quale quel fallimento è diventato più evidente.

Rende non ha bisogno soltanto di correggere il traffico. Ha bisogno di correggere il modo in cui vengono assunte, verificate e, quando necessario, cambiate le decisioni.

Perché decidere non significa avere ragione.

Governare significa avere anche la capacità di riconoscere quando non la si ha.

Marco Ghionna
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