Ieri sera e fino a notte inoltrata, il popolare servizio di messaggistica istantanea WhatsApp è saltato lasciando al “buio” milioni di utenti
La sera del 03/05/2017 verrà ricordata per molto tempo: alle ore 22.00 la popolazione mondiale viene colpita dal blocco di WhatsApp, ossia milioni di utenti collegati con la più diffusa applicazione di messaggistica istantanea si trovano costretti a distogliere lo sguardo dal proprio smartphone allorchè si rendono conto che la stessa applicazione è andata in pappa… bloccata… il nulla cosmico… “e ora?”.

Nel giro di pochi secondi aumentano in maniera vertiginosa le imprecazioni… è un imprecare collettivo; si diffonde il panico tra chi doveva mandare la foto della proprio cena, chi doveva mettere a letto il proprio partner, chi aspettava una risposta importante e chi per un motivo o per un altro fa un uso sconsiderato dell’applicazione.
Vengono valutate varie ipotesi… intanto si cerca di mettere in moto il cervello imbambolato da ore e ore continue di chat no-stop; si cerca di approntare un piano per quello che al momento rappresenta la peggiore delle calamità che si potessero abbattere sul mondo: qualcuno pensa che si stia materializzando la fine del mondo, qualcun altro attribuisce l’attacco informatico come il peggiore attentato che l’Isis potesse fare al mondo occidentale; qualcun’altro si arma di tuta e armi tipo Will Smith e prova a uscire per strada sfruttando il buio per evitare di incontrare bestie feroci come quelle nel film “Io sono Leggenda” … lentamente la gente accorre in strada come in un piano di evacuazione studiato in casi di terremoti.
Ognuno ha in mano il prezioso strumento: lo smartphone e una volta rotti gli indugi qualcuno prova a chiedere al proprio vicino, con una lieve punta di imbarazzo: “Ma ho finito i 635 giga mensili o anche tu hai problemi con WhatsApp?”.
Qualcuno più snob risponde “Non saprei… io uso solo Messenger di Facebook” e quella risposta accendeva una lampadina al chattatore incallito. Nel giro di pochi secondi tutti prendono d’assalto il manuale d’istruzione della chat di Facebook. Visto il lungo perdurare delle operazioni qualcuno comincia a manifestare stati di ansia, si assumono sguardi tipo faccine usate nella chat, la gente non risponde a voce ma usa il pollice su e il pollice giù; addirittura qualcuno per essere più credibile si dipinge per tutto il corpo di giallo proprio come gli smile di whatsApp.
Nel frattempo i più piccoli fanno gli aggiornamenti ai più anziani. Qualcuno inizia a scaricare muletti sostitutivi tipo Telegram ma non hanno lo stesso appeal. Qualcuno che si pavoneggia del fatto che la sua chat non è bloccata, viene circondato e fatto oggetto di violenze mentre lo smartphone passa di mano in mano.
Nel frattempo su facebook appaiono i primi stati di disperazione: “Ragazzi non mi va WhatsApp, io sto bene e spero di riprendermi presto da questo shock”, “Per i partecipanti del gruppo del calcetto: visto lo stato di calamità inviterei tutti a rimandare gli sfottò a domani ammesso che si ripristini WhatsApp”. Pare che Corea e Stati Uniti ieri avessero iniziato a parlarsi civilmente con un messaggino mandato da Trump con whatsApp e a causa del blocco è saltato tutto.
Qualcosa di simile a quello che è successo ieri è capitato qualche anno fa allorchè andò in tilt la chat di facebook. Anche lì ci furono scene apocalittiche. Ieri sera mi trovavo a cena fuori, non sapevo di ciò che stava accadendo ma quello che mi stupiva è che per la prima volta dopo tempo le persone sedute a cenare non armeggiavano con gli smartphone ma dialogavano con l’interlocutore che avevano di fronte.
Spesso mi capita di osservare intere comitive di ragazzi che escono assieme ma poi passano la serata a messaggiare con persone non presenti e senza scambiare una parola con i presenti. Quando capitano episodi come quelli di ieri sera mi viene da pensare che forse ci stiamo affidando troppo alla tecnologia, tralasciando cose ben più importanti che ci dovrebbero arricchire: osservare con i propri occhi, parlare con la propria bocca e condividere di persona con altre persone la bellezza del mondo che ci circonda.
Ci nascondiamo sempre più dietro a un monitor e solchiamo il mondo con dei gesti che anziché abbattere le distanze tendono a allungarle. E poco importa se posso parlare con qualcuno che si trova dall’altra parte del mondo se non riesco a rapportarmi con quella parte di mondo che vive intorno a me.
Abbiamo perso il gusto di compiere dei gesti: leggere un libro, fare una passeggiata, giocare con gli amici a pallone, e persino litigare … perché anche lì hanno inventato l’applicazione che manda una persona a quel paese al posto tuo.
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